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Un anno da bambina, un anno da mamma

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16 June 2017

Io non ti chiamo mai principessa, perché una principessa non sei, io e tuo papà non siamo re e regina, siamo solo due un po’ scombinati che ti sono capitati come genitori. Ti poteva andare meglio e ti poteva andare peggio. Non ti chiamo principessa perché non voglio che tu cominci subito a immaginare di dover trovare un principe. ma di certo quando lo vorrai ti regalerò una coroncina e una gonna di tulle. Tutte le coroncine e tutti i tutù che vuoi. Per ora ti chiamo bambina, perché è quello che sei, una bambina che non sopporta i vestitini belli che ti metto perché con quelli non riesci a gattonare. Eri una bebè che potevo lasciare al centro del letto e andare a fare pipì e ora sei una bambina che cerca sempre nuovi e originale modo di rompersi la testa mentre vado a fare pipì. Ma che vogliamo fare, la testa te la dovrai rompere in modi ben più dolorosi che rotolando sul parquet. Non c’è niente da fare.  E non ci saranno spigoli di gommapiuma da incollare ai mobili che potranno attutire il colpo. Sopratutto quando tra poco perderai la magia dell’eterno presente. E ti troverai a fare i conti con la mancanza. Imparerai che non sempre basta fare “te-te” per far ricomparire le persone. E scoprirai anche la gioia dell’attesa. E del ritrovarsi.

E’ stato un anno duro bambina mia. A sei mesi, che poi sono metà della tua vita, ci siamo ritrovate a vivere da sole, io e te. Abbiamo diviso e condiviso tutto per due: colazioni, cene, notti di sonno e notti insonni. Un boccone a te, un boccone a me, la mia tazza di caffè, il tuo biberon di latte. Una manina tesa a cercare la tua tra le sbarre della culla, ritrovarsi all’alba in due nel lettone. Ho salito tenendoti in braccio milioni di scale. Un bacio a ogni piano. “Ciao bambina, come è andata la tua giornata? Cosa hai fatto con la nonna?”. Ho aperto e chiuso miglia di volte il passeggino. Per portarti al parco, per portarti a vedere il mare, per portarti da papà su voli all’alba, voli in piena notte, voli con scali lunghissimi. Con te legata al seggiolino abbiamo fatto migliaia di chilometri in auto, tutta l’A1 a salire fino alle montagne del Trentino per prendere l’aria buona, a scendere fino al sole della Sicilia per mangiare il tuo primo arancino. Isoradio ti ha salutato in diretta in mezzo ai bollettini del traffico. E’ stata dura, ma meno dura del previsto. Ed è solo merito tuo che sorridi sempre. Sorridi al mattino quando vai via con la nonna, sorridi la sera quando mi rivedi. Sorridi appena ti svegli e sorridi prima di addormentarti. E veramente non posso farti un augurio più grande che quello di continuare a sorridere alla vita così. Domani compi un anno e io compio un anno da mamma. Faremo una festa bellissima, con i palloncini, i fiori, la musica, la torta gigante, il Franciacorta rosè e i cupcake. Non mi interessa che qualcuno dica “che spreco, tanto non si ricorderà niente”. Noi ce lo siamo meritate.

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