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La vacanza. In montagna.

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29 August 2016

Da quanto tempo non facevo una vacanza? Una vacanza intesa proprio come una vacanza, un tempo vacante, non un viaggio con posti da vedere, cose da fare, alberghi da cambiare etc etc

L’ho mai fatta una vacanza vera, di quelle a stare? Mmm, mi sa di no.

Fatto sta che con una bimbetta di manco due mesi un viaggio quest’anno non potevamo  affrontarlo. Almeno io non me la sentivo. Men che meno che ad agosto. Mare non si può fare. Non ci riusciamo a casa ad essere pronte prima delle 10 di mattina, figuriamoci se in vacanza potevamo mai farci la passeggiata alle 7 sulla riva insieme ai vecchietti per poi tornare a casa alle 10. E che fai dalle 10 in poi? Quindi montagna. Anzi, collina, che i neonati, le orecchie, l’altezza ecc. La mia massima esperienza di montagna è la sagra della castagna a Monte Faito. Ma non ero mai stata in Trentino e tutti me ne parlavano assai bene. Quindi andiamo in Trentino, andiamo nell’hotel che ha sempre vinto tutti i premi di tutte le BTO e robe del genere per il Social Media Marketng. E che ha un bel ristorante, una bella SPA ed è attrezzato per i bimbi. Andiamo al Pineta. Voglio dire, credo di essere l’unica in Italia che ha un blog a non essere mai andata al Pineta.

La pensione completa

Al Pineta, come in tanti altri hotel del Trentino, si fa la pensione 3/4 che è come la pensione completa solo che a pranzo il piatto a tavola te lo porti tu. Per il resto pensano costantemente loro al tuo nutrimento, compresa la merendina al pomeriggio con le torte e le acquette colorate ai frutti del bosco. Ora, io ho sempre snobbato chi si andava a fare la vacanza a mezza pensione, ma ora ho scoperto che la pensione, mezza, completa o 3/4 è bellissima. Niente dubbi amletici il pomeriggio “dove andiamo a mangiare?”, niente consultazioni compulsive di TripAdvisor, niente telefonate per prenotare, niente giri in macchina. Senza contare ora il carica carrozzina, scarica carrozzina, specifica che ti serve un tavolo con lo spazio per la carrozzina accanto. L’unica cosa da fare qui è sedersi al tavolo e scegliere il menù. Che non era roba tipo penne al sugo e cotoletta come nel mio immaginario della mezzapensione. Qua  erano proposti sempre due menù: quello leggero per chi tiene al proprio benessere e quello dello chef per chi ci tiene a mantenere inalterato il proprio livello di colesterolo. Cioè tipo dovevi scegliere tra le sardine con i pomodorini confit e centrifugato di mele oppure il filetto di maiale avvolto nella pancetta su salsa di formaggio fuso e crocchette di patate. Oppure tra la macedonia di frutta e la bavarese al cioccolato bianco con salsa al pistacchio e granella di nocciole. Il culmine è stato l’ultima sera quando in hotel è arrivato direttamente il macellaio del paese a farti scegliere direttamente i tuoi 750 grammi di bue castrato del Trentino da mettere sulla griglia. E che ve lo dico a fare. Lasciateci qui. Quando siamo tornati a casa, abbiamo aperto il frigo e ci siamo resi conto che non c’era più Chef Mattia a prendersi cura di noi, ci siamo messi a piangere.

Il concetto di Family Hotel

A due mesi di vita tecnicamente non vi serve un family hotel. Un neonato così piccolo non ha bisogno di essere intrattenuto e non vi serve altro se non una buona scorta di pannolini, un paio di tette sempre pronte e tanti tanti body. Nella pratica invece il family hotel serve ad andare a cena con la carrozzina e mangiare a turni nelle serate “no” senza essere in imbarazzo con gli altri tavoli. Perché gli altri tavoli sono mediamente più disperati di voi, con unenni, duenni e trenni che si arrampicano sulle spalle dei loro genitori mentre questi provano a mangiare, giocano a palla sotto al tavolo, si rotolano a terra in preda alle convulsioni. E in genere tutti mangiano a turni. A parte la coppia al tavolo accanto al nostro da noi soprannominata “la coppia perfetta” per il loro essere sempre impeccabili nell’abbigliamento, nella compostezza, nel loro cenare tranquilli in due con una bottiglia di vino. Dopo abbiamo scoperto che avevano una bimba in età da baby club e quindi da baby-cena. Ecco quindi il nostro prossimo obiettivo: arrivare all’età giusta per il baby-club.

La (de)animazione

Al Pineta c’è pure una SPA enorme, uno spazio con piscina e idromassaggio dove possono entrare anche i bambini e un altro spazio dove invece i bambini non possono entrare. Questo spazio si chiama “Il Mondo delle Saune”, subito ribattezzato “Il magico mondo delle saune” ed è un posto bellissimo, avvolto nella semioscurità con le lucine colorate e soffuse, l’aromaterapia, la sauna, il bagno turco, l’angolo relax con le tisane, insomma, un parco giochi per adulti frequentato esclusivamente da genitori a turno. Mai vista una coppia lì dentro. Intorno a te solo padri e madri da soli che assaporavano la loro ora di libertà crollando con un vistoso sospiro di sollievo sulle panche di legno della sauna finlandese. E vi dico solo che al posto degli animatori al Pineta ci sono “I maestri di sauna”, un lavoro bellissimo, lì trovavi lì il pomeriggio che ti sventagliavano, ti facevano i massaggi con i rami di ginepro, meditazione con le campane tibetane, ti porgevano il peeling al cioccolato e miele. La migliore (de)animazione che abbia mai visto.

 La montagna

Ok, le nostre escursioni in montagna erano passeggiatine da due-tre ore per i sentieri del bosco. Ok, eravamo la coppia in assoluto meno attrezzata di tutto il Trentino. Siamo stati capaci di arrivare lì senza uno zainetto. Io il primo giorno mi sono fatta 7-8 chilometri con la Longchamp a spalla. Ok, nessuno di noi due aveva le scarpe da trekking. Le mie comprate solo 12 anni fa chissà che fine hanno fatto. Ok, io non avevo nessun pantalone adatto a camminare che mi andasse e mi sono messa per 7 giorni i jeans della gravidanza. Ok, papà non aveva neanche un paio di scarpe da ginnastica propriamente dette se non delle nike sfondate di quelle modello hip-hop. Ok, se per questo non avevamo neanche un marsupio ergonomico. Ma abbiamo macinato ugualmente ogni giorno i nostri 10-15 mila passi incantandoci come bambini per l’airone intravisto tra le cime degli alberi, i cavalli placidi lasciati liberi, le mucche al pascolo. Facevamo ciao alle caprette, ci stupivamo del silenzio e Caterina dormiva beata dentro il suo marsupietto (non ergonomico). Ed è stato in queste mattine verdi e profumate che mi sono convertita alla montagna. A patto che ovviamente dopo si torni in un albergo col ristorante buono, la SPA e una stanza più grande di casa nostra.

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