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Alla Grande Fiera

21 October 2013

A Rimini ci sono andata per la Grande Fiera. La Grande Fiera è la Grande Fiera del Turismo. Uno di quegli eventi che se fossi ancora una giornalista incomincerei così: “Il mondo del turismo si dà appuntamento a Rimini”. Ma per fortuna non sono più una giornalista: raccontare i fatti miei da quasi dieci anni qua sopra mi dà diritto a un luccicante badge di Blogger con ingresso in Fiera e tagliando per il lunch.

Quando lavori non hai mai un pranzo. Hai sempre un lunch. Poi dopo magari ci sarà un aperitivo col buffet dove potrai parlare con la gente mentre ti riempi il piatto al buffet cercando di rimanere col bicchiere in equilibrio. Quello invece si chiama un apericena di networking con degustazione di prodotti tipici.

Gli stand

Elemento caratterizzante di tutte le Grandi Fiere è lo stand. Esso è composto da un scrivania e da un muro dietro che poi tu devi cercare di rendere quanto più creativo possibile per invogliare la gente ad avvicinarsi.

I modi per attirare gente a uno stand sono sempre gli stessi:

  • Hostess gnocche
  • Bicchiere di prosecco
  • Vassoio con assaggi di qualcosa

Sesso, cibo e sete. Siamo alla base della piramide dei bisogni di Malslow. Salire su, verso la soddisfazione dei bisogni di trascendenza, è più complesso.

Molti si concentrano sulla soddisfazione del bisogno di proprietà distribuendo gadget da fiera. Io mi porto a casa:

  • Numero indefinito di penne che spero riusciranno a sostituire quelle delle medicine
  • Spillette di nazioni che avrei difficoltà a collocare sulla mappa geografica
  • Segnalibri magnetici di Dubai
  • Infradito della Puglia troppo grandi
  • Libretto di ricette della cucina alsaziana

Allo stand di una qualche nazione sudamerica distribuiscono grandi cappelli di paglia. A un certo punto tutti vanno a prendere questi cappelli che poi non sapranno dove mettere in valigia e il giorno dopo ingombreranno il treno come in un charter di ritorno da un qualche villaggio vacanze.

Quasi ogni paese ha uno slogan, che è la tag-line della sua campagna di marketing territoriale. Il bisogno di trascendenza, qualcosa che rimanga impresso in mente. Ogni slogan è composto declinando in diversi modi uno dei seguenti verbi:

  • Feel
  • Enjoy
  • Visit
  • Live
  • Find

Accanto in genere c’è qualche you, your, yourself + nome paese.

Gli stand dei paesi mondo sono la cosa più bella della Grande Fiera. Puoi fermarti a guardare la cartina del treno dell’Uzbekistan che ti porta fino ai confini dell’Afghanistan e poi girarti a contemplare una qualche foto travel porno di atolli turchesi mentre un berbero dello stand accanto ti porge un the alla menta. Sembra di essere in un puzzle dell’Unicef. L’Argentina si pubblicizza con la foto di una coppia felice e sorridente mentre guida una slitta trainata da husky sulla neve. Ho le idee un po’ confuse. E in ogni caso, nessuno può sorridere così disinvoltamente guidando una slitta trainata da cani. Ascoltiamo una testimonianza.

Ai lati ci sono gli stand con meno budget. C’è quello dell’associazione Santa Maria Goretti, quello di Caruotto e quello del turismo dentale. Viaggi in Croazia per andarsi a far togliere le carie. “Sorridi, sei in Croazia”.

Al centro della Fiera c’è una vasca con dei gradini attorno dove sedersi e far finta di essere su una spiaggia. Qui uno sponsor molto furbo ha messo su una bell’aforisma pronto da twittare

Esistono dei luoghi che ci cambiano la vita, il nostro compito è cercarli.

Ora vorrei fare un sondaggio per sapere in quanti che hanno twittato questa frase si ricordano il nome dello sponsor.

Tra un padiglione e l’altro, nelle zone buie e più post-industriali, ci sono le bancarelle. I coltelli di ceramica, lo sbuccia ananas, la signora che ricama qualunque frase tu voglia su uno strofinaccio da cucina. Il triangolo magico di cera d’api per creare fantastici disegni. Divertimento assicurato per grandi e bambini!

Mi chiedo se l’agente di viaggio che ho visto portarsi una prostituta in camera si fermerà qui per comprare una padella antiaderente da portare alla moglie.

Fotor-fiera

I talk

Alla Grande Fiera ci sono eventi formativi in cui dei relatori vanno li a parlare di turismo in varie declinazioni. Io mi seguo quelli dei blogger americani che raccontano di come si guadagnano da vivere viaggiando. Che è poi il sogno di circa il 43% delle bio di Twitter.

Adoro ascoltare gli speech degli americani. Per tutto il tempo che parlano il mondo mi sembra un luogo fantastico, pieno di opportunità pronte a dispiegarsi davanti ai tuoi occhi, le devi solo cogliere e poi sarai anche tu il protagonista di un video dove sorridi mentre ti tuffi, scali una montagna, fai bungee jumping, chiacchieri con gli anziani del paese, giochi con bambini africani, mangi la pizza, bevi un bicchiere di vino rosso, fai la foto ad un tramonto, ti lanci tra i cuscini di un albergo a cinque stelle. Basta seguire your dreams, your passion. Yeah. Per i dieci minuti successivi anche io mi sento una persona piena di entusiasmo. Poi mi incanto sulla dimostrazione dello sbuccia-ananas e passa tutto.

You could say the sky is the limit, but I’ll never be a star

  • http://www.scriveve.it eve

    Ma una grande fiera delle foodblogger non c’è? Ah, dimenticavo che io sono una scemo-blogger e pratixamente andrei bene a qualunque fiera.

  • http://www.viaggiovero.com/ Cristiano

    Parto dicendo: “Vorrei leggere un tuo post ogni mattina, sorrido e il sorridere mi svolta la giornata (really!)”
    Considerazioni: la frase all’esterno io non l’ho nemmeno vista… non valgo nulla, twitter e facebook mi hanno aggiornato sul gradimento di tale aforismo.
    Non sono d’accordo con te, ho provato anch’io, sono uscito dai workshop dei blogger stranieri carico a mille e mi sono perso nella dimostrazione del taglia-ananas. Le due cose non stridono… ho pensato che nel mio prossimo viaggio me lo porterò dietro e incanterò l’anziano del paese o il bambino curioso. Il problema sarà trovare l’ananas.

  • http://www.brasilnaitalia.net Barbara

    Anche nel mio albergo c’era un agente di viaggio come quello che hai visto tu…
    Ha fatto un casino della madonna alle 3 di notte e ha svegliato la mia piccolina… mancano alberghi con camere veramente insonorizzate in Italia…

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