Blablablabla. “Ma tu quindi, nella vita, cosa vorresti fare?” – “Niente”. “Come niente, e allora per che hai studiato a fare?”-“Mi è sempre piaciuto molto leggere. Più di tutto”.
Il fatto è questo. Sto su internet e trovo e sento intorno a me solo storie di donne che lottano per l’affermazione professionale issate su tacchi 12 alle sei di mattina mentre corrono per prendere la metropolitana. Parlo col le mie coetanee e ascolto sogni di pastellosa felicità coniugale, voglia di pomeriggi a cullare il puppo e guardare verissimo e domeniche all’Ikea. E pure io tra un brief con davanti il bicchierino di plastica sporco di caffè e un’asse da stiro piazzata davanti al pomeridiano di Amici, senza dubbio la seconda anziché no.
Quattro o cinque anni fa era diverso. Non ho mai sentito dire a una ventenne “voglio una vita tranquilla”. Stese sui prati sognavamo tutte di diventare giornaliste, brand manager, media planner … Alcune di noi ci sono riuscite. Altre, dopo qualche anno di stage, treni, pranzi in rosticcerie e buste paga che non coprivano manco le spese del conto corrente, vorrebbero candidamente ammettere che non ce la fanno più. Anche se di dirlo troppo pubblicamente hanno un po’ timore. Di sembrare antiche, retrograde, troppo poco ambiziose.
Oppure sarebbe un po’ come ammettere di aver fallito. Di non essere riuscite a diventare quello che proclamavamo volere essere. E sembra allora che uno voglia dissimulare disinteresse per quello che non ha saputo prendersi.
E attenzione, non parlo del solito “conciliare lavoro e carriera” e del “voglio il pane e le rose”. Per quello c’è già l’ottima rubrica della psicologa di Vanity Fair. Parlo del desiderio di non far carriera e del timore che si prova ad ammettere a se stesse e agli altri, che no, non ho alcuna voglia di lottare per affermarmi professionalmente.
C’è chi della nullafacenza ha fatto una poetica di vita (vedi Gianfranco Marziano) , ma per un uomo il dichiararsi disinteressati al lavoro ha una carica eversiva che manca invece alla stessa affermazione fatta da una donna. Schiere di mamme e zie post-sessantottine sono pronte a installarci il senso di colpa diritto alla noce del collo.
Detto ciò, amiche mie mi mandate via e-mail le foto delle prove del vostro abito da sposa , che leggere il mio blog in pausa pranzo con lo yogurt davanti, che pubblicate su fb le spettacolari foto della vostra bambina, che twitterate da dentro alla metropolitana, cosa ne pensate?






Lo dico!
Non ho alcuna voglia di lottare per affermarmi professionalmente!
Nel senso che faccio quello che devo fare, a volte mi piace a volte no, tento di fare tutto e bene (e qualche volta mi riesce) ma non perchè sono in lotta con qualcuno o perchè voglio scalare l’organigramma aziendale.
Per dirti, se c’è una che lampeggia dietro io la faccio passare e andare avanti senza alcun problema. E speriamo non si schianti!
(ehehehe..chissà perché, ma al tuo appello finale non sono riuscita a rimanere indifferente). ordunque, mia cara: capisco, capisco très bien e condivido assai, millemila volte meglio e più ora che allo status di laureata-di-belle-speranze-e-buona-volontà s’è sovrapposto quello, come dire…totalizzante? di mamma-che-lavora. e s’arrabatta come può.
nel mio caso di specie, poi, il lavoro che mi dà la pagnotta – e il latte artificiale, notoriamente carissimo – mi appassionerebbe pure, se non fosse per la solita solfa tutta italica e decisamente troglodita per cui donna con figli = risorsa da penalizzare, evitare, emarginare, far sentire in colpa manco fosse un residuato di BR.
ma qui, qui in Italia, perlomeno, credo che un po’ per tutta la lunghezza dello stivale funzioni alla stessa, scoraggiante maniera, e allora va da sè che: lottare…? ma per chi, ma perché?
…manco servisse, eh. o no?
Sto per diventare giornalista professionista e ho già in tasca il biglietto che mi porterà via dall’Italia (dove se hai il tesserino rosso non gliene frega niente a nessuno). Ho dato preavviso di dimissioni da un lavoro per il quale i tacchi a spillo si distruggono tra i sampietrini di Montecitorio. A fine mese raggiungo marito a Bruxelles e non ho ancora trovato una fatica. Sogno di non trovarla prima di un mese (poi impazzirei) e di giuggioneggiare per la città a scovare cioccolaterie un po’ scicchettose o a leggere libri nel caffè in cui Marx ha scritto il Capitale. Solo che non me lo posso permettere. E vabbè. E’ la vita di noi giovani lavoratrici italiane. Io, comunque, sono felice così.
Non mi lamento. Mi sento fortunella. La vita per noi ragazze quasi trentenni di oggi è così
E così pure pucci emigra…
Già, nel posto ho volutamente omesso il fattore economico. Tutte qua lavoriamo perchè lavorare serve a meno che uno non sposi un milionario. Ma vorremmo lavorare lo stesso se sposassimo un milionario? O meglio: vorremmo lavorare con le stesso ritmo? ( perchè penso che un po’ tutte, per quanto diciamo e facciamo, dopo un messe di nullafacenza impazziremo)
Credo che su un punto siamo d’accordo: è da folli spendere otto ore quando va bene della propria giornata al lavoro, quando credo che le stesse attività si potrebbero compattare tranquillamente in quattro ore e passare il pomeriggio a leggere in una cioccolateria e allargare la nostra mente. Ma se sei donna, e ancora di più, come dice Chiara, se sei mamma ,devi dimostrare attaccamento ferreo alla tua sedia con le rotelline sotto. perchè più che quello che fai sembra essere più importante quante ore passi in ufficio e quante carte tieni sulla scrivania.
Una cosa però ho notato: ci sentiamo tutte più o meno felici delle nostre piccole fortune. Siamo meno lamentose dei maschi e sorridendo andiamo avanti così, un colpo al mouse e uno al ferro da stiro.
Anche io mi sento fortunella, perchè ho un lavoro che bene o male a fine mese mi fa arrivare. Certi giorni mi piace molto, altri assolutamente no e credo sia fisiologico.
In generale, non mi piace il fatto che sia una precaria perchè il precariato si insinua in tanti aspetti della vita, conducendoti verso il pessimismo o verso altri Paesi
Sono d’accordo con Camilla, le ragazze quasi trentenni sorridono di più e si lamentano di meno rispetto ai colleghi maschi. Onestamente però, noto anche che i quasi trentenni del sud si lamentano di meno di quelli del nord.
Anche da me vige forte la regola del non alzarsi dalla sedia alle 18:00, che reputo abbastanza inutile. Se avessi un portatile lavorerei molto volentieri da casa, anzichè fare straordinario in sede. Così per dare una botta di ferro e uno di mouse, appunto.
La mia massima ambizione professionale è imparare a camminare su un Tacco 12. Quando questo miracolo avverrà, avrò conciliato amore e lavoro, perchè i glutei saranno più sodi e si sa che fortuna è uguale a “mazzo”. Quel mazzo che al momento mi faccio nella gran Milan, ma senza lamenti, nè arrampicate di sorta, nè disprezzo per la famigliola Mulino Bianco.
Facciamo cosi: tu convinci lo sporo a mollarmi a casa ben bene mantenuta a fare la spesa su internet mentre mi si asciugano le unghie dei piedi poggiate sul tavolino e io ti faccio un altarino, OK?
Cioé è il mio sogno! Te lo immagini avere tantissimo tempo? Wow.
Che cioé, si può benissimo fare le casalinghe con tanto, tanto stile sui twelve, mi’.
beh, io ho già scritto post e post sull’argomento, e sono pienamente d’accordo sulla meraviglia dello stare a casa (per scelta, non perchè nessuna azienda ti vuole)
Cmq secondo me, senz internet, sarebbe una noia mortale fare la casalinga. Invece fare la casalinga 2.0 secondo me è molto trendy e ti senti pure fashion a postare mentra va la lavatrice.
FdC: comunque più passano gli anni, più mi rendo conto che siamo proprio due anime gemelle…
Ne sono lusingata
il problema è quale lavoro? cioe perche per lavorare devi farti due ore ad andare e due ore a tornare? lavorare degrada umanamente rende imbecilli le cose cui ci applichiamo per otto ore al giorno sono cose di cui tranquillamente possiamo fare a meno in termini di umanita ma poi c e la trappola della responsabilita. comunque questo e il grande tema della nostra generazione. dovremmo uscire dai comuni modi di interpretare il mondo che ci hanno dato (il posto fisso il lavoro e lavoro etc) ed emanciparci da noi stessi e anche un po dai nostri consumi. nel frattempo penso che ho ancora trent’anni e le biografie a trent’anni hanno appena due tre righe.
piccola bibliografia:
- saggio breve sulla decrescita, serge latouche
- coltivare un orto da solo
- piccole donne
- vento forte tra lacedonia e candela, franco arminio
- la coscienza di zeno, italo svevo
ah i due post precedenti sono i miei
giovanna
oh, meno male che ti sei firmata, un’altra invasata anonima sopra questo blog era preoccupante. Comunque, c’è quel capitolo in Piccole Donne, dove la mamma prova a far fare alle ragazze, a giugno, l’esperimento di fare quello che vogliono senza lavorare l’intera giornata. Finisce con Jo che si piglia un’ustione e coi canarini di Beth che muoiono. E allora le piccole donne capiscono l’importanza dei loro piccoli doveri quotidiani. Quello che vorrei dire, con questo, e che c’è una fondamentale differenza tra l’etica dello stare al mondo con responsabilità e la presupponenza che tale responsabilità si compia stando 8 ore al giorno dietro una scrivania passandone 4 tra facebook e blog. E’ più importante la vita dei canarini.
dunque, visto che all’appello erano chiamate le giovani mogli, per una volta sono proprio nella categoria giusta!
diciamo che la mia massima aspirazione è fare un lavoro senza orari, o possibilmente da casa.la maggior parte del lavoro che faccio in ufficio si potrebbe concentrare a casa.l’ideale della mia vita sarebbe scendere a napoli centro (la giunga meravigliosa in cui lavoro) solo 2 volte a settimana. il resto del tmepo mi piacerebbe nell’ordine:
-alzarmi e farmi uno scrub
-fare lunga colazione controllando corriere on line
-lavorare
-vedere la prova del cuoco (nonostante la isoardi)
-pranzare cristianamente
-fare riposino sul divano con mio marito (che normalmente..beato lui..lo fa)
-lavorare (sempre da casa)
-scendere a fare un giro
-preparare la cena
Normalmente la mia vita si riduce a panini frettolosi, sbadigli davanti al pc e pensieri nostalgici.
Il fatto è che il mio sogno “universitario” era fare l’autrice tv pop.invece faccio un lavoro poco pop e molto serio, che mi dà da vivere degnamente e per il quale ringrazio il cielo. però davvero, di sgomitare non se ne parla:il mio lavoro non vale di più della mia vita privata, della mia casetta, del mio maritino.e siccome in passato tante volte invece ho pensato solo al lavoro, oggi penso che sono stata pazza, e che non lo rifarei.(tipo quando sono svenuta nel vestito da sposa eprchè non avevo avuto il tempo di pranzare, o quando sono andata a lavorare con mamma in ospedale..)
e comunque sono abbastanza felice della mia vita, davvero.
Quoto Merincontraria, sul resto sto zitta. Quando va proprio male penso che io non aspiro alla famiglia cuore mattel, non aspiro alla carriera, sono invidiosa della gente che ha un posto dove scrivere ma so che non ce la farei più a ricevere telefonate alle due di pomeriggio in cui mi si chiede “cosa abbiamo” come fossi una specie di cuoca greca. Quando va male mi sento molto vicina a Marziano, ma assai assai; quando va bene mi basta Sophie Kinsella.
un pò di tempo fà scrivevo questo e volevo condividerlo con voi:
il lavoro non mi rende felice,
anzi mi intristisce,
Mi intristisce il fatto di non aver tempo,
la mia vita è diventata una corsa contro il tempo…corro per andare a prendere un mezzo che mi permette di raggiungere il posto di lavoro,
corro per riuscire a prendere un mezzo che mi porta verso casa, lotto contro le scadenze…
tutto ciò a danno della propria personalità,della propria vitalità,ma soprattutto a scapito del proprio tempo a disposizione…
Non avere tempo che è una conseguenza del lavorare non mi piace!
non aver tempo per svolgere le attività che mi piacciono,
trascurare i tuoi amici,non partecipare a goliardiche cenette invernali, tra chiacchiere salumi vari e vinello paesano, non riuscire ad accontentare le attenzioni richieste dai tuoi cari,tutto ciò, a mio avviso non viene ripagato da un misero stipendio…
Il lavoro che ti propongono oggi e un genere di attività che non ti abbandona mai,
mentalmente sei sempre impegnato
anche quando sei sul treno di ritorno verso casa,
davanti alla televisione con una bella birretta
e a volte se sei sulla deadline anche durante il sonno o nel riposo che decidi di concederti,
è sempre li come il fiato sul collo
una responsabilità quotidiana e continua,
uno stress fisico e psicologico,
per non parlare dell’abbrutimento fisico e psicologico e della perdita di energie…
senza considerare quando questo LAVORO
ti porta lontano comportando l’impossibilità di sviluppare un progetto di vita coerente di lungo periodo, problemi identitari connessi alla frammentazione biografica e all’assottigliarsi.
elisA
progressiva di una rete di legami sociali stabili.
mancava questo pezzo…
elisA
secondo me è peggio cambiare le cacce del proprio pargolo ogni 3 secondi che riempire un brief.. se poi non si fa ne l’uno ne l’altro meglio ancora, o no Camy?
@Micaela, io ho 11 anni e non vedo l’ora di finire le scuole medie, trovare un buon partito e farmi mettere incinta, altro che università, ho sbaglio? ua se avrei 20 anni starei tutto il giorno a vedere le puntate vecchie di uomini e donne sul digitale terrestre
Miky, pure io a 20 anni o giù di lì pensavo che fosse meglio riempire il brief, poi dopo aver riempito centinaia di brief anche le cacche mi sembrano più attraenti…
Trisha, io prima di dedicarmi alla ricerca del buon partito, nobile arte, mi dedicherei allo studio della grammatica….
Chapeau Camilla.
Non ci conosciamo, ma sono arrivata a conclusioni molto simili alle tue dopo 6 anni di sgobbo in università… Sono biologa, e ho cercato una borsa di studio via l’altra perché cercarsi un lavoro normale pareva la morte delle nostre vivaci intelligenze, a 24 anni e fresche di laurea con lode e tante speranze.
Ora ne ho 30 e darei qualcosa per un lavoro un po’ più normale! Dico un lavoro in cui sia chiaro qual è il mio compito, invece che factotum, segretaria a tempo perso, cane da guardia agli esami, un po’ di tutto oltre a quel poco di ricerca, che coi soldi che abbiamo in Italia è pure di basso livello.
Alla fine la voglia di fare ricerca mi è passata. Perché per fare qualcosa di un certo livello avrei dovuto partire (meglio se definitivamente) per l’estero, e siccome ho una vita qua, non me la son sentita.
Ho concluso che cercherò di impiegare al meglio quello che so fare, e se trovo qualcuno che mi prende come analista posso rendere comunque un servizio al prossimo… e avere una vita mia, che non ha prezzo.
Hai proprio ragione quando scrivi che a fare la felicità sono le piccole cose!
(scusa la mia prolissità, l’argomento mi prende!)
oddio che tristezza ragazze..non leggevo ‘sto blog da un po’ e mi si stringe il cuore..le donne normali non fanno le superdonne-manager-anni-80- con-le-spalline-quadrate, lavorano e basta, e hanno una vita privata. Io lo faccio, normalmente. se poi non si trova lavoro, questo è un altro problema, molto più serio, che non lascerei a vanity fair.
Bedi Simona, il punto non è tanto riuscire a non trovare lacvoro o a coniugare vita privata e lavoro. Il punto, che forse non sono riuscita a centrare bene, è il passaggio da venti e qualcosa, quando si desidera una carriera sfolgorante ai trenta e qualcosa quando si desidera un lavoro tranquillo. E il senso di colpa che ne consegue a realizzare di non desiderare una carriera sfolgorante dovuto all’educazione alla realizzazione personale attraverso il lavoro che abbiamo avuto ( o almeno che io ho avuto).
Gemma, ti dico solo che il grafico che lavora con me è un ex ricercatore di biologia. E ho detto tutto.
ah..io ho 37 anni e non mi ricordavo neanche più di aver voluto una carriera sfolgorante..:))
Trisha98 è il mio idolo da oggi. (anche se dubitiamo fortemente che sia la vera autrice del commento)
Comunque non supererà mai il mio idolo lechat.splinder.com: “ringrazio Braian e Gherrison , Platinette e soprattutto Maria che se non ci stava lei io non avrei stato qua “
Ah ah, il commento era farlocco, ma trisha98 esiste davvero, l’ho conosciuta di persona. Te lo giurooo.
è il mio pc a dare i numeri stamattina o il tuo blog ha abbandonato il fucsia virando verso il lilla?
bella la nuova scelta…
Sì, questa è la versione autunno-inverno, ancora in fase di lavorazione…
( e come i miei lettori di vecchia data ricorderanno si tratta di un restyling del vecchio template di splinder…)
Camilla, si, ho guardato il sito di Trisha e si vede che non ha 11 anni… LOL!!
Credo che il tuo blog sia un esempio di una cosa “eccellente”! Oltre allo “zucchero in testa” hai anche “sale in zucca” … lo so sin dal primo giorno, quando aspettavamo il pullman di Luciano e tu indossavi i manicotti gialli e io la camicia che profumava di bucato.
Tu sei una copy e c’è chi pagherebbe bei soldi per avere post come i tuoi nei noiosissimi blog aziendali. Un bacio piccola sei in gamba! Marco
e la favicon nuova è il top.
camì, ti voglio bene, fai mettere mano ai grafici qui
– a parte che io ho trovato qualcosa di ben più vintage…
http://www.flickr.com/photos/madebyjaffa/4002754328/sizes/o/
ehehe
ciao bella
Oddio i guanti gialli…Me li ricordo.
Ciao Ross, ciao Eve, Ciao Marco, Ciao Santaprecaria.
Ciao drinkpop, my copy.
ciao jaffa.bello il disegno.
C’é anche da dire che in moltissimi paesi europei normali (e non solo in Scandinavia), é la norma lavorare da casa qualche giorno a settimana, e nessuno dici niente, é anzi stimolato. Come allo stesso modo nessuno rimarrebbe in ufficio oltre le 17:00, in quanto la vita privata conta piú di quella lavorativa (con tutti gli eccessi del caso a volte). In questo modo é possibile conciliare le due cose, vita e lavoro.
Capito su questo blog per merito di una ricerca sbagliata (ho cercato su google : “frate ricchione”)
e mi ritrovo a leggere i tuoi posts (anche i vecchi) con piacere. Sarà che non ho proprio voglia di fare una mazza al lavoro?
Ciao.
Ciao
leggendo di tuoi post precedenti parli di un locale che fa panini il MC CAPON, posso chiederti dove si trova?io sono di napoli
grazie
Ciao Carmen, il McCapon sta a Castellammare, vicino al cinema Montil. Non sono tanto sicura che esista ancora perchè non vi vado da anni..
ciao cara ti avviso che McCapon è ancora aperto a C7Mare e in più molto presto aprirà anche a gragnano in via roma n°25(con una novità)ti aspettiamo
rettifico per tutti McCapon aprirà a gragnano PROSSIMAMENTE….. via roma 25
rettifico ancora per tutti ma prorprio TUTTIIIIIIIIIIIIIIIIII McCapon a gragnano prossimamente VIA ROMA 25
ciao camilla sono francesco capriglione fondatore della paninoteca McCapon di C\Mare di Stabia
ti scrivo per fatti sapere che molto presto il McCapon aprirà anche a gragnano in via roma 25
ti aspetto… grazie grazie e ancora grazie
Ciao Francesco, grazie a te, sicuramente passerò a trovarvi, ho un ottimo ricordo dei vostri panini!
mmmmmmmmmmmh!
Io vivo a Roma, con il mio uomo bellissimo, con una vita irregolare, sempre di corsa e sempre senza un soldo! Decliniamo felicemente e in maniera personalizzatissima il modello borghese, alternamdo giorni in cui “Dio non ci vediamo da 48 ore” e giorni in cui stiamo a letto 12 ore di fila tra il sesso le chiacchiere e il cibo.
Faccio l’attrice, ma il mestiere del teatro che sembrerebbe tanto a zig zag mi ha portato di recente a stare per diverse ore nello stesso teatro.
Non ho ancora realizzato i miei sogni ma penso che la vita è quello che succede mentre ci pensi (era così?)!
Tutto questo per dire che non ci sono schemi nè per le donne nè per gli uomini, nè obblighi da assolvere se non quelli verso il proprio benessere e la propria felicità! E quello che conta non è la meta ma il viaggio, sempre!
ciao Cami!
un abbraccio forte!
proprio stanotte ho postato al riguardo (dopo mesi).
io non ho mai voluto la carriera sfolgorante, non la voglio tutt’ora, non mi frega niente del lavoro e non mi sento meno realizzata a non far nulla.
ecco perché voglio fare la cassiera dell’esselunga, non ci penso nemmeno ad ammazzarmi di fatica nella redazione di una rivista di intimo per uno stage di 200 euro (a milano)