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	<title>Drink Pop</title>
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	<description>Appunti sparsi di una copy di provincia</description>
	<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 18:23:48 +0000</pubDate>
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		<title>Agosto blues</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 18:21:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>camilla</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[fritto misto]]></category>

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		<description><![CDATA[A voi succede mai? La depressione di agosto, intendo. Una fenomeno che andrebbe attentamente studiato, tipo la depressione post-parto. Parlando con le persone mi accorgo che è una sindrome alquanto diffusa, ma  di cui non si trova traccia manco nel colonnino laterale di repubblica.it o all’interno di “e…state con TG2 costume e società”.
Il fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.drinkpop.it%2F2010%2F08%2Fagosto-blues%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px;height:30px;margin-top:5px;"></iframe><p>A voi succede mai? La depressione di agosto, intendo. Una fenomeno che andrebbe attentamente studiato, tipo la depressione post-parto. Parlando con le persone mi accorgo che è una sindrome alquanto diffusa, ma  di cui non si trova traccia manco nel colonnino laterale di repubblica.it o all’interno di “<strong>e…state con TG2 costume e società</strong>”.</p>
<p>Il fatto è che il vero calendario sociale pone l’inizio dell’anno nuovo a settembre, quando riaprono le scuole e quando si torna al lavoro dopo una pausa estiva più o meno lunga. E’ il periodo in cui si va dal parrucchiere a tagliarsi i capelli e ci si compra il diario nuovo immaginando di riempire quelle pagine di scritte felici e cuoricini disegnati con l’uniposca.</p>
<p>E se uno non va a fare un viaggio in cui riempiersi gli occhi di cose nuove e la mente di problemi pratici, la vacanza dei giorni d’estate, intesa come spazio nuovo da riempiere, si affolla di pensieri e bilanci. Cosa ho fatto quet’anno? Cosa avrei immaginato di fare quest’anno e invece non ho fatto. E va a finire che ci si ritrova anno dopo anno a rendersi conto che poco o niente ci si è fatto di quello che avrebbe voluto farsi. Non per niente che ad agosto ci sia il picco di delitti passionali e atti di pazzia vari. Troppo facile dar la colpa al caldo che va in testa alla gente. Secondo me esiste una vera e propria sindrome dell’agosto blues.<br />
E’ ad agosto che andrebbe scritta la lista dei buoni propositi, appuntandosela su un quaderno in riva al mare e incollandola con la colla print sul frontespizio del diario nuovo.</p>
<p>Io per la prima volta dopo tanti anni non ho una data in cui rientrare. Non ho un posto dove tornare e una un indirizzo e-mail di lavoro da scaricare trovandomi 567 nuovi messaggi da leggere. E la vacanza potrebbe prolungarsi all’infinito.  Chissà come si starebbe, e in teoria potrei, a starmene qua in questa villetta vicino alla spiaggia e guardare le altre famiglie attorno che caricano i bagagli in macchina e vanno via e poi i bagnini che portano via gli ombrelloni dalla spiaggia e tutto attorno si spopola e poi l’autunno che viene e andare in paese solo per fare la spesa e comprare una felpa e fare la spesa.<br />
La gente all’inizio comincerebbe a chiedersi che fine abbia fatto e magari potrei spargere la voce che mi sono ritirata per scrivere la risposta europea ad Infinite Jest o il nuovo Guerra e Pace. In realtà me ne starei qua a guardare la pioggia dietro i vetri. E forse sarebbe la volta buona che imparo seriamente a cucinare.</p>
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		<title>Il gusto del niente (e del sorridere)</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 08:32:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>camilla</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[fritto misto]]></category>

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		<description><![CDATA[Quest’estate mi sono comprata un solo vestitino. Rosa ciclamino, 60 euro in saldi. Debolezza di un pomeriggio che avevo voglia di qualcosa di nuovo e fresco. Ho due matrimoni ai quali andrò con vestiti già indossati agli altri matrimoni. Ho rovesciato un bicchiere di prosecco sul mac. E’ morto. Una morte molto pop. Se per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.drinkpop.it%2F2010%2F08%2Fil-gusto-del-niente%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px;height:30px;margin-top:5px;"></iframe><p>Quest’estate mi sono comprata un solo vestitino. Rosa ciclamino, 60 euro in saldi. Debolezza di un pomeriggio che avevo voglia di qualcosa di nuovo e fresco. Ho due matrimoni ai quali andrò con vestiti già indossati agli altri matrimoni. Ho rovesciato un bicchiere di prosecco sul mac. E’ morto. Una morte molto pop. Se per questo anche molto drink (o forse più drunk). In ogni caso non mi sono afflitta più di tanto. Ho tirato fuori un siemes portatile del 2002 che non si accende se non colleghi l’alimentazione e che non prende il wi-fii e vado avanti con quello, leggendo un paragrafo di Guerra e Pace mentre aspetto che si carichi una pagina. Può essere estremante rilassante non avere uno stipendio. Ovvio, se hai un tetto, un piatto a tavolo, un telecomando per l’aria condizionata e chi ti offre un drink. All’improvviso tutto si spoglia e diventa più scarno.</p>
<p>Qualcuno dice che sia stata la cura spagnola. Io dico che è la cura disoccupazione. In ogni caso quasi non mi riconosco in questo distacco un po’ buddista. Voglio dire, non mi andrebbe mica tanto di indossare un saio e mettermi a camminare con una scopetta davanti a me per salvare tutte le formichine dal mio passaggio chiedendo un maki e un mojoto di carità ai passanti (a proposito, ieri  ho bevuto un wasabi martini, sarebbe un martini col wasabi squagliato dentro che era una cosa che non vi saprei definire, sono indecisa se era buono o era disgustoso).  Ma il punto che volevo sottolineare di quello che ho detto tra le (parentesi)  era che se mi date un menù dove stanno le bibite normali a 4 ore e i cocktail con i nomi tipo Honey Spicy Milkshake Flammer a 8 euro, la mia tendenza immediata sarà sempre prendere l’Honey Spicy Milkshake Flammer. Se la cura Granada avesse avuto effetto avrei proposto alle ragazze di comprare due birre da 66 dal salumiere e bercele sulla panchina della villetta. E invece il massimo della mia proposta spartana è stato invitarle sul terrazzo di casa mia a bere una bottiglia di prosecco avanzata dal mio compleanno. Senza mac, questo volta. Piccolo mac, pace all’anima sua, morto per peccato di estestica. Perché solo in Sex and Ciyt i bicchieri poggiati davanti al computer non si rovesciano sul computer. E’ una legge che risponde al secondo principio della termodinamica, quello che dice che l’entropia è destinata sempre ad aumentare.</p>
<p>Quest’estate sono uscita talmente poco che ora tutto i miei vestiti estivi degli anni scorsi mi sembrano nuovi.</p>
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		<title>La tenda. Parliamone.</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 09:53:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>camilla</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Io lo sapevo che prima o poi sarebbe arrivato questo momento. Essere fidanzati con un geologo non vuol dire solo avere un ragazzo che rifiuta il navigatore satellitare perché lui si orienta con le stelle e con il sole. Vuol dire anche ritrovarsi un ragazzo che prima o poi ti chiederà di passare qualche notte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.drinkpop.it%2F2010%2F08%2Fla-tenda%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px;height:30px;margin-top:5px;"></iframe><p>Io lo sapevo che prima o poi sarebbe arrivato questo momento. Essere fidanzati con un geologo non vuol dire solo avere un ragazzo che rifiuta il navigatore satellitare perché lui si orienta con le stelle e con il sole. Vuol dire anche ritrovarsi un ragazzo che prima o poi ti chiederà di passare qualche notte in tenda. <strong>Tenda</strong>, avete capito bene, quella cosa alta un metro che si monta e uno ci deve dormire dentro. Io dico, l’umanità ha fatto tanti meravigliosi progressi, ha inventato le case in muratura, i letti, i materassi, i materassi in lattice, il piumino e il copripiumino, l’aria condizionata e il telecomando per l’aria condizionata da mettere sul comodino, ora dico io, perché di fronte a tali meraviglie del progresso uno deve volontariamente andarsene a dormire sotto una cosa di plastica che sicuro fa troppo caldo o troppo freddo, a diretto contatto con la nuda e dura terra, tra biscie, formiche e tutti gli altri simpatici amici del bosco? Avendo pure il coraggio di chiamare tutto ciò vacanza?</p>
<p>Io una notte in tenda, l&#8217;ho passata. Mi sono messa a piangere perchè mi veniva la claustrofobia e mi sembrava di stare in una tomba.<br />
Ma, come in tutte le cose, anche qua bisogna fare delle distinzioni. Una tenda solitaria, in una località isolata, tipo un remoto promotrio della frastagliata costa norvegese, ammetto che abbia un senso e un perché. Quello che un senso e un perché non ce l’ha è il campeggio.<br />
<strong>Il campeggio.</strong> Persone civili, che durante l’inverno ti possono sembrare anche persone normali, che a bell e buono, per l’estate, decidono di trasferisi in un campo nomadi. Perché una persona sana di mente, felice possessore di una casa, decide per passare le vacanze (e quindi evidentemente per stare più contento che a casa) in un campo nomadi?  Roulotte parcheggiate a due metri le una dall’altra, gente che cucina sotto tendoni di plastica con l’odore della salsa che si spande per il circondario, uomini che mangiano a a torso nudo, bambini in mutande.  Fare la fila per andare in bagno in bagni che stanno in fila uno accanto all’altro. E quando arriva il tuo turno trovi pure la tazza calda. Terreno che si infiltra ovunque. Insetti. La macchina parcheggiata vicino alla tenda. Come si può tutto ciò definire vacanza? E quindi rilassamento, benessere e miglioramento della routine quotidiana? Io concepirei tutto ciò solo in caso di calamità naturale. O se vuoi prepararti all’Isola dei Famosi.<br />
Ho barattato il campeggio con due notti in tenda sull’Aspromonte. Se mi rapisco la password del blog ce l’ha Corrado, lasciate questo post in bell’evidenza.</p>
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		<title>Trenta e non più trenta</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 09:03:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>camilla</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Pessima idea pesarsi il giorno dopo in cui una delle tue  migliori amiche, quella che ha sempre avuto 30 centimetri di differenza tra le tette e la vita ha compiuto 29 anni. Un anno meno di te. Che nel pomeriggio, trovando un metro abbandonato su una mensola, avevi scoperto di avere 5 centimetri di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.drinkpop.it%2F2010%2F07%2Ftrenta%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px;height:30px;margin-top:5px;"></iframe><p>Pessima idea pesarsi il giorno dopo in cui una delle tue  migliori amiche, quella che ha sempre avuto 30 centimetri di differenza tra le tette e la vita ha compiuto 29 anni. Un anno meno di te. Che nel pomeriggio, trovando un metro abbandonato su una mensola, avevi scoperto di avere 5 centimetri di differenza tra le tette e la vita. Ricevendo in dono (lei) un anello di fidanzamento. In ogni caso non è mai una buona idea pesarsi la mattina dopo di una festa a base di pizza e crocchè. A prescindere.<br />
Beh, in ogni caso, crocchè o non crocchè, a 30 anni peso cinque chili in più che a 29. E non sono manco incinta, sia chiaro. Beh sì, è normale in questa società fluida e post-moderna dedicarsi prima alla realizzazione personale e poi a costruirsi una famiglia. A 30 anni ora è tempo di fare carriera e sistemarsi economicamente.<br />
Infatti dedico le mie giornate al cambio smalto e allo sporadico controllo di annunci su lavori creativi.com ai quali, ancora più sporadicamente, invio un cv.pdf senza manco allegare una lettera di presentazione con la stessa convinzione con cui mi compro un gratta e vinci col resto delle sigarette.<br />
Da qualche parte, e capisco anche bene dove, si è incagliato qualcosa che mi avrebbe transitato da essere una promettente e brillante ventenne all’essere una brillante trentenne sulla via della realizzazione.<br />
“Cosa vuoi per i prossimi trent’anni?”-mi hanno chiesto al brindisi per i miei trent’anni. “ Tre case, tre figli, tre libri pubblicati” - ho risposto. Ho mezza casa in eredità tra cinquant’anni e svariati incipit. Credo di essere sulla buona strada per essere un’ultrasessantenne appagata.</p>
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		<title>Addio a Carrie</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 07:14:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>camilla</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[E così, questa sera in un cinema affollato di ragazze poco più che ventenni, che probabilmente quando è andata in onda la prima puntata di Sex and City erano ancora alle medie, si è consumato il mio addio a Carrie.
Il rinascimento finisce quando decade nell’opulenza del barocco. E Sex and City 2 è esattamente questo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.drinkpop.it%2F2010%2F06%2Faddio-a-carrie%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px;height:30px;margin-top:5px;"></iframe><p>E così, questa sera in un cinema affollato di ragazze poco più che ventenni, che probabilmente quando è andata in onda la prima puntata di Sex and City erano ancora alle medie, si è consumato il mio addio a Carrie.<br />
Il rinascimento finisce quando decade nell’opulenza del barocco. E Sex and City 2 è esattamente questo, barocco e opulento, un’esibizione vuota oramai distante da quelle ventenni che un tempo guardavano queste trentenni in the city e sognavano di essere come loro, in certe serate d’inverno in stanze post-adolescenziali.<br />
Oggi, che qualcuno di queste ventenni è riuscita a conquistarsi il suo monolocale colorato mentre qualcun’altra è rimasta incastrata nella sua stanzetta post-adolescenziale, non c’è un dialogo che non appaia scontato, una battuta di Samantha che non sembri subito volgare, un gesto di Carrie dal retrogusto di leziosità.<br />
La crisi economica è continuamente menzionata del film, ma intanto le nostre quattro sciacquette se ne vanno sui cammelli vestite Dior  e lanciano urla isterica all’idea di un volo in classe turistica.<br />
La moda non è più divertimento, ma caricatura che perde completamente di vista il contatto con la realtà. Carrie se ne va al suk vestita di una immensa gonna di taffetà con strascico da prima alla scala e cammina per casa sua indossando sempre e sola scarpe con tacco 12.<br />
E’ un po’ triste alla fine del film sentire che oramai tu e Carrie avete poco da spartire (beh, forse non è che abbiate poi avuto molto da spartire visto che lei non ha mai preso un autobus o una metro, tanto meno trascinandosi dietro un trolley da venti chili)  ma pazienza.<br />
Lasciamo dormire i miti mediatici nelle loro sonnolenze di celluloide. E per fortuna che Jen Lindley è morta, così non corriamo rischi. </p>
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		<title>Miracolo a Milano</title>
		<link>http://www.drinkpop.it/2010/06/miracolo-a-milano/</link>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 08:38:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>camilla</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[fritto misto]]></category>

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		<description><![CDATA[ Io mi dicevo. Per una che ha letto tutto Dino Buzzati dai 13 ai 15 anni è impossibile non farsi piacere Milano. Le guglie d’oro che alzano le loro spade agli ultimi raggi del sole, le speranze che scendono dal settentrione, le vie dove dicono si possa incontrare la fortuna e fatti così. Voglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.drinkpop.it%2F2010%2F06%2Fmiracolo-a-milano%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px;height:30px;margin-top:5px;"></iframe><p> Io mi dicevo. Per una che ha letto tutto Dino Buzzati dai 13 ai 15 anni è impossibile non farsi piacere Milano. Le guglie d’oro che alzano le loro spade agli ultimi raggi del sole, le speranze che scendono dal settentrione, le vie dove dicono si possa incontrare la fortuna e fatti così. Voglio dire, per Milano per me prima di tutto è stato questo e solo dopo, molto dopo, un posto dove tutti andavano a lavorare con trolley colorati e più o meno vaghe nostalgie di pizze, mandolini e vir o mar quant è bell. <span id="more-105"></span></p>
<p class="MsoNormal">Eppure io il primo giorno vedevo solo gente che ti spingeva, parlava di lavoro mentre mangiava, parlava di lavoro mentre era in metro, parlava di lavoro appena te la presentano senza nemmeno chiederti “scusa, ma tu chi sei, che fai qua ecc ecc”.</p>
<p class="MsoNormal">Eppure poi è bastato poco, un monolocale colorato con vista sui tetti, salire sul tetto del duomo, tra le suddette guglie e guardare la gente dall’alto in giù milioni di formichine e immaginare di buttare un sasso per vedere se poi si muoverebbero come l’acqua nello stagno.</p>
<p class="MsoNormal">Un, due, tre aperitivi in posti con divanetti bianchi e stand di cuochi indiani con guanti in lattice. E poi andarsi a bere una birra sedute per terra alle colonne di San Lorenzo per far finta di essere come saremmo con dieci anni in meno a Milano. Quando un divanetto bianco ci avrebbe provocato un moto d’orrore.</p>
<p class="MsoNormal">Una gita fuori porta a Vigevano scoprire che c’è un centro storico con i vicoletti e le trattorie a dieci euro a persona e una piazza dove prendere il caffè al sole a mezz’ora di treno.</p>
<p class="MsoNormal">E poi andare a farsi fare le sopracciglia a Brownie Bar dove ti prendono le misure della faccia e ti fanno i segni col gessetto come nei programmi di Discover Real Time dove fanno diventare bellissime tutte le peggio cesse.</p>
<p class="MsoNormal">Mangiare muffin sui gradini di casa e visualizzarsi dall’altro lato del marciapiedi come in un quadro d Hopper</p>
<p class="MsoNormal">E a un certo punto il cielo di Milano è cominciato a diventare azzurrissimo,<span> </span>di un azzurro quasi prepotente, con le nuvole rosa al tramonto. Addirittura si dice che alcune strade odorassero di gelsomini e fiori d’arancia e una felicità lieve sorprese tutti.<span> </span></p>
<p class="MsoNormal">Tutti si tolsero le scarpe per stendersi sul prato di Piazza Sempione per guardare i modelli olandesi che giocavano a pallone per poi prendersi uno spritz e sentirsi come in just a perfect day drinking sangria in the park.</p>
<p class="MsoNormal">Si dice che a Milano non ci fosse mai stata una brezza serale che rinfrescasse gli animi come quella sera.</p>
<p class="MsoNormal">Pare che non si sia mai visto un napoletano salire sull’Eurostar del venerdì sera tanto di malvoglia.</p>
<p class="MsoNormal">Ma poi il treno l’ho preso (e seduta accanto al finestrino, vide passare l’italia ai suoi piedi ecc ecc).</p>
<p>Mo’ è il momento di quando uno dice. Poi si vede. Ma ora è solo sabato mattina e<span> </span>fuori c’è il sole e le cigas sul terrazzo sono tutte fiorite. In lontanza il mare luccica. Ci penserò lunedì.</p>
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		<title>Granada-Milano (solo ritorno)</title>
		<link>http://www.drinkpop.it/2010/05/granada-milano-solo-ritorno/</link>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 15:06:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>camilla</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[fritto misto]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Al risveglio l&#8217;Italia è odore di cipolle fritte che vengono dal ristorante italo-cinese specialità sudamericane che sta sotto il palazzo. Una gru enorme sta buttando giù un palazzo di fronte e i calcinacci finisco sulla piantina di basilico che il napoletano immigrato tiene sul davanzale. Il cielo annuncia pioggia e io non ho nessuna voglia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.drinkpop.it%2F2010%2F05%2Fgranada-milano-solo-ritorno%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px;height:30px;margin-top:5px;"></iframe><p> <br />
Al risveglio l&#8217;Italia è odore di cipolle fritte che vengono dal ristorante italo-cinese specialità sudamericane che sta sotto il palazzo. Una gru enorme sta buttando giù un palazzo di fronte e i calcinacci finisco sulla piantina di basilico che il napoletano immigrato tiene sul davanzale. Il cielo annuncia pioggia e io non ho nessuna voglia di uscire. Ho Vanity Fair in italiano e una piccola biblioteca che è da un mese che non leggo un libro.</p>
<p>Ieri la pizza era buona, i camerieri parlavano in napoletano, ai tavoli attorno c&#8217;era tutta gente che parlava ininterrottamente di lavoro mentre mangiava la pizza con coltello e forchetta. Consulenze di 140mila euro, bilanci e vantaggi e svantaggi del bonus mensile anziché annuale.</p>
<p>Ordino un limoncello mentre il tavolo affianco ordina un decaffeinato e mi impongo di lottare contro la me stessa napoletana che considera milano il cesso e non vede l&#8217;ora di tornare al sole, al mare e all&#8217;impepata di cozze. Tanto sta piovendo da due mesi pure a Surriento. E il limoncello che mi servono è tale e quale. Anzi, sarà proprio lo stesso.</p>
<p>La prima cosa che mi è ha colpito dell&#8217;Italia è stata la quantità incredibile di macchine. Tantissime macchine che andavano avanti e indietro e suonavano un microsecondo prima che il semaforo diventasse verde. Non me ne ricordavo mica tante.</p>
<p>Mi sento un po&#8217; come quando dal monastero buddista sulla montagna sacra di Koyasan sbarcammo alla stazione di Umeda-Osaka tra stormi telecomandati di giapponesi. Per fortuna c&#8217;è chi mi compra il biglietto alla macchinetta della metropolitana e mi trascina il trolley rosa mentre io sembro una signora di cinquanta anni dell&#8217;entroterra lucana che va a trovare per la prima volta il figlio.</p>
<p>Io sull&#8217;aero quando ho visto le cime innevate della Sierra Nevada che si allontanavano mi sono commossa solo un poco dentro. Il clima di terrore che solo un check-in ryan-air sa produrre tra controllo al grammo delle valige, borse da infilare negli zaini e zaini da stringere con le cinghie per farli entrare nei microscopici misuratori di bagagli a mano, mi avevano fiaccato. E il racconto della signora affianco sul matrimonio spagnolo del figlio quando le avevano fatto fare un velo di seimila euro lungo fino a terra era troppo avvincente.</p>
<p>Appena arrivata ero troppo frastornata e le macchine era troppe e capivo tutto quello che diceva la gente attorno a me e ho detto hola alla signora del bar.</p>
<p>E poi c&#8217;era qualcuno da rivedere, salutare e raccontare.  Il magone mi è salito ora, in questo giovedì mattina che tutti lavorano in un posto che non è il mio e non è il nostro. E mi sento come quella piantina di basilico fuori al davanzale mentre fuori comincia a piovere.</p>
<p>(Pomeriggio, è uscito il sole, ho pranzato a sushi con un vecchio amico. Le foglie della piantina di basilico ora sono di un bel verde tenero. Se le odori profumano)</p>
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		<title>La mia vita a Granada-parte seconda</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 09:21:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>camilla</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[andalusia]]></category>

		<category><![CDATA[granada]]></category>

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		<description><![CDATA[A Napoli esiste il verbo “intalliarsi”: ovvero prendere tempo tra una chiacchiera in piazza, il caffè, un passeggiata lenta.  Fin ora non ho incontrato il corrispettivo spagnolo di “intalliarsi” ma credo che il dialetto andaluso abbia sicuramente un verbo corrispondete.
A Granada le sere sono lunghe, lunghe e lente,  a volte pure troppo lunghe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.drinkpop.it%2F2010%2F05%2Fla-mia-vita-a-granada-parte-seconda%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px;height:30px;margin-top:5px;"></iframe><p>A Napoli esiste il verbo “i<strong>ntalliarsi</strong>”: ovvero prendere tempo tra una chiacchiera in piazza, il caffè, un passeggiata lenta.  Fin ora non ho incontrato il corrispettivo spagnolo di “intalliarsi” ma credo che il dialetto andaluso abbia sicuramente un verbo corrispondete.<span id="more-103"></span><br />
A Granada le sere sono lunghe, lunghe e lente,  a volte pure troppo lunghe e lente per i miei gusti non troppo mediterranei.   Prima si ciondola per i bar di tapas, un tubo (la birra media) una cana (la birra piccola) un tinto de verano (un tipo leggero di sangria) accompagnati da una patatina, una polpetta, una frittella, un gamberetto, uno spiedino, un fatto così. Sempre e comunque col tipico retrogusto di aglio che sarà il tuo fedele compagno di viaggio per tutta la notte.  Si mangia e si butta il tovagliolo a terra, si fuma e si cicca a terra. In alcuni posti(acci) vedi direttamente il pezzo di fumo sul tavolino del bar. Paghi il tuo conto di 3 euro e 60  per due birre e due tapas che valgono abbondantemente per  cena e verso mezzanotte comincia il vero pre-serata.  Parte il mini-botellon. Mini perché i botellon veri e propri sono stati vietati.</p>
<p>Spiego per chi non ha fatto l’erasumus in spagna o non è mai andato a trovare un amico che ha fatto l’erasumus in spagna.<br />
Fare un botellon significa molto semplicemente radunarsi in una piazza, in un parco, in un giardino carichi di bottiglie e bere, fumare, chiacchierare, suonare.  Qua a Granada i botellion sono autorizzati solo nel parcheggio del centro commerciale Hypercor dove il sabato e la domenica si radunano migliaia di ragazzini armati da bottiglie di rum e cola e stanno là a sbevazzare. Le ragazze, tutte visibilmente tredicenni, ci vanno con le calze sfilate, che a quanto  vedo, sono uno dei trend-teen dell’Andalusia. Dalla calzamaglia alla calze sfilata.<br />
Questo è il botellon vero e proprio, che può arrivare a radunare, nel caso di grandi feste, anche venti o trentamila persone. Capirete che a un certo punto è stato vietato di fare queste cose in strada e quindi hanno destinato all’uso il parcheggio del supermercato (tipo dove da noi si fanno gli scambi di coppia). In realtà però stare per strada a bere in piccoli gruppi, senza esagerare, è comunque tollerato. E’ così verso mezzanotte si comprano 4-5 bottiglie di birre Alahmbra da un litro, la birra ufficiale di Granada, e ci si sta a stare in qualche parchetto. In realtà si tratterebbe di un pausa prima di andare in un altro locale ma in realtà di sta là per ore, nell’aria dolce della sera, sotto l’odore dei fiori d’arancio, un flamenco e un’altra bottiglia. Si, perché in genere queste momenti sono animati da uno che suona la chitarra flamenca e uno che canta un flamenco. Ma stare a sentire il flamenco non è come stare a sentire la Canzone del Sole che sbatti le mani e canti pure tu.  No, sbattere le mani quando uno suona il flamenco, è una questione complicatissima. Ci sono degli schemi che sembrano gli esercizi di ritmica che si fanno per l’esame di solfeggio roba tipo 3-2-3-1. Tanto nelle scuole di flamenco si parte sempre dal corso di compas, che è appunto la tecnica dello sbattere delle mani.  Io mi sentirei anche intimamente portata per questo fatto dello sbattere delle mani, solo che non è che ti puoi mettere là e cercare di acchiappare il tempo, se non mandi tutti fuori ritmo. Quindi simulo guardando la giapponese del caso bravissima e sempre a tempo (ma ovviamente non ce la posso mai fare).<br />
( questo fatto dei giapponesi è poi un discorso a parte: a Granada ci sono stuoli di giapponesi che stanno qua per studiare flamenco e si trattengono due-tre anni. Come se io a bello e buono, piglia e me ne andassi tre anni a Tokyo a studiare il teatro kabuki. Roba di pazzi.  Quando siamo andati a Lisbona ci siamo chiesti se anche là ci fossero dei giapponesi che studiavano il fado. Dopo 5 minuti è arrivato un giapponese a cantare il fado.  Il mio progetto è aprire una scuola di musica a Napoli dove insegnare la fronna di limone ai giapponesi).<br />
All’esaurirsi delle 4-5 bottiglie si va nel locale. I locali bene o male sono tutti tale e quali. O forse sembrano tutti tali e quali perché nella cortina di fumo di cui sono perennemente avvolti non è che si capisce granchè. I locali notturni sono in genere popolati dall’immancabile gruppetto di  prosperose studentesse del Middlewest con pantaloncini che lasciano scoperti  bianchi cosciotti ben torniti in cerca di  mediterranee avventure prima del ritorno in patria e fauna  maschile locale ansiosa di lasciare alle suddette un gradito ricordo.<br />
La cosa fantastica è che nei locali in genere non si paga mai per entrare. O al massimo si paga 4 euro comprensive di due consumazioni da tipo mezzo litro di birra cadauno.  La serata si esaurisce alla prima crisi di soffocamento per troppo fumo dentro al locale.<br />
( detto ciò, vorrei dire che nonostante non sia mai stata filo spagnola, qua si sta benissimo. La vita scorre pacifica e serena, la Sierra Nevada è ancora innevata e la domenica si va al mare a mangiare la frittura di pesce col tavolo sullo scoglio sotto il sole caldo.  A Granada hanno messo i teloni per le strade per far passeggiare la gente all’ombra, ma la sera ti devi mettere la giacchetta perché fa sempre un po’ freschetto. La sera puoi uscire anche con 3 euro e se vuoi andare in palestra senza iscriverti in palestra puoi andare a correre lungo il fiume dove alla fine trovi un parchetto con tutti gli attrezzi compresa cyclette, panche per gli addominali e twist per il punto vita. )<br />
Mercoledì torno.  Non ne ho alcuna voglia.</p>
<p><a href="http://www.whatyoulove.it/author/guest-blogger/"><img class="alignnone" src="http://www.drinkpop.it/images/best_lover_01.jpg" alt="" /></a></p>
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		<title>Post o Gall</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 21:14:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>camilla</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[andalusia]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo partiti in direzione ovest un martedì pomeriggio di insolito freddo di una primavera granadina di mattine gelide e mediodia assolati. Una Seat Ibiza bianca presa a noleggio, due zainetti e la mappa Michelin di tutte le strade della Espagna e Portugal.
Le carrettiere dell’Andalusia sono gratis e monotone, da Granada a Siviglia incontriamo solo enormi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.drinkpop.it%2F2010%2F05%2Fpost-o-gall%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px;height:30px;margin-top:5px;"></iframe><p>Siamo partiti in direzione ovest un martedì pomeriggio di insolito freddo di una primavera granadina di mattine gelide e mediodia assolati. Una Seat Ibiza bianca presa a noleggio, due zainetti e la mappa Michelin di tutte le strade della Espagna e Portugal.<span id="more-102"></span><br />
Le carrettiere dell’Andalusia sono gratis e monotone, da Granada a Siviglia incontriamo solo enormi distese di olivi, da lontani si vede qualche paesino bianco come disegnato su un fianco di una montagna.  Canal Fiesta Radio, la radio officiale de toda Andalusia ci tiene compagnia col sue canzoni che parlano immancabilmente di amore e calle a ritmo di flamenchino.  Maciniamo i primi trecento chilometri. A Siviglia rotta verso nord, siamo diretti a Caceres, città medievale dell’Extramadura prima tappa del nostro viaggio nel viaggio.   La terra si fa rossa e scompaiono i paesini bianchi per sopra le montagne. La densità abitativa dell’Extramadura è pari credo a una pecora per dieci chilometri quadrati.  Il sole è ora alla nostra sinistra e diventa sempre più rosso e grande.  Chilometri su chilometri tra la terra rossa, sono quasi le dieci di sera e il sole non tramonta mai.  Alla fine scompare stremato dietro le corna di una delle tante silhoutte giganti di tori che fiancheggiano le strade della Spagna.<br />
Caceres sembra essere una tranquilla cittadina umbra o della Toscana, con le mura medievali e le strade con i ciottoli. Solo che le stelle sono molto più luminose. Mangio un bel porco iberico e Alberto la prima tortilla del viaggio. Da allora mangerà esclusivamente tortilla di patete o omelette di queso a pranzo e a cena, sempre con l’immancabile accompagnamento di patatine fritte che non mancano mai in nessuna tavola spagnola.  Alla fine del viaggio ha ormai assunto un color Simpson e per fortuna non abbiamo avuto modo di misurargli il colesterolo.<br />
Il giorno dopo colazione con churros e cioccolato.  Per chi non lo sapesse i churros sono delle specie di zeppole di San Giuseppe però lunghi, tipo tubi. Li vendono in un unico grande rotolo che ti tagliano a misura.  In genere si prendono sempre insieme alla cioccolata calda e ce li azzuppi dentro.Avete mai azzoppato un zeppola nella cioccolata calda? Beh, il risultato è delizioso.<br />
Riprendiamo la rotta verso ovest, puntando diritti verso il sole. Il panorama diventa man mano più chiaro, la terra da rossa si ricopre di verde. Senza un minimo di preavviso attraversiamo il confine.  Subito accendiamo la radio per sentire un po’ di portoghese, ed eccolo. Non lo so, a me che non sono stata mai un patita delle canzoni brasiliani mi fa pensare subito a Tony Tammarro che canta “una sera con mio amico, ne mia casa de baiha…”<br />
Ci fermiamo a prendere il primo sorso di Portogallo a Evora, piccolo e tranquillo paese che un tempo fu avamposto dei Romani che qui eressero un tempio a Diana. Non possiamo fare a meno di immaginarci le legioni dei Romani che dai Fori Imperiali si mettevano la via avanti ed arrivavano fino al Portogallo. Quanto tempo ci vorrà a fare a piedi da Roma al Portogallo?  E i messaggeri che dalle legioni partivano per portare messaggi a Roma?<br />
Non posso fare a meno di cominciare a notare che i portoghesi hanno tutti un colorito che va sul verdino.<br />
Sensazione che accompagnerà un po’ tutto il viaggio. Ora non so se sono io che mi sono fatta condizionare da Alberto che continuava a sostenere che in Portogallo erano tutti verdi o è proprio così. Io comunque li vedevo tutti verdini.<br />
Arriviamo a Lisbona nel tardo pomeriggio. Ovviamente ci toccano i tre quarti d’ora di sperdimento nel traffico di Lisbona per trovare l’albergo  senza navigatore satellitare ma solo unendo mappe Michelin, Lonely Planet e segnali stradali. Vasco de Gama non aveva manco quelle, mi dico. Per fortuna a Lisbona si guida un po’ come a Napoli e quindi fare le inversioni a U in mezzo alla strada non è troppo un problema.<br />
Lisbona non sembra molto cambiata da “Sostiene Pereia” i tram sono uguali, sferraglianti e con gli interni in legno, i cartelli stradali che indicano un attraversamento pedonale hanno disegnato sopra un omino col cappello.<br />
Le persone per strada non portano il cappello però, e per strada ci sono molto meno bambini che a Granada dove le strade sono festosamente piene di bambine coi fiocchi e bambini in calzamaglia.  Certo, il pensiero di farti queste salite e discese col passeggino non invoglia certo alla natalità. Le gioiellerie di Lisbona vendono tutte degli enormi cuori di Cristo intarsiati d’oro. Forse perché deve venire il papa e le vie sono piene di cartelli che inneggiano a “Papa Bento”.<br />
A Lisbona facciamo quello che si deve fare a Lisbona. Prendiamo il tram, ci sediamo fuori al bar con la statua di Pessoa a prenderci la limonata, mangio il baccalà e andiamo a sentire il fado. Dopo una strofa di fado già sto piangendo.<br />
Dopo due giorni dove non so quanto abbiamo speso di tram, pasteis di nada e cicchetti di porto scendiamo verso sud, direzione Algarve.  Più che del sole e del mare siamo in cerca di dirupi e scogliere affacciate ad ovest. Le troviamo a Capo Saint Vincent, l’estrema punta ovest del Portogallo dove avanti ci sono solo mare e america. Un faro sullo scogliera, l’ultimo pezzo d’Europa che i naviganti vedevano prima di arrivare chissà dove.<br />
Il sole non ci benedice, ci godiamo due bottiglie al giorno di vino portoghese,  altri cicchetti di porto ed epiche mangiate di mariscos (frutti di mare) e il delizioso agriturismo sperso nelle campagne con un cielo stellato di notte che mi ricorda certe notti d’agosto nell’alto cilento.<br />
Con una certa saudade la domenica ripassiamo la frontiera, radio fiesta radio che subito ci accoglie in Andalusia mi fa capire subito quando diverso sia stato l&#8217;apporto dei portoghesi e degli spagnoli alla letteratura e all&#8217;arte occidentale. Secondo me i portoghesi si considerano di gran lunga superiori agli spagnoli.  E forse, secondo me, tengono pure ragione.</p>
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		<title>La mia vita a Granada-Parte Prima</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 16:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>camilla</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[fritto misto]]></category>

		<category><![CDATA[granada]]></category>

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		<description><![CDATA[Il primo giorno alla scuola di spagnolo ho avuto la sensazione chiara e distinta di essermi trasformata nella protagonista del libro di inglese delle scuole medie. Ve lo ricordate, quello che sempre era ambientato in qualche college del countryside e c’erano un italiano, un tedesco, un francese e uno spagnolo che erano andati là to [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.drinkpop.it%2F2010%2F04%2Fvita-a-granada%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px;height:30px;margin-top:5px;"></iframe><p>Il primo giorno alla scuola di spagnolo ho avuto la sensazione chiara e distinta di essermi trasformata nella protagonista del libro di inglese delle scuole medie.<span> </span>Ve lo ricordate, quello che sempre era ambientato in qualche college del countryside e c’erano un italiano, un tedesco, un francese e uno spagnolo che erano andati là to learn english. Qua è la stessa cosa, un po’ Benetton anni 80, yoi soy Camilla e io soy de italian, Hola!, yo soyMami e yo soy japanesa encantada e nice to<span> meet you. <span id="more-101"></span></span></p>
<p>Alla scuola di spagnolo la tua unica responsabilità è imparare bene la coniugazione del verbo es.<span> </span>La studio a casa la sera sul tavolo di cucina.</p>
<p class="MsoNormal">La scuola sta nel quartiere arabo di Granada, all’Albayzin, io l’ho scelta perché sul sito web stavano tutte le foto di studenti multicultural felici su terrazzi assolati con vista panoramica sulla Alhambra.<span> </span>Nella scuola si studia spagnolo ma anche flamenco. Chitarra flamenca, ballo flamenco, sbattimento di mani flamenco ( che si chiama compas ed è proprio una materia a parte).<span> </span>Io faccio solo spagnolo perché secondo me non si è mai vista una bionda che balla il flamenco, secondo me è proprio genetico.<span> </span>Però ci stanno un sacco di americane e inglesi bionde che si avvolgono negli scialli con le frange e ballano il flamenco. Ma secondo me non riusciranno mai ad avere l’arcaica e composta serietà che ci vuole.<span> </span>A me comunque il flamenco manco mi piace, se proprio la vogliamo dire tutta.</p>
<p>In ogni caso, per andare alla scuola di spagnolo ci metto una mezz’ora a piedi.<span> </span>Mi alzo alle otto e faccio il caffè nella cucina buia come se fossero le sei di mattina.<span> </span>I primi giorni pensavo che era perché la casa era poco illuminata, ma poi uscendo mi sono accorta che le nove di mattina sono proprio come le sette di mattina. La luce è quella grigiolina dell’alba, i fruttivendoli scaricano le cassette di frutta e i netturbini puliscono la strada con le pompe d’acqua.</p>
<p>Frotte di bambini corrono a scuola. Ci sono tantissimi bambini qua. Tantissimi bambini e tantissimi cani. I bambini sembrano tutti usciti da un foto del secondo dopoguerra. Hanno le calzamaglia e i calzoncini corti. Le bambine i codini con fiocchi enormi.<span> </span>Vanno a scuola con le gonneline a pieghe e sono sempre composti.</p>
<p class="MsoNormal">Dopo aver attraversato il centro costeggio il rio Darrò e la Alhambra sopra brilla nel primo sole del mattino pronta ad accogliere anche oggi ininterrotte fiumane di turisti che scatteranno foto in ogni angolo per poi chissà quando rivederle.</p>
<p>Una lunga salita mi separa ancora dal piccolo sogno andaluso che è la mia scuola e sono arrivata. I maestri di spagnolo spesso<span> </span>indossano il poncho e hanno profonde occhiaie.<span> </span>Cancellano la lavagna con le dita e ridono molto quando gli italiani aggiungono le s alla fine delle parole in italiano per provare a dire qualcosa che non sanno.</p>
<p class="MsoNormal">Io non riesco a pronunciare tutte quelle cose aspiranti e sibilanti ma fa niente, imparerò, forse, un giorno, se sarà necessario. Intanto quando torno a casa mi guardo mujers y hombre su telecinco cosi practico mi espagnol.</p>
<p>Tra un paio di settimane andiamo a fare un giro in Portogallo, esto fine de semana andiamo a Siviglia.<span> </span>Mangio sempre il riso con il curry e tutto va bene</p>
<p>(se volete sapere qualcosa in più sull&#8217;Andalusia e magari avete in programma di andarci: <a title="Consigli per un viaggio in Andalusia" href="http://www.viaggioinandalusia.blogspot.com/">viaggio in Andalusia</a>)</p>
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