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La vita molto a Sud

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2 August 2017

A Cipro fa caldo. Non un caldo tipo Italia, neanche un caldo tipo Dubai, ma un caldo che ti fa fatica a uscire, che ti si tolgono le forze, che per abitudine alle 7 di mattina spalanchi le finestre “per far cambiare aria”, ma alle 7 e 20 le richiudi perché già scotta un sole impietoso e l’aria è densa.

La sera tutti vanno a passeggio sul lungomare con le infradito, camminano a gambe aperte, canottiera e pantaloncini. I bambini russi stanno nei passeggini indossando solo il pannolino, i bambini greci che si chiamano tutti Panaiota, alle 10 di sera ancora si dondolano sulle altalene del parco giochi. Io a passeggiare non ce la faccio, fa troppo caldo, mi siedo e bevo degli strani cocktail con le palline che scoppiettano in bocca in un posto chiamato Bubble Tea. Accanto c’è un noleggio di cavallini a dondolo. Sono tipo dei cavalli grandi di peluche con le rotelle sotto. Ci sono di varie misure, ti siedi sopra e fai finta di galoppare. E il cavallino cammina per tutta la piazza. Io mi immagino sempre di bambini galoppando galoppando sul cavallino con le rotelle arrivano lontanissimo e la ragazza che li noleggia non li trova più perché loro sono arrivati sulla punta ovest dell’isola o li hanno fermati alla dogana per la Repubblica Autoproclamata di Cipro Nord. O sono rimasti su una spiaggia dell’est a guardare un sole disperato perché più in là non si può andare.

Cipro non mi piace. Inutile girarci attorno. Fa caldo, fa troppo caldo, si guida sulla sinistra, io ho paura di guidare sulla sinistra, gli autobus non ci sono, la metro non c’è, le macchine parcheggiano sul marciapiede ed è una fatica camminare col passeggino. Passo giorni interi in questa casa enorme con la sola compagnia dello “staff”. Lo staff sono le lady filippine che vengono a fare qualsiasi cosa per 5 euro l’ora. Ne ho una che sta con me tutta la giornata facendo da baby-sitter a Caterina mentre lavor, che ho un’altra che pulisce casa e un’altra che stira. Ogni tanto capita che si ritrovino tutte insieme e cominciano a parlare in tagalog. E io penso sempre che parlino male di me. Caterina in questi giorni ascolta greco, inglese, russo, italiano e tagalog senza soluzioni di continuità. Poi la sera  magari ci mettiamo a guardare i documentari in coreano con i sottotitoli. E lei continua a dire solo “mamma”. Per tutta giornata.

Cipro non mi piace, dicevamo, fa troppo caldo, i posti caldi non mi piacciono e c’è questa strana aria di decadenza mista a modernità tutto intorno che mi intristisce. Ma se la vita ti porta in posti che non ti piacciono quello che puoi fare è solo impegnarti a scoprire il bello che c’è in questi posti. Scoprire quante più cose possibili di questo posto. Perché qualcosa di bello ci sarà sempre. E se non sarà bello sarà diverso e quindi comunque ti avrà dato qualcosa in più di quello che avevi. Apriamo la Lonely Planet su una pagina a caso e andiamo. Andiamo a vedere il monastero dove vivono 6 suore e 66 gatti. Andiamo a vedere il villaggio neolitico dove vivevano settemila anni fa. Andiamo a vedere la moschea dove è sepolta la zia di Maometto. Andiamo a vedere i fenicotteri sul lago salato. Andiamo  a farci un weekend a Cipro Nord. L’importante è andare. Perché abbiamo la fortuna di stare un po’ di tempo in un altrove a rimescolare lingue e certezze E non ce lo possiamo far sfuggire.

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