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I diari segreti di una quattordicenne di provincia

Gennaio 20th, 2010

Sabato sera. Salerno centro. Corso affollato. Feltrinelli
“Lascia dormire il futuro come merita. Se lo svegli prima del tempo otterrai un presente assonnato”. Nel pieno di un piccio biologico incido questa frase nel lobo frontale.
Martedì sera. Piano di Sorrento. Casa materna.
“Mi vorrei tagliare i capelli” penso distrattamente, come quei pensieri che vengono mentre ti fai lo shampoo tra “dovrei dimagrire tre chili entro maggio” e “domani che mi metto”? Poi mi ricordo che quando avevo intorno ai 15 anni, chissà per quale ragione, era convinta che dopo i 30 i capelli andassero tagliati quantomeno per sopra le spalle per non sembrare dietro liceo avanti museo. A 15 anni forse pensavo che a 30 si fosse già museo. Ovvio, non avevo 30 anni a 15 anni. Poi mi sono ricordata con un moto di orrore che intorno a quella infame età scrissi un diario rivolta a me stessa a 30 anni “Camilla da grande” mi invocavo in un cantami o musa. Metto in posa la crema dopo shampoo, accosto la sedia alla libreria e tiro giù uno a uno i quattro scatoloni della mia produzione analogica fino a trovare l’incriminato. Piccolo, con la copertina di tela. Read the rest of this entry »

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Calendar post 010

Gennaio 4th, 2010

L’anno nuovo per me comincia sempre il primo lunedì di gennaio. A parte se il 1 gennaio è di lunedì. Il primo gennaio è sempre la giornata della pancia gonfia, del “da domani dieta”, dei capelli che puzzano di fumo e gli occhi stanchi. Il primo gennaio vieni trascinata a forza all’ennesimo pranzo di famiglia e la sera sorseggi tisana al finocchietto giurando a te stessa che non mangerai carboidrati fino al secondo trimestre. Non è un giorno reale. Il giorno dopo il primo gennaio fai le scorte di riso integrale e prometti a te stessa che il carboidrato raffinato sarà il tuo peggior nemico del 2010. E anche di tutto il decennio. Leggo nei buoni propositi dello scorso anno che mi ero ripromessa di non superare mai i 60 chili. Pesandomi la mattina del 2 gennaio la bilancia segna 56 chili e mezzo. Quando festeggerò i miei 30 anni, il 4 luglio, peserò 54 chili, quanto ne pesavo a 23. In realtà non mi sarebbe dispiaciuto festeggiarli pesando tipo 66 chili causa gravidanza o figlio appena partorito ma pazienza,c’è ancora tempo per la crema antismagliature. Mi godo il mio peso (quasi da) adolescente. Ma andiamo avanti, che se continuo altre tre righe su questa tarantella del peso, rischio di passare per un’esaurita. Tornata a casa ieri sera ho proceduto alla bonifica. Nell’anno in cui compio 30 anni ho buttato circa venticinque bracciali e braccialetti di plastica, svariate mollettine per i capelli in improbabili colori fosforescenti, una decina di collanine da bancarella pagate un euro l’una e una dozzina di cinture di plastica. Inauguro il mio terzo decennio con al dito un anello di oro e corallo e cintura di vero cuoio. Stasera passerò alle borse. Il cesto pieno di burse e burselette plasticose in simil pelliccie e in simil pelle non avrà speranze. Il terzo decennio mi avrà solo con borse di pelle appese al polso di giorno. Si salveranno solo un paio di pochette carpisa per la sera.

Stamattina in ufficio ho riempito il cestino della carta straccia ma ancora non ho avuto il coraggio di affrontare la pulizia del pc. Magari dopo pranzo.

Less is more.

(buoni propositi–> ricordarsi che non hai bisogno di 7 paia di stivali per essere felice)

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Il post sotto l’albero

Dicembre 24th, 2009

Vorrei tanto scrive un bel post di Natale lieve e malinconico come la neve che qui non cade ma resto bloccata nel letto da un raffreddore devastante e una febbretta strisciante. Col naso colante è difficile anche lasciarsi andare alla dolce malinconia.

Rileggetevi gli archivi che sono più belli

Caro Babbo Natale 2006

Il Fantasma del Natali passati- 2006

X-Mas 2007

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Dal brillocco allo spazzolino da denti (o forse il contrario?)

Dicembre 18th, 2009

Sono una ragazza degli anni 80. E come tutte le ragazze degli anni 80, a cavallo tra questi e gli anni 90 ho portato la macchinetta per tipo cinque anni. Non riesco a spiegarmi perché, ma sembra che a un certo punto dell’evoluzione umana abbiamo avuto bisogno tutti e tutte dell’apparecchio. Saranno state le radiazioni di Chernobyl, saranno state le big babol, ma fatto sta che pare abbiamo avuti tutti bisogno di ferri e contro ferri. Read the rest of this entry »

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Il brillocco. Ma anche sì.

Dicembre 14th, 2009

Amiche. Lettrici. Lurker. Compagne. Oggi vi chiedo il vostro contributo su una questione morale della più alta importanza e rilevanza in questi tempi liquidi e fluidi per non dire magmatici. Anello di fidanzamento sì o anello di fidanzamento no? E per anello di fidanzamento intendo dire proprio l’anello di fidanzamento, l’anello di oro bianco sormontato da un superbrillocco. Magari Tiffany.  O anche anellino d’argento con zirgone similbrillocco.  Dipende dalle capacità economiche del regalante, sia chiaro, non stiamo qui a guardare tanto alla caratura, quanto al simbolo. 
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Il mouse e il ferro da stiro-parte seconda

Dicembre 10th, 2009

Post-anzi dichiaravo fieramente che io, a dirla tutta, quasi quasi preferivo maneggiare il ferro da stiro anziché il mouse. Detto fatto. Evidentemente colpiti da tale fervida dichiarazione d’amore nei confronti del vituperato oggetto, la Philips mi manda un ferro da stiro da provare. Ma non un ferro da stiro normale. Un superferro da stiro ecologico autopulente e pare pure autostirante.Sistemi di stiratura si chiamano, scoprirò sul sito ufficiale

Ora, mie care amiche, devo dirvi una cosa. Io nella mia vita avrò stirato 2,5 volte. Non sono quindi il soggetto più adatto a recensire ferri da stiro, non avendo sufficienti metri di paragone.

Lascerò quindi la testimonianza a mia mamma. Cinquant’anni di esperienza in stiraggi, stiramenti e bruciature. Io al massimo vi potrei fare una recensione di un ferro arricciacapelli. Read the rest of this entry »

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Milano. Per la prima volta.

Dicembre 9th, 2009

Che meraviglia poter affermare, a trent’anni quasi suonati, “per la prima volta”…Allora lo mastico per bene e lo dico. Ieri, anzi l’altro ieri sera, per la prima volta a trent’anni suonati, ho messo piede a Milano.
E tu mi hai scritto: “Mi hai fatto una scortesia, Londra, Giappone, Milano, tutto senza me”. Hai ragione, ti ho fatto proprio una scortesia. Ma non sono andata a Brera e neanche a Corso Como. Me le sono tenute per te, per tenere qualcosa di intatto nel giro che tu mi dici sempre che mi farai fare.
Sono passata nella zona dove abiti, quella di Corso Ticinese e le Colonne di San Lorenzo dove dicono ci siano sempre tanti punkabe stia ma quando ci sono passata io c’era solo tanta pioggia e un punkabestia triste col   e un capello da cowboy.
Ora ti dico quello che mi è piaciuto di Milano. Le vetrate del Duomo. Quelle più tutte. Tetro e ogivale è l’antico palazzo dei vescovi, direbbe Dino Buzzati che il mio immaginario di Milano l’ha formato quindici anni fa nei pomeriggi opachi del ginnasio.  Mi avrebbero commosso “le staue d’oro sulle guglie che  alzano le loro spade agli ultimi raggi del Sole”. Ma purtroppo gli ultimi raggi del sole non c’erano perché c’era solo molta pioggia e pozzanghere .
Mi è piaciuta tanto la messa di Sant’Ambrogio nella Cattedrale, per l’appunto di Sant’Ambrogio col coro vestito di nero e il vescovo col capello a punta e le litanie in latino.
La fotografia più bella che non ho fatto è quella del naviglio centrale  sotto la pioggia con le lucine di Natale sopra.
Mi sono immaginata a vivere là e l’idea non è dispiaciuta.  Altra cosa sarebbe provarci a lavorare.
Le mamme mi sono sempre un po’ più nervose e urlanti e le ragazze tutte molto più magre. Le persone in generale più cordiali e calme.
Il mio unico shopping sono state cinquanta euro di decorazioni fashion per l’albero di Natale.
Ora sono sul treno di ritorno. A fianco a me due signore supersize hanno  cacciato degli enormi sfilatini di pane imbottiti di tutto e hanno cominciato a mangiare e sbriciolare in giro.
A trent’anni quasi suonati sono diventata un bel po’ più tollerante su tante cose, quello su cui non sono mai diventata più tollerante sono le persone che mangiano affianco a me in treno.

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La febbre

Novembre 8th, 2009

Fu così che una sera, senza alcun segnale premonitore se non un timido mal di gola pomeridiano, arrivò la febbre. Io sono rara alle febbri, soffro di devastanti raffreddori, ma  da queste parti oltre il 37,5 è evento raro.  Per di più non ricordo mai di aver avuto una febbre scollegata da cataste di fazzoletti ( a proposito, qualcuno fermi l’ultima campagna stampa dei Tempo Care, è un’offesa all’intelligenza delle donne, lo volevo dire. Rif: ultimi numeri di Vanity Fair). Febbre senza raffreddore. Solo brividi e dolori diffusi. Ovvio che sia influenza A.  Che bello avere una malattia trendy. Mi sento come si doveva sentire Silvia quando si ammalò di tisi o Beth quando prese la scarlattina. Solo che però loro alla fine muoiono. Io mi prendo la tachipirina, mi faccio la mia sudatina e il dramma finisce. Resta la banalissima noia.

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Il diritto alla noia

Ottobre 26th, 2009

“Avevo smesso da mesi di leggere, da quando cioe’ il menage sentimentale aveva cominciato a portare post paciosi su sedute di manicure, programmi della tv pomeridiana e nuovi tagli di capelli (…)Qual è la relazione di tutto cio’ con una relazione?…”

Ricapitolando. Posto che non sono una scrittrice e non so inventare le storie, per avere un blog interessante dovrei avere un lavoro di merda e un paio di appuntamenti con tipi improbabili a settimane. Effettivamente me lo dico pure io. Le uniche parti che davvero mi piacciono del mio blog era quando aveva un numero di contratti a progetto pari al numero di uscite con soggetti che te li raccomando ed in entrambi i casi ci volevano due mani per contarli. Da quando il contratto e i ragazzi sono pari all’unità=1 allora  il blog langue.

Ovvio. Se Carrie si fosse felicemente fidanzata con big alla fine della prima serie non sarebbero andati avanti per sei serie. D’altra parte uno mica può infelicitarsi la vita per avere un blog divertente dove raccontare le sue avventure di single. O no?
E che ci vogliamo fare?  Un po’ di pazienza. Quando mi sposerò metterò su un template fiori d’arancio e vi racconterò tutti i preparativi. Sono sicura che l’argomento delizierà tutte le mie amichette.

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Il pane e le rose- Il mouse e il ferro da stiro

Settembre 30th, 2009

Blablablabla. “Ma tu quindi, nella vita, cosa vorresti fare?” – “Niente”. “Come niente, e allora per che hai studiato a fare?”-“Mi è sempre piaciuto molto leggere. Più di tutto”.
Il fatto è questo. Sto su internet e trovo e sento intorno a me solo storie di donne che lottano per l’affermazione professionale issate su tacchi 12 alle sei di mattina mentre corrono per prendere la metropolitana.  Parlo col le mie coetanee e ascolto sogni di pastellosa felicità coniugale, voglia di pomeriggi a cullare il puppo e guardare verissimo e domeniche all’Ikea.  E pure io tra un brief con davanti il bicchierino di plastica sporco di caffè e un’asse da stiro piazzata davanti al pomeridiano di Amici, senza dubbio la seconda anziché no. Read the rest of this entry »

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