Da quando te ne sei andato

13 March 2017

E’ passato un mese più da quando te ne sei andato. Ho pianto molto di più prima, pensando a quando te ne saresti andato, che dopo, quando non c’eri più seduto al tuo solito posto dietro al divano, dietro al computer. Dopo non c’è stato molto più tempo per piangere. C’è da fare, organizzarsi, cucinare, pulire, caricare lavatrici, lavastoviglie, asciugatrici, stendere lenzuola, ritirare lenzuola, controllare le previsioni del tempo, perché piangi Cicci, dove è finito il tuo biberon? Ah, è finito il latte, tieni prendi un biscottino.

(non starai mangiano troppi biscottini? E’ giusto farti mangiare pastina a pranzo e cena? Stasera ti faccio le polpette di quinoa come tutte le brave bambine di Instagram, come ci vogliono 40 minuti di cottura e 20 di forno? E chi gioca con te a fare le torri di cubi mentre faccio le polpette di quinoa? Vabbè, le facciamo domani, stasera ti mangi una bella pastina col formaggino. Ah, vuoi mangiare da sola? Tieni fai pure, tanto che fa che resterà la pastina azzeccata sul pavimento fino a venerdì che viene la signora delle pulizie).

E poi perché alla solitudine ci si fa l’abitudine. E quello che ti sembrava un dramma impossibile da affrontare alla fine si diluisce lento come il latte in polvere nell’acqua riscaldata nel microonde. Così vanno via i giorni, le notti, le ore, le settimane. I weekend tristi, i giorni frenetici. Dici che l’hai fatto per noi, che lo fai per lei. Ma io lo so che lo fai per te e non ti condanno per questo. Anche io lo faccio per me a tenermi il mio lavoro qui. Siamo due egoisti e in mezzo una bambina che ormai pensa che il suo papà viva nel telefono (ah, la pediatra mi ha detto che i bambini non devono essere esposti agli schermi fino ai due anni? Allora che si fa? E’ più grave l’esposizione agli schermi o che si dimentichi la faccia di suo padre? E’ così grave accendere la tv per incantarla i due minuti che corro giù a buttare la spazzatura?).

E allora che si fa. Niente si continua a vivere nell’assenza e nelle telefonate, come hanno sempre fatto anche le nostre mamme. Senza chiedersi se sia giusto o sbagliato, in fondo senza neanche fare tanti drammi. E senza chiedersi cosa valga di più

(io però non posso fare a meno di chiedermelo.E purtroppo la risposta la so già. I bambini non hanno bisogno del millantato “tempo di qualità”. I bambini hanno bisogno di tempo. Anche quando frignano e tu sei stanca e vorresti solo che dormisse al più presto per stappare una birra e poi collassare anche tu fino al primo risveglio. Anche quando non hai voglia di star lì a costruire torri e allora te ne resti solo seduta sul tappeto a guardare le storie di IG).

Tempo. Giorno dopo giorno, ora dopo ora, notte dopo notte.

  • Kiara Koala

    Ciao Cami, non sono sicura di afferrare appieno tutta la storia ma le tue immagini “di là”, sul sitarello fatto per le foto coi filtri allegri e le caption che strappano il sorriso, raccontano di altri orizzonti e altri tramonti…ma anche di armonia, di complicità, di legami che spero e soprattutto ti auguro resistano alla distanza e alla prova del tempo – ancor più se questa distanza è in qualche modo “dovuta”, perché col lavoro c’è sempre ben poco da scegliere, e molto da soppesare, comparare, valutare…
    Nulla, ci tenevo a mandarti un abbraccio a distanza e….il tempo non basta mai, quanto è vero. Suddai! Bacioni sparsi anche alla piccola grande meraviglia, degno capolavoro di una Mamma meravigliosa!

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