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	<title>Drink Pop</title>
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	<description>Appunti sparsi di una copy di provincia</description>
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		<title>Una casa dove mettere i libri</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 11:33:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>camilla</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tweet In quante case abbiamo abitato noi sui trenta e qualcosa? Case di studenti con la stanza da condividere: con la coinquilina lucana che asciugava il lavandino ogni volta che apriva l’acqua, con quella calabrese che quando le veniva a trovare il ragazzo partiva dalle sei del mattino a cucinare, col coinquilino punkabestia che in ...]]></description>
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<p>In quante case abbiamo abitato noi sui trenta e qualcosa?</p>
<p><strong>Case di studenti</strong> con la stanza da condividere: con la coinquilina lucana che asciugava il lavandino ogni volta che apriva l’acqua, con quella calabrese che quando le veniva a trovare il ragazzo partiva dalle sei del mattino a cucinare, col coinquilino punkabestia che in un semestre non cambiava mai le lenzuola.</p>
<p><strong>Case di Erasmus</strong>, pieni di accenti, gente, bottiglie vuote, posaceneri pieni. La coinquilina tedesca che mette il segno del pennarello sul livello del suo latte perché ha paura che gli lo rubiamo. Il vicino di casa canadese che ci bussa per farsi fare il caffè dalle napoletane. Stanze con le foto azzeccate con lo scotch a cercare di dare un’aria di casa.</p>
<p><strong>Monolocali di lavoratrici precarie</strong>, col soppalco e il bagno con le macchie di muffa. Monocali che ci torni a casa la sera e sono freddi e silenziosi e la borsa che lasci cadere all’ingresso fa un tonfo sordo. Monolocali che un po’ si assomigliano tutti nelle loro suppellettili Ikea comprate di domenica per dare un’aria di casa.</p>
<p>Case da cui andare e venire col trolley carico, case che poi la casa dove tornare alla fine è sempre la casa di mamma, case in cui non abbiamo mai portato tutti i libri.</p>
<p><strong>Case come stanze di hotel.</strong></p>
<p>E così ho lasciato pure la casetta sull’Isola. E la mia vita tutta là. che entrava in un trolley rosa.</p>
<p><a href="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/05/trasloco.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2379" title="trasloco" src="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/05/trasloco.jpg" alt="" width="312" height="312" /></a></p>
<p>Su un foglio a righe ho una lista con tutte le cose che devo infilare nel trolley aperto sul pavimento. Ho vasi che sono stati riempiti di fiori. Ho una candela che non è mai stata accesa. Ho un piumino caldo e che mi ha scaldato da arrotolare e schiacciare per far andar via l’aria. Pluff, fa l’aria uscendo dalla busta per il sottovuoto.</p>
<p>Ho fodere di divani da togliere e portar via perché possono essere sempre riutilizzate. Fodere rosa a coprire l’azzurro di questa casa troppo azzurra. Dietro le trovo bagnate dell’umidità trasudata dal muro. L’umidità di quest’isola troppo azzurra. Svuoto i deumidificatori. Un liquido azzurro radioattivo cola giù per il lavandino.</p>
<p>Avvolgo foto e portafoto nella carta da giornale. Quella foto di io in barca che guardo il Faro e mi ricordo che pensavo che mi sarebbe piaciuto starmene un po’ sotto a quel Faro. (E l’ho stampata e incorniciata per ricordarmi che io pensavo che mi sarebbe piaciuto e dopo due mesi avevo una casetta che a quel Faro ci potevo arrivare a piedi a vedere il tramonto). Quella foto di noi tre su un canale di Venezia dove siamo più ragazzine di ora e sorridiamo. Quella foto di Ginza e il cielo violetto di Tokyo e quella io sul ponte di Osaka che è il ponte di Blade Runner. Io e la scimmietta di Gibilterra che ci facciamo le boccacce e lontano si indovina l’Africa al di là del mare Io seduta su un molo e il mare aperto davanti. Quanto mare.</p>
<p>Una volta che è tutto dentro la casa ritorna ad essere azzurra e sterile come quando sono arrivata. Questa casa non ha mai visto un bacio. Perciò è sempre stata così fredda e umida. E hai voglia di accendere stufette e impostare il condizionatore sui 28 gradi fissi.</p>
<p>Ma ora è tempo di andare altrove. Me lo faccio dire anche da Morgan mentre scatto una foto, lascio le chiavi sull’incerata a quadretti, trascino il trolley fuori e un ultimo sguardo commosso all’arredamento e chi si è visto si è visto.</p>
<p><strong>Lascio che le cose mi portino altrove.<br />
</strong><br />
<a href="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/05/casa-anacapri.jpg"><img src="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/05/casa-anacapri.jpg" alt="" title="casa-anacapri" width="312" height="312" class="aligncenter size-full wp-image-2380" /></a></p>

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		<title>Come quando</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 11:08:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>camilla</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tweet Come quando metti una maglietta bianca, le converse blu e hai i capelli freschi di shampoo. Come quando fuori c’è il sole e lavori con la finestra aperta e le voci dei turisti per strada non ti danno fastidio. Come quando alle cinque vai a comprarti il gelato con gli spiccioli nel palmo della ...]]></description>
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<p>Come quando metti una maglietta bianca, le converse blu e hai i capelli freschi di shampoo.<br />
Come quando fuori c’è il sole e lavori con la finestra aperta e le voci dei turisti per strada non ti danno fastidio.<br />
Come quando alle cinque vai a comprarti il gelato con gli spiccioli nel palmo della mano senza contare le calorie.<br />
Come quando ancora non ti sei abituata a una bella novità e te la ricordi nel dormiveglia.</p>
<p>Come quando cerchi una piccola ansia dentro di te e non la trovi. Come quando per una sorta di abitudine ti trovi a chiederti “cosa c’è che non va? Perchè sono così tranquilla? Non c&#8217;è proprio niente niente?”. E allora scavi scavi  e non trovi niente, neanche uno di quei soliti piccoli pungoli che ti fanno girare nel letto come se avessi le lenzuola di flanella coi pallini. E invece le lenzuola sono lisce e sanno di bucato.</p>
<p>E niente, oggi è una di quelle giornate così.</p>

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		<title>Piccoli pensieri della domenica sera</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 12:29:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>camilla</dc:creator>
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<p><a href="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/05/leaving-capri.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2364" title="leaving-capri" src="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/05/leaving-capri.jpg" alt="" width="312" height="312" /></a>Un soffio di desideri per questa ultima sera che aspetto l&#8217;aliscafo della domenica sera.</p>
<p>Un soffio di desideri da soffiare in direzione di Capri che brilla lontana.</p>
<p>Un soffio che spazzi via tutte le domeniche sere giù a questo porto. Quelle gelide sere d&#8217;inverno, di buio vento teso e mare agitato. I guanti con i pollici tagliati per digitare tweet di spleen domenicale.</p>
<p>(E invece stasera l&#8217;aria è tiepida, il sole scalda le panchine e i pollici senza guanti si muovono veloci. Le campane del giorno che finisce, le risate di donne dell&#8217;est nel loro pomeriggio libero. Coppie dell&#8217;hinterland col vestito buono della domenica per la passeggiata a Sorrento che camminano mano nella mano sul molo).</p>
<p>Un soffio di desideri cha faccia volare via leggere tutte le paure. Tutte le paure di quando ti sta per succedere una cosa bella e ti prende quella morsa allo stomaco che ti va venire voglia di correre più velocemente possibile a marcia indietro. Ma poi invece vai avanti trascinandoti dietro una valigia vuota da riempire, un sorriso e il coraggio che, tu lo sai, quello non ti è mai mancato. Perché nessuno può continuare ad essere un’isola.</p>

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		<title>Appunti da una primavera svedese</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 16:15:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>camilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Tweet Quello il fatto della Svezia andò così. Eravamo a Pasqua e pioveva molto. Poi una sera che pioveva un po’ di meno io decisi di uscire con le scarpette rosse col tacco alto. Roba serissima. Per uscire con uno che si era guadagnato il Primo Appuntamento con i punti della Tessera Fedeltà come Miglior ...]]></description>
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<p style="text-align: center;"><a href="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/05/cherry-blossom-stocklom.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2349" title="cherry-blossom-stocklom" src="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/05/cherry-blossom-stocklom.jpg" alt="" width="585" height="286" /></a></p>
<p><strong>Quello il fatto della Svezia andò così.</strong> Eravamo a Pasqua e pioveva molto. Poi una sera che pioveva un po’ di meno io decisi di uscire con le scarpette rosse col tacco alto. Roba serissima. Per uscire con uno che si era guadagnato il Primo Appuntamento con i punti della<strong> Tessera Fedeltà come Miglior Commentatore di Questo Blog</strong> dal 2005 ad oggi. Roba che sulla tessera di Frequent Flyer tiene meno punti. E stiamo parlando di uno che nell’ultimo anno ha preso 75 voli.<span id="more-2343"></span></p>
<p>E comunque io ero un po’ agitata perché erano tipo duemila anni che non uscivo con uno nuovo. Cioè serio,<strong> io non uscivo con uno nuovo dal 2006</strong>. Fidanzati virtuali a parte. Ma darsi appuntamento il venerdì sera su FB Messanger non vale. E capirete, non mi ricordavo come funzionassero queste faccende del primo appuntamento, il primo bacio ecc ecc Ma per fortuna nella vita mia mi sono vista abbastanza puntate di Sex and City e letto abbastanza chick-lit per avere una certa cognizione di come funzionasse la faccenda. Pure se stiamo in provincia di Napoli, mica a Manhattan, eh.</p>
<p>Beh, comunque ci sono uscita, lui mi ha richiamato, io ci sono riuscita e poi è uscito il sole. E in un giorno di sole perfetto come solo certi giornate di sole sanno essere perfette qui in mezzo al Mediterraneo mi sono trovata con un mazzo di girasoli sulla scrivania e un biglietto per Stoccolma nella casella email.</p>
<p>[“Perché non è che io mica mi potevo mai trovare un bel guagliono di paese, no, io mi dovevo trovare uno Svedese (Che Però è di Giugliano)” - direbbe mia mamma - dice mia mamma]</p>
<p>E quindi, sabato scorso che fu, misi 4 vestitielli semi-primaverili e un cappotto nel trolley di Hello Kitty e me ne andai a vedere come era questa primavera svedese.</p>
<p>La prima cosa che voglio dire di questo viaggio a Stoccolma è che la cosa più bella è stata <strong>avere qualcuno che ti aspetta all’aeroporto</strong>. Avete presente la scena finale di Love Actually? Quella che tutti si abbracciano all’aeroporto? Ecco. Io quando la vedo piango sempre. Sempre. E se è per questo mi commuovo ogni volta che vedo due che si abbracciano all’aeroporto. E io invece ogni volta da tipo molti troppi anni ho attraversato la hall degli arrivi trascinandomi trolley sempre troppo pesanti fino all’autobus. Con i lucciconi dietro gli occhiali da sole.</p>
<p>Ad Arlanda no. Ero io quella che gli altri trascinatori di trolley guardavano con benevola invidia perché c’era qualcuno ad abbracciarmi nella hall degli arrivi.</p>
<p>Usciti all’aria aperta io mi aspettavo di dover subito cacciare il cappotto dal trolley. Non dico che mi aspettassi lo stesso impatto di quando arrivai ad Helsinki un pomeriggio di gennaio (-3 minuti alla morte per assideramento se non ti infili subito nel taxi), ma voglio dire, siamo pur sempre in Scandinavia. E invece per 3 giorni me ne sono andata girando mattina e sera col <strong>trench da primavera a Capri</strong>. Manco la soddisfazione di dire “Non mi sono portata il cappotto per senza niente”.</p>
<p>Quello in realtà, io ne sono sicura, lo Svedese (che però è di Giugliano) ha fatto un accordo con l’Azienda Autonoma di Cura, Soggiorno e Turismo di Stoccolma per farmi vedere la città al suo massimo fulgore.</p>
<p>In occasione della mia venuta la temperatura media della città è stata livellata su un piacevolissimo 15 gradi secchi, il cielo è stato spazzato da ogni nuvola, i prati dipinti di verde smerlando, le orchestre e i cori posizionati nei luoghi strategici della città.</p>
<p>Lunghi tramonti rosa e violetta sono stati appositamente commissionati per rendere le sere dolci e lunghe, albe smaglianti e precoci sono state fatte spuntare ai lati dell’autostrada che porta all’aereo del ritorno per ricordarmi che eravamo solo all’inizio.</p>
<p><strong>E i ciliegi sono stati fatti fiorire</strong>. I delicati e teneri fiori di ciliegio che fioriscono una settimana all’anno. Una sola settimana all’anno nel giardino del re denominato (e cui copio e incollo) Kunsgträdgården.  Una settimana che nessuno può prevedere quando sarà. Quattro file di ciliegi che, in quel tempo sempre troppo fuggevole della fioritura, creano una cupola rosa sopra le persone che ci camminano sotto e non posso fare a meno di sorridere.</p>
<p>Di sorridere alla primavera, la primavera che viene senza bussare, all’inverno che è passato, all’inverno passato e freddo come sanno essere freddi solo certi inverni su certe isole, che è passato. Un’effimera cattedrale innalzata alla speranza e al tempo bello che viene.<br />
(Ma c’è forse qualcosa di meno effimero della speranza?)</p>
<blockquote><p>Una cattedrale fatta apposta per perdonare se stessi con un bacio, abbracciare giacche, spiegarsi il tempo nuovo che arriva (con te). E intanto un po’ più in là c’è l’orchestra che suona fili d’erba (e fisarmoniche).</p></blockquote>
<p>Fuochi sono stati accessi sulle rive del fiume che va a tuffarsi nel mar baltico: fuochi dove si incendia l’inverno e si dà il bentornato alla luce che torna.<br />
(che poi qualcuno mi dovrà spiegare perché in un mese che ha almeno 4 mesi con pochissime ore di buio non ci sono le tapparelle alle finestre e alle cinque di mattina ti trovi la stanza inondata di luce manco fosse mezzogiorno al Sud Italia e devi metterti la mascherina).</p>
<p>Candele sono state accese sui tavoli di ristoranti senza tovaglie.<br />
(che poi qualcuno me la dovrà spiegare questa avversione dei paesi nordici per le tovaglie).</p>
<p>Copertine da picnic sono state stese sopra prati verdi e cieli azzurri colorati coi pennarelli grossi pescati dalla scatola Giotto.</p>
<p>E il resto sono foto dove a metterle in fila una dietro l’altra mi guardo e mi rendo conto che ho la faccia davvero felice.</p>
<p>E niente, con questo dichiariamo ufficialmente chiuso il <a title="Grande concorso un fidanzato per Camilla" href="http://www.drinkpop.it/2011/09/grande-concorso-un-fidanzato-per-camilla/">Grande Concorso “Un Fidanzato per Camilla”.</a><br />
<br />
(e al primo che mi commenta che ora di sicuro non scriverò più post divertenti, gli auguro la sciordarella durante un colloquio di lavoro)</p>

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		<title>Stockholm Calling</title>
		<link>http://www.drinkpop.it/2012/04/stockholm-calling/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 15:46:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>camilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Tweet Allora, il fatto è questo.  Sabato vado per la terza volta della mia vita a Stoccolma. Che andare a Stoccolma non è mica come andare a Londra. E se ci capiti per la terza volta te lo chiedi che legame ci sia tra te e questo posto. O che legame ci sarà. O anche ...]]></description>
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<p>Allora, il fatto è questo.  Sabato vado per la terza volta della mia vita a Stoccolma. <strong>Che andare a Stoccolma non è mica come andare a Londra.</strong> E se ci capiti per la terza volta te lo chiedi che legame ci sia tra te e questo posto. O che legame ci sarà. O anche “Ma che ci vai a fare a Stoccolma che mo’ sei tornata dall’America perché non te ne stai un poco a casa tua la vuoi finire di spendere tutti questi soldi devi cominciare a risparmiare ma poi non ci sei già stata a Stoccolma?” (ciao mamma, ciao zia, ciao cugina. Ehi, ci sei anche tu papà, ciao!). Beh, in ogni caso le prime due volte sono state tutte e due nel 2004, io ero a fare l’Erasmus ad Helsinki, e da lì, voi lo sapete, durante il weekend si portava molto andare in Svezia con la trombonave per bere un sacco di alcool comprato a poco prezzo al duty free sulla nave.</p>
<blockquote><p>(Ve lo linko il post, ve lo linko: <a title="On that barch" href="http://www.drinkpop.it/2004/03/on-that-barch/" target="_blank">La Trombonave 4 marzo 2004</a>)</p></blockquote>
<p><strong>La prima volta che sono andata a Stoccolma</strong> con la trombonave era con tutta la comitiva italo-spagnola-mediorientale dell’Erasmus. C’era pure Jaffa, il mio fidanzato dell’epoca. Mi ricordo che bevevamo certa vodka dolciastra sul ponte tra turbinelli di neve e tipo 20 gradi sottozero, c’era il karaoke finnico e pure Chi Vuol Esser Milionario Live. Condividevamo la cabina con 2 ragazze greche. Una delle due ragazze greche passò la notte a farsi a un americano con io nel letto a castello sopra. Io con l’asciugamano fredda in fronte tra sbornia e mal di mare. Bei momenti. Da non ripetere &#8212; che non tengo più 23 anni &#8212; eh. Capirete con che energia ed entusiasmo possa aver affrontato il giorno dopo la visita a Stoccolma. Di quella giornata a Stoccolma mi rimane solo una foto dove io ho i capelli di un improbabile biondo metalizzato e sembro davvero molto giovane. Ho la stessa frangetta corta che ho sul passaporto. Che però mi ostino a considerare davvero carina. (Ma i progressi della consapevolezza si notano dal fatto che non me la taglio mica più la frangetta come una &#8220;ragazza che si sente speciale dopo aver visto il Fantastico Mondo di Amelìe&#8221;).</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/foto-helsinki-205.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2334" title="foto helsinki 205" src="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/foto-helsinki-205.jpg" alt="" width="288" height="384" /></a></p>
<p><strong>La seconda volta che sono andata a Stoccolma</strong> ci sono andata sempre con la trombonave, ma solo io.<br />
[ok, rivedendo le date mi rendo conto che questa era la prima e quella che stava prima era la seconda, ma fa uguale]</p>
<p>Questa cosa non la scrissi sul blog perché se mia mamma sapeva che mi ero presa una trombonave solo io da Helsinki a Stoccolma per poi salire in un treno per Uppsala e andare a trovare un gruppo di Erasmus canadesi con cui avevo fatto amicizia, moriva. (Ciao mamma, ti giuro che non lo faccio più).  Per risparmiare non presi la cabina e vagai solo io per tutta la notte su questa nave scintillante fino a che mi sorprese un’alba metallica tra isolotti di ghiaccio. Uno di quelle albe metalliche come sanno esserlo solo certe albe di certi mattini d’inverno in Scandinavia, quando il sole sorge tardi o fa finta di sorgere, ma si limitata a spandere una luce fredda sull’orizzonte. La nave attraversava queste isolette innevate sulle quali, sotto metri e metri di neve, si indovinavano chalet di legno e bucoliche felicità estive. I miei ricordi di Stoccolma sono legati essenzialmente alla passeggiata che mi feci da sola per il vicoli della città vecchia prima di prendere il treno per Uppsala (la pace di una chiesa protestante, il palazzo reale, una piazza con certe sculture moderne.</p>
<p>Prendo lo scaletto, apro lo scatolone sotto l’armadio e pesco la smemoranda nera di quell’anno:</p>
<blockquote><p><strong>Era il 5 febbraio 2004</strong></p>
<p>“Eccomi qua, imbarcata per la Svezia, da sola e senza la minima idea di cosa fare fino a domani mattina alle 9.30. In fondo il senso del viaggio.  Mi vivo questa cosa e mi immagino già che sarà quelle cose che poi si raccontano: “quando quella volta passai una notte da sola tra finlandesi ubriachi su una nave rompighiaccio”.</p>
<p>07.00 del mattino Notte insonne, ovvio, ma ce l’ho quasi fatta. Comincia lentamente a fare giorno e come in un’allucinazione appaiono le prime isole su un mare ancora nero con pezzi di ghiaccio portati via dalla corrente. Luce azzurrina, ghiaccio, isole con i fari. Esco sul ponte, ci saranno -20, il mare ghiacciato intorno, isole come miraggi. L’alba della vita.</p>
<p><strong>Era il 07 febbraio 2004 </strong></p>
<p>Nel ritaglio di una finestra affacciata su questo bosco da qualche parte della Svezia seguo con lo sguardo una bicicletta che scivola via sulla neve. L’adolescenza che pedala via. Seduta sulla sedia di un’altra cucina, a immaginare un’altra vita, a sentire un certo pungolo di struggimento, la mancanza di un abbraccio familiare, di una lingua familiare. Sfoglio un giornale svedese e cerco di risalire al significato delle parole. (Mi rendo conto di avere codici linguistici che mi permettono di intuire il senso di certe parole, cosa che mi manca completamente con il finlandese. D’altra parte lo svedese è pure sempre una lingua indoeuropea. Il finlandese fa parte di tutto un altro fatto…)</p>
<p>Stamattina camminavo nel cimitero di Uppsala, stando attenta non sciupare con impronte troppo pesanti la perfezione della neve e immaginavo a come può essere sentirsi di casa qui, a provare confidenza con questi lumini nella neve. Sola in un posto dove niente e nessuno ti collega al tuo mondo, come prendersi un weekend di pausa dalla propria vita. Ma poi mi rendo conto che sono sempre io che cammino per questo cimitero innevato in mezzo al bosco, e pause dalla vita non se ne possono prendere.</p>
<p>Intanto ascolto i Subsonica nella stanza piena di piante di uno svedese  e penso agli strani percorsi della vita, e penso a quanto tutto può essere tremendamente vicino e tremendamente lontano allo stesso tempo. E intanto mi assale il dubbio che gli svedesi la carta igienica non la buttino nel gabinetto ma nel cestino. Almeno a quanto mi è sembrano di capire da certi cartelli in bagno. E intanto continuo a incantarmi a guardare la neve dentro frenetici momenti di noia.</p>
<p>&nbsp;</p></blockquote>
<p><strong>La terza volta che vado a Stoccolma</strong> ci vado con l’aereo, niente trombonave in partenza dal molo 8 di Marina Grande. Per carità. Lufthansa, manco Ryanair con partenza da Roma Ciampino. Cambio a Monaco, come da copione. Come da copione mi passerò un paio di ore bevendo caffè gratis e pensando che sarebbe bello una volta, almeno una, uscire fuori da questo aeroporto di Monaco e vedere se è una città all’altezza delle aspettative del suo aeroporto. Per due ore l&#8217;aeroporto di Monaco offrirà caffeina ad alimentare pensieri su quello che mi aspetta lassù in Scandinavia. Altre due ore e poi sarò a Stoccolma. E per la prima volta la Scandinavia mi vedrà senza giubbotto rosso e senza scarpe da trekking.</p>
<p>Ci sarà tempo poi, sul volo del ritorno, di interrogarsi sul perché sia capitata di nuovo a Stoccolma. Ci sarà tempo poi per decidere se dar senso o meno a queste coincidenze scandinave (come se già non lo sapessi). Ci sarà tempo per decidere se sono semplici coincidenze o intime affinità elettive (come se già non l’avessi deciso).  Ci sarà tempo per decidere se accendere la risposta giusta  (come se già  non lampeggiasse di un bel verde brillante). Ma intanto c’è tempo. E io intanto ora me ne andrei a vedere com’è questa Scandinavia senza neve. Dopo un inverno in cui ho visto Capri con la neve, dopo un altro inverno in cui ho visto Roma con la neve, ora voglio vedere com’è Stoccolma senza.</p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Appunti Americani &#8211; San Francisco, ultimo atto</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 13:34:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>camilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Tweet Siamo all’ultima tappa di questa America. La scrivo che siamo tornati già da una ventina di giorni e l’America e i suoi giorni sembrano lontanissimi. (mentre guardo le luci in mezzo al mezzo al mare e penso alla notti là in America, ma sono solo le lampare o la bianca scia di un&#8217;elica) Giorni ...]]></description>
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<p><strong>Siamo all’ultima tappa di questa America</strong>. La scrivo che siamo tornati già da una ventina di giorni e l’America e i suoi giorni sembrano lontanissimi.</p>
<p><em>(mentre guardo le luci in mezzo al mezzo al mare e penso alla notti là in America, ma sono solo le lampare o la bianca scia di un&#8217;elica)</em></p>
<p>Giorni avvolti in una nebulosa di strade, Red Hot Chilli Peppers e hamburger. Ma poi ne scrivo e focalizzo i giorni, le ore.  La scrivo e mi rendo conto che nel ricordo esisterà un “<strong>Prima del viaggio in America</strong>” e “<strong>Dopo il viaggio in America</strong>”. Forse è proprio questa la caratteristica dei viaggi. Quello che distingue un viaggio da una vacanza. Fare da spartiacque, da pietre miliari. E non per quello che nel viaggio succede. Ma quello che il viaggio fa succedere in te.</p>
<p>E in questa America, senza che me ne accorgessi, gli orizzonti sconfinati mi hanno allargato lo sguardo, senza che me ne accorgessi le ossessioni di un inverno lunghi due inverni e un&#8217;estate si sono sbriciolate in un fuoco nella prima sera di primavera (con un lieve e dolce crepitio, come una foglia d&#8217;autunno che calpesti con le scarpe lungo il viale).<span id="more-2315"></span><br />
Ma ora siamo ancora in America. Siamo ancora tra il Prima e il Dopo. Siamo sulla strada che (ri)conduce verso San Franciso e c’è il sole. Siamo al<strong> centro di San Francisco</strong> ed eccoci a guidare su strade che salgono e salgono ripidissime e poi ad un certo punto sembra che non ci sia niente sotto e per un attimo hai paura che dopo ci sia il vuoto. Il cima alla salita trattieni un attimo il fiato, dici ooooh, ma poi la strada scende,  la strada continua, il burrone non c’è e tu ridi, e poi ancora si sale, trattieni il fiato, dici oh, poi si scende e ridi. Perché qua anche quando sembra che la strada sia finita in realtà non è mai finita. E questa è una cosa che mica vale solo a San Francisco. E ce ne dovremmo ricordare. Sempre.<br />
La nostra meta di San Francisco 2  è<strong> Lombard Street, la via dei peggiori motel di San Francisco</strong>. Siamo negli ultimi giorni di vacanza. Non è più tempo di hotel fighetti prenotati su Tablet.com. Abbiamo aperto Booking.com e  cliccato su ordina “dal prezzo più basso” scartando solo quelli con un punteggio medio di 4.3. Il Motel Americano di città si distingue dal Motel Americano al lato della highway perché ha il parcheggio più piccolo e non è che parcheggi proprio davanti alla porta della tua camera. Questo qua in effetti occupa tutta una palazzina in stile vittoriano che è pure bellina. Se si esclude la porta di ferro con le cancellate che fa immaginare che qua è meglio se ti chiudi bene a chiave. In ogni caso. Here we are. Bussiamo alla piccola reception e viene fuori un<strong> indiano con il terzo occhio dipinto in fronte</strong>. Ottimo. “Yes, we booked 3 nights, but we now we pay just one, ok?” “Okkey, okkey!&#8221;</p>
<p>La stanza in questione sembra uscita dai <strong>documentari di History Channel sulla morte violenta di qualche stella minore dello star system hollywoodiano</strong>. Grande grandissima. Uno stanzino per l’armadio che ci entrerebbe un letto a una piazza e mezzo, un soggiorno con divano, due poltrone e un tavolino, i soliti due letti queen. Un televisiore del 1986. Patina di decadenza che galleggia nell’aria. Il tutto, ovviamente, nei classici toni floreali spenti L’impressione generale è di quelle location dei servizi di moda di D di donna dove c’è una modella evidentemente afflitta da qualche disturbo alimentare che se sta con buttata su una moquette polverosa con affianco un telefono a disco e lo sguardo perso nel vuoto. Indossando un abitino bianco di Prada, scarpe con la zeppa indossate coi gambeletti e una borsa di 20mila euro sul letto. Ragazze, lo so che avete capito perfettamente di cosa sto parlando. Beh, comunque la cosa fantastica di questo motel americano è che possiamo tenere le due valige aperte nel guardaroba.</p>
<p>Usciamo subito perché c’è il sole e <strong>non abbiamo mai visto San Francisco col sole</strong>. Prima però dobbiamo fare un’operazione fondamentale: noi c’eravamo comprati l’abbonamento dell’autobus per cinque giorni prima di partire, solo che poi ce ne siamo andati via solo dopo due. E qua nel regno del silicio la data di partenza dell’abbonamento te la scrivono a penna. E quindi si può tranquillamente falsificare. I 3/13 diventano 8/18. Però voglio dire, non abbiamo tolto soldi alle casse del Comune di San Francisco. Lo usiamo sempre per 5 giorni totali.<br />
Andiamo, ora possiamo prendere il pullman. La cosa che più mi piace di quando viaggio con Capo e Collega è che loro sono molto bravi con le mappe e con i pullman. (Mentre io so’ capace di sbagliare pure sulla linea Capri &#8211; Anacapri). Loro invece si mettono con le mappe in mano e capiscono tutto. Roba che suscita in me la più profonda ammirazione.</p>
<p><a href="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/case-sanfrancisco.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2316" title="case-sanfrancisco" src="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/case-sanfrancisco.jpg" alt="" width="576" height="385" /></a></p>
<p>Andiamo in centro e per la prima volta passeggiamo sotto il sole di San Francisco, tra negozi alternativi e gente che sembra uscita dalle<strong> foto di The Sartorialist.</strong> Andiamo su per una salita tra case vittoriane coloratissime fino ad arrivare in cima a una collina. Siamo ad Alamo Square. Grandi prati verdi, la città che si stende sotto e case vittoriane ai lati. La cosa bella o brutta o neutra di questa <strong>Alamo Square</strong> e in generale di tutta San Francisco, è che ci sono molti più cani che criaturi. Su questi prati corrono felici un sacco di cani di tutte le razze, in genere di razza pura, tutti bellissimi e curatissimi. Bambini in giro non se ne vedono.</p>
<p>Finiamo ad<strong> Haight Street</strong> che è il quartiere fricchettone di San Francisco. Lo riconosci subito che è il quartiere fricchettone perché ci sono delle foto di rockstar morte sugli alberelli e intorno un sacco di fiori. E un sacco di negozi che vendono pipette e magliette tie and die.<br />
Ci fermiamo a cena in una birreria piena di ragazzi bellissimi e maledettamente gay. Il posto è carino, il solo star lì a guardare la gente che entra ed esce ci incanterebbe ore, il cibo buono, il servizio lento e la birra davvero pesante. Ce ne scendiamo due grandi a testa e usciamo da là che sono le 8 di sera, ma noi siamo già così allegri che ci sembra mezzanotte.  Un ragazzo ci passa sfrecciando accanto con i rollerblade e manca a quel paese la mamma di qualcuno di noi. Noi ridiamo, lui si ferma ed estende gli epiteti a tutta la famiglia fino ai cugini di terzo grado.  In base a non so quali connessioni celebrali che a me mancano, Capo e Collega individuano dove e che pullman dobbiamo prendere per tornare al Motel. La serata finisce con 4 di noi seduti nel Nostro Soggiorno da Videoclip sulla Morte per Overdose di una Star Minore, che mettiamo su il <strong>video karaoke di Californication</strong> e cantiamo. Esiste una testimonianza video di ciò che ma che non posterò perché alcuna autorizzazione al trattamento di dati (altamente) sensibili mi è stata rilasciata.<br />
First born unicorn. Hardcore softporn.</p>
<p>Fuori ha ripreso a piovere. L’insegna del motel lampeggia nella notte.</p>
<p>Ma il giorno dopo su SF sorge una gloriosa giornata di sole. E noi decidiamo di godercela tutta prendendo una bicicletta e arrivando fino a Sausalito. Quelli di noi che sanno portare una bicicletta. Quelli di noi convinti di saper portare una bicicletta. Io certo che la so portare una bicicletta.<br />
(A 13 anni facevo tranquillamente Sant’Agnello – Massa Lubrense in bici. Beh, certo è pur vero che l’ultimo percorso che ho fatto in bici saranno stati i 100 metri che separavano la casa a mare nel Cilento dalla spiaggia -  Estate 2010 –. Ma se si dice “è come andare in bicicetta, non si dimentica mai” un motivo ci sarà).</p>
<p>In effetti manco il tempo di infilarmi il caschetto da nerd e sto già correndo sul lungomare in piedi sui pedali.<br />
<a href="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/bicicletta-san-francisco.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2317" title="bicicletta-san-francisco" src="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/bicicletta-san-francisco.jpg" alt="" width="312" height="312" /></a></p>
<p>La pista ciclabile scorre liscia e piana tra il mare e i prati. Lontano brilla nel suo inconfondibile tono di rosso, il <strong>Golden Gate</strong>. Vado velocissima e mi piace pensare di essere come il vecchio Alex quando arranca su per le colline bolognesi per andare a trovare ad Aidi. Vado velocissima per la pista ciclabile tra il mare e i prati e non mi ricordo da quanto non correvo in bici col vento e il sole in faccia. Accanto, sulla pista pedonale, ragazzi in t-shirt portano a spasso schiere di cagnolini di razza.</p>
<p>Arranchiamo su per la collina che porta al ponte, ed eccoci. Sul ponte bisognar andar piano perché la pista è condivisa da pedoni e biciclette.  Anzi, ad un certo punto bisogna proprio fermarsi, perchè qualcuno di noi, che per privacy chiameremo E.B, ha avuto la brillante idea di mettersi su una bicicletta dopo aver preso la pillola per la pressione alta e senza aver fatto colazione. Ma per fortuna <strong>io giro sempre con le bustine contro i cali di pressione nella borsa</strong>. E poi è bello fermarsi, un piede sulla ringhiera e l’altro a terra a guardare il mare che però sembra un fiume che scorre sotto (chissà perché noi ci immaginiamo sempre ponti sui fiumi, ma questo è un ponte sul mare, come se qui ci fosse un ponte che unisse quei cinque chilometri di mare che stanno tra Punta Campanella e il Salto di Tiberio).</p>
<p>Arriviamo a questa Sausalito che secondo tutti era “l’Amalfi della California”. Sì, vabbuò, è una via carina sul mare e nient’altro. Mangiamo un gelato che non sa di niente e imbarchiamo la bici sul traghetto del ritorno.</p>
<p>Dopo aver consegnato la bici ritorniamo al Fishermar Whorf’s perché io mi ero fissata che mi dovevo mangiare la<strong> brioche scavata con la zuppa di granchio dentro</strong>. E anche un po’ di gamberi. E un fish and chips gigantesco please. E una birra nel sacchetto di carta come nei film. Ok, sì, sto a posto. Ruttino.<br />
<a href="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/zuppa-granchio.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2318" title="zuppa-granchio" src="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/zuppa-granchio.jpg" alt="" width="432" height="576" /></a></p>
<p>Tornando in hotel mi accorgo che la via parallela al nostro motel è piena di <strong>negozietti di manicure e pedicure cinese</strong>  A 10 dollari. Posso farne a meno? Non ne posso fare a meno.</p>
<blockquote><p><strong>Nota sul negozio di manicure e pedicure cinese</strong><br />
Tutti i negozietti di questa via dedicata alle unghie sono rigorosamente gestiti da cinesi. La cosa fantastica di farsi fare le mani dalle cinesi è che non ci devi parlare. E poi nessuna cinese ti farà mai una cazziata perché hai le mani rovinate e “da quanto tempo non fai la manicure?” come invece fanno le estetiste italiane. (la mia arriva a cazziarmi anche perché non mi asciugo mai in mezzo alle unghie dei piedi &#8211; roba che manco mia mamma quando avevo 4 anni).   Il negozio di manicure cinese di San Francisco è un efficientissima macchina da guerra. Entri, dici “manicure” , scegli lo smalto tra i 400 disponibili e ti fanno sedere su questa poltrona comodissima. Dopo averti limitato le unghie ti fanno pagare, così non tieni il problema di ravanare nel borsellino con lo smalto fresco e non sei costretta a stare venti minuti in più. Che è questo è proprio un problema serissimo che le estetiste in Italia non sanno affrontare.  Queste invece ti fanno pagare, poi ti mettono lo smalto, ti sistemano un caldobagno che ti soffia aria calda sulle unghie e poi ciao, quando te ne vuoi andare te ne vai. Durante totale dell’operazione: 20 minuti. Niente appuntamenti, niente intalliamienti, 10 dollari e 1 di mancia.  Così forse anche io anche io potrei essere “La Ragazza delle Unghie Sempre Perfette”.</p></blockquote>
<p>La serata ci porterà a <strong>Mission</strong> per incontrarci con un gruppo di italiani che vive qua. Gli italiani che vivono qua (almeno quelli che ho incontrato io) hanno dinamiche di socializzazione del tutto simili a quelle di ogni gruppo di italiani in giro per il mondo (almeno quelli che ho incontrato io). Tavole di italiani mischiate a qualche spagnolo, libanese o altra gente del Medioriente. (l’alleanza Italico-Iberica è una costante internazionale). In mezzo c’è sempre un indigeno del luogo che non capisce niente, perché si finisce sempre a parlare italiano e  a cui solo ogni tanto gli si rivolge la parola in inglese, per cortesia, ma sembra tutto contento di star là e non capire niente. Margarita, un altro margarita, ricorda che al barista devi lasciare un euro di mancia, sangria, cibo messicano, non riesco mai a pronunciare bene “shirmps”, i camerieri mi fanno sempre la faccia interdetta, poi indico col dito la voce di menù e loro dicono “ah, shrimps” che mi sembra uguale a come l’ho detto io, ma si vede che uguale non è.</p>
<p>Il resto sono sangria e sigarette sul marciapiede e pullman notturno dove c’è sempre un tipo che caccia il suo take-away e comincia a mangiare. Io questi che si mangiano il take-away nel pullman non li mai capiti. Scusa, non te lo puoi mangiare a casa tua con tutta calma o anche solo su un panchina in mezzo alla via? Non stai più comodo che sul pullman? E non mi fai sentire a me l’odore del tuo cibo.</p>
<p>Il giorno dopo piove. E che amma fa? E’ il nostro destino e come tale noi ce lo abbracciamo. Torniamo ad Haight Street per un po’ di sano shopping. Io mi incanto nel <strong>negozio di Betty Page</strong> ma alla fine non mi compro niente perché tutti i vestiti hanno un altezza sotto il ginocchio che mi fa sembrare subito una nana. Il vestito che mi sono comprata a Las Vegas è quasi più mettibile, voglio dire. Dopo un lungo sperequare tra negozi vintage però esco trionfante con un jeans skinny di Banana Repubblic a 20 dollari e un golfino rosa di puro cachemire a 14 dollari. E son soddisfazioni. Ho lottato molto per farmi entrare un Diesel taglia 25 a 19,5 dollari, ma non ci sono riuscita. E dubito che entrerò mai in una 25. Già la 27 non sembra mi viene su facile. Comunque non sono ancora riuscita ad elaborare il fatto di aver lasciato là un Diesel a 19,5 dollari.</p>
<p>Comunque. <strong>Comunque oggi è il compleanno di Enzuccio che è vegetariano.</strong> Quindi per la sua festa andiamo a cena in una <strong>steak house</strong>. Andiamo a cena alle 5 e mezza del pomeriggio, come dei veri vecchi americani, finalmente.  Il posto è come quei posti che vedi nei film quando il ragazzo americano risparmia per portare a cena la ragazza americana in un posto carino con le tovaglie bianche di stoffa e senza ketchup a centro tavola. Moquette rossa, luci basse, dentro sembra sempre notte. La cosa fantastica di questo  tipo di posti è che ordini il Martini, loro ti riempiono il bicchiere e poi ti lasciano la borraccetta con il resto del Martini sul tavolo. La cosa fantastica di questi posti è che ti servono il burro sempre già morbido, pronto da splamare sul pane. Il burro a tavola morbido al punto giusto è proprio una di quelle cose che mi impedirebbe a vita di essere una <strong>Ragazza Magra</strong>.</p>
<p>Festeggiamo il compleanno di Enzuccio il Vegetariano con enormi T-Bone accompagnate da purè di tutti i tipi e allungando la forchetta verso il suo piatto di gnocchi al pesto. Martini, vino rosso e alle sette di sera è come se fosse già mezzanotte, satolli e allegrotti come siamo. Fuori continua a diluviare. “<strong>Andiamo a fare le valige</strong>”.<br />
<strong>“Ma prima fermiamoci a comprare un po’ di medicine”</strong><br />
Il resto della sera siamo noi persi dentro la corsia health&amp;personal care di un H24 riempendo i carrelli di Aspirine, integratori, pillole per dormire, pillole per stare svegli, pillole per andare in bagno, pillole per non andare in bagno. Tutta roba che mia mamma mi sequestrerà appena arrivata a casa.</p>
<p>Per l’ultima volta rimettiamo tutto dentro i trolley. E per l’ultima volta trasciniamo i trolley sulla moquette di un motel. Ci aspettano trenta ore di viaggio tra ritardi e coincidenze perse.</p>
<p><strong>E quindi.</strong><br />
Cosa resterà di questa America al di là delle foto da ragazzi felici che corrono sulla spiaggia, al di à delle strade che curvano nel deserto, al di là delle luci epilettiche di Las Vegas, al di là della coperta polverosa di un motel, al di là di quel video dove ridiamo sotto la pioggia?<br />
Gli orizzonti. Gli orizzonti aperti, infinti, sconfinati. Gli orizzonti verso cui camminare. Gli orizzonti da superare e dietro ci sarà sempre un altro orizzonte. Gli orizzonti perduti che non invecchiano mai.</p>
<p><strong>Fine.</strong></p>
<p>Negli episodi precendenti:<br />
Cap 1: <a title="Appunti americani – San Francisco" href="http://www.drinkpop.it/2012/03/appunti-americani-san-francisco/">San Francisco</a><br />
Cap 2: <a title="Appunti Americani – On the road verso il sole" href="http://www.drinkpop.it/2012/03/appunti-americani-on-the-road-verso-le-sequioe-giganti/">Le Sequoie Giganti</a><br />
Cap 3: <a title="Appunti americani – La Death Valley" href="http://www.drinkpop.it/2012/03/appunti-americani-la-death-valley/">La Death Valley</a><br />
Cap 4: <a title="Appunti Americani – Las Vegas" href="http://www.drinkpop.it/2012/04/appunti-americani-las-vegas/">Las Vegas</a><br />
Cap 5:<a title="Appunti americani – La route 66" href="http://www.drinkpop.it/2012/04/appunti-americani-la-route-66/"> La Route 66 </a><br />
Cap 6: <a title="Appunti Americani – Hollywood" href="http://www.drinkpop.it/2012/04/appunti-americani-hollywood/">Hollywood</a><br />
Cap 7: <a title="Appunti Americani – Il mare della California" href="http://www.drinkpop.it/2012/04/appunti-americani-il-mare-della-california/">Il Mare della California</a><br />
Cap 8:<a title="Appunti Americani – La Silicon Valley" href="http://www.drinkpop.it/2012/04/appunti-americani-la-silicon-valley/">La Silicon Valley</a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/foto_copertina.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2325" title="foto_copertina" src="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/foto_copertina-1024x692.jpg" alt="" width="491" height="332" /></a></p>

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		</item>
		<item>
		<title>Appunti Americani &#8211; La Silicon Valley</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 10:34:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>camilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Tweet A  che altezza sta quel confine sottile e doloroso tra il “potrebbe essere così?” e il “poteva andare così”? Ognuno di noi, durante questo viaggio, l’ha valicato da qualche parte di questa terra dagli orizzonti troppo ampi. Dove non c’è l’abbraccio di un Golfo, talmente bello da farti scordare quanto è stretto, a chiuderti ...]]></description>
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<p>A  che altezza sta quel confine sottile e doloroso tra il “potrebbe essere così?” e il “poteva andare così”?</p>
<p>Ognuno di noi, durante questo viaggio, l’ha valicato da qualche parte di questa terra dagli orizzonti troppo ampi. Dove non c’è l’abbraccio di un Golfo, talmente bello da farti scordare quanto è stretto, a chiuderti la vista sulle infinite strade che passano attraverso infiniti punti.<span id="more-2304"></span></p>
<p>Ognuno di noi si troverà a fare i conti con il pungolo del “poteva esser così” da qualche parte all’incrocio tra Via Google a Mountain View e l’attraversamento pedonale di Stanford mentre una studentessa corre sullo skateboard a piedi scalzi e infradito in mano.</p>
<p>Quando quella mattina in macchina abbiamo messo l’indirizzo “<strong>Infinite Loop – Cupertino”</strong>, sono spuntati fuori dalle tasche 5 iPhone a immortalare il momento. In quella macchina c&#8217;erano 5 persone, 5 iphone, 3 iPad, 1 MacBook Air.</p>
<blockquote><p>C’è una storia, a proposito della Apple, che racconta sempre il Capo. Questa storia dice così. Lui aveva tipo venti anni e qualcosa e i computer non gli piacevano manco per niente. Li trovava complicati. Gli piaceva di più fare i gelati nel ristorante di famiglia. Soprattutto il gelato al cioccolato e poi raccogliere tutto quello che rimaneva sulle pareti e leccare la spatola. Poi un giorno vide un computer Apple ed era bello, semplice, potente. Anche se costava un botto di soldi. Ci cominciarono a piacergli i computer, ma tanto, tanto da deciderne di farne un lavoro, aprire una società ecc ecc.<br />
La morale di questa breve storia è che Steve Jobs non fosse mai nato, o anche solo, se Steve Jobs fosse nato a Napoli (cit), Caprionline non sarebbe mai esistita e io, noi, chissà dove staremmo. Il Capo a fare i gelati, io a guadagnare 500 euro al mese scrivendo per qualche giornale e avvelenandomi la vita di telefonate. Di certo non 5 di noi in un Suv da quache parte della costa california a puntare il navigatore su Infinite Loop.</p></blockquote>
<p>Quando ci arriviamo, a questo Infinite Loop, troviamo una via con tutti palazzi con molte vetrate. Per dare sfogo a tutti gli azzeccatti che si vengono a fare la foto davanti alla scritta<strong> Infinite Loop</strong> e fare una cosa di soldi in più,  loro hanno messo al piano terra un bel negozio dove ti puoi comprare le magliette col logo Apple. Mi dicono che questo posto è l’unico posto al mondo a vedere merchandising targato Apple.  <strong>Magliette+Apple+5 nerd=so dove passeremo la nostra mattinata</strong>. Mi metto pure io in mezzo ai nerd, ma voglio dire, non è che stiamo parlando di t-shirt con i teschi e le Madonne Incoronate, che sono l’unico tipo di t-shirt che mi spingono a stare più di 12 minuti davanti a uno stendino di magliette. Però. Però mi trovo a dovere riconoscere la superiorità del marketing Apple quando porto alla cassa una felpa. Una felpa. Io. <em>“Vabbè, me la posso comprare una felpa, non ho proprio felpe io, poi è calda, me la metto per casa</em>”. Ragionamento ineccepibile.</p>
<p>[Io fino all'anno scorso avevo una felpa di Hello Kitty a cui ero molto affezionata, poi un giorno l’ho messa nel forno perchè avevo letto su FB di gente che si scaldava il pigiama nel forno. Beh, mentivano, quella meravigliosa felpa di Hello Kitty si è tutta bruciata e io ora non ho più nessuna felpa. Prima di comprarmi questa felpa Apple. Che se l'è comprata uguale il Capo degli Sviluppatori. E ho detto tutto.]</p>
<p>Esco da lì con una felpa, una maglietta e un portaiphone fighissimo che da un lato ci metti l’iPhone, dall’altro la carta di credito, la patente, la tessera punti della Coop e venti euro, poi si chiude come un portafogli e ha il laccetto per portarlo al polso e puoi uscire solo con questo. Se non mi dovessi portare dietro anche chiavi di casa, chiavi della macchina, blocchetto, penna, occhiali da sole, sacchetto delle medicine, spruzzino per l’alito, caramelle per la gola, auricolari, bottiglietta d’acqua. Beh, cmq questo coso è fighissimo è un giorno sarò una ragazza così minimal da uscire solo con quello. E un tubino nero, of course.</p>
<p>Andiamo a pranzo nell’immenso pub dove va a pranzo tutta la gente Apple. In questo pub ci sta un megaschermo supergigante che fa vedere gli sport di tutto il mondo frammentati in un centinaio di schermi. Mi pare di aver intravisto anche una <strong>Juve Stabia – Cavese,</strong> ma non vorrei sbagliarmi. Cmq,  roba da mal e cap. Mi siedo con le spalle ai megaschermi. Io sto tutta contenta con la felpetta nuova, ma il Capo è un po’ ombritico.</p>
<blockquote><p>“Capo, ma ti è piaciuta questa Apple?”<br />
“Sì, ma mi ha messo anche un po’ di tristezza”</p></blockquote>
<p>Eccoci. A me vedere tutte le tipe che entravano e uscivano con il bicchierone di caffà e il badge Apple appeso ai jeans non ha fatto nessun effetto particolare. E’ un lavoro, un lavoro figo, a 5mila chilometri da dove lavoro io, in un’altra lingua e in un posto molto ambito, ma è pur sempre un lavoro. Ed è una possibilità che –- per me, per il momento&#8211; è ancora là.  Se volessi, se mi impegnassi. Ma è ancora un se. (Ho 15 anni di meno, io).</p>
<p>Beviamoci una birra che poi voglio andare a vedere Facebook.</p>
<p>Ma prima passiamo a Mountain View. Dov’è che sarà il Google Plex? A via Google!</p>
<div id="attachment_2305" class="wp-caption aligncenter" style="width: 322px"><a href="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/google.jpg"><img class=" wp-image-2305" title="google" src="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/google.jpg" alt="" width="312" height="312" /></a><p class="wp-caption-text">3 di noi che cerchiamo di mimetizzarci nel giardino di Google</p></div>
<p>Parcheggiamo nel parcheggio di Via Google e ci intrufoliamo nel giardino esterno. Il giardino esterno di Google sembra l’università di Fisciano ma è più figo. Ci sono i prati come là, solo che in più c’è un campo da beach-volley. E una scultura di dinosauro con fenicotteri rosa attorno. Finti. Molte sedie e molti tavolini dove sta gente coi portatili a lavorare. Pure qua, nessuno invidia particolare. Affinale questi stanno a pigliarsi un po’ di sole nel giardinetto. Io in pausa pranzo me ne vado giù Marina Piccola e mi bevo il daiquiri alla fragola sulla sdraio in fronte al Faraglione. E che tengo da vedere?<br />
Forse che non lavoro a Google ma in una Web Agency (Trendy) di Provincia? Ma che tengo da vedere 2.</p>
<p>Andiamoci a cercare un motel per la notte. I Motel di Mountain View sono tutti molto costosi per essere Motel Americani. Roba da 90 dollari a notte. Ne troviamo uno molto bellino, con tutte le porticine rosse e i gerani alle finestre, sembra quasi di stare in montagna e non in mezzo a Mountain View che, diciamola tutta, è un cesso di paese.</p>
<p>Per la prima volta durante il viaggio facciamo il grande errore di non farci vedere la camera prima di pagare la stanza. Gravissimo errore ragazzi. La camera singola è nella parte del Motel visibile dalla strada, carina, con la porta rossa e i gerani alle finestre, le nostre due camere doppie invece sono dietro, nel ghetto, nella periferia suburbana in un palazzotto celeste scrostato. Fuori al balcone due ispanici fumano una canna, nel parcheggio un tipo che uno Scrittore Americano Postmoderno definirebbe “Feccia Bianca” cammina a piedi scalzi sull’asfalto con una lattina di birra in mano. Mentre portiamo dentro le valigie c’è una macchina della polizia che viene a farsi un giretto. Un posticino davvero accogliente, insomma.  Appena entrate nella stanza ci rendiamo conto che qua non c’è manco bisogno del Luminol per inviduare le molteplici tracce di residui organici, è meglio che dormiamo quanto più vestite possibili. Ma non è tempo di dormire. <strong></strong><br />
<strong>Prima dobbiamo andare a Facebook.</strong></p>
<p>Se anche voi volete andare a Facebook, ve lo dico subito, non prendete l’indirizzo che sta nel footer, quello dove sta scritto “Palo Alto”, là non c’è niente, è il loro vecchio ufficio, bisogna andare a un altro paese che sta là vicino che mo&#8217; non mi ricordo come si chiama, ma comincia con la M. State attenti, perché se non ingarrate subito l’entrata del parcheggio poi andate a finire su un ponte lunghissimo che non finisce più e che dovete pure cacciare 5 dollari per farvela al ritorno.  In ogni caso, un po’ di benzina e cinque dollari in meno riusciamo a parcheggiare dentro a Facebbok e qua comincia il dramma.</p>
<p><strong>Un dramma che vorrei evitare di raccontarvi ma che vi racconterò per Onore della Verità e del Come Sono Andate le Cose.</strong></p>
<p>Parcheggiamo in questo Facebook e solo io scendo dalla macchina, perché là nessuno se ne fotte niente di Facebook. E&#8217; gente che nega il consenso al trattamento dei dati personali, vi ho detto tutto.</p>
<p>Io invece voi lo sapete, <strong>io sono la reginetta di Facebook</strong>. Con tutto che mo’ non si porta più, è comunque il mio regno di sguazzamento naturale. Io DEVO entrare anche solo nella Hall di Facebook e avere una foto davanti a un’insegna di Facebook qualsiasi. Io glielo vorrei dire “Guardate che io 6 mesi prima che la gente facesse le rivolte contro il diario, mi ero installata l’app che ti faceva mettere in esclusiva la timeline” – Glielo volevo dire: “Guardate che io non mi sono mai iscritta a nessun gruppo Rivogliamo il vecchio Facebook” –Ma sopratttutto: “Guardate, io sono la vostra miglior Dispensatrice di Dati Personali e autorizzo sempre tutte le applicazioni”.</p>
<p>Niente. Tutte le porte sono chiuse ed entri solo col badge. Acchiappo una della security e le spiego che io “I wanna just take a picture”. Niente. Me la posso fare fuori al 6&#215;3 col pollice alzata che sta fuori. Tipo al lato dell’autostrada che per farmi la foto a me il fotografo si deve mettere in mezzo all’autostrada.</p>
<p>Andiamo via, gli altri sono troppo stanchi e poco sensibili al mio desiderio di farmi una foto davanti a Facebook per fermarsi in mezzo alla strada davanti al cartello. E qua ve lo devo dire, prima che qualcuno lo dica nei commenti. Io in macchina mi sono messa a piangere. “<em>Ma come piangi perché non ti sei fatta la foto davanti a Facebook</em>?” mi chiedono. E io qua ve lo devo dire cosa ho risposto.  Cosa ho risposto io, senza nessuna telecamere di nessun programma di Maria de Filippi che mi stesse riprendendo. Ho risposto: <em><strong>“Quello ognuno ha il suo sogno</strong>”.</em></p>
<p>Muah ah ah, Risate pantagrueliche in macchina. Voi siete autorizzati a fare fuoco. Io vi dico che l’ho detto solo perché avevo la sindrome premestruale. Voi decidete un po’ voi.  Detto ciò, andiamo avanti.</p>
<div id="attachment_2306" class="wp-caption aligncenter" style="width: 378px"><a href="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/foto3.jpg"><img class=" wp-image-2306" title="foto(3)" src="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/foto3-1024x768.jpg" alt="" width="368" height="277" /></a><p class="wp-caption-text">Comunque, se vi interessa, questi sono gli uffici di Facebook</p></div>
<p>La sera ce ne andiamo a bere Margarita nell’animata Downtown di Mountain View e poi ce ne andiamo a dormire nelle nostre accoglienti stanze perché la mattina alle 11 dobbiamo stare a Stanford che c’è l<strong>a Visita Guidata all’Università</strong>.</p>
<p>A me sinceramente ‘sto Stanford non mi diceva proprio niente. Un college di quelli dei telefilm. Poi ad un certo punto, in coda dietro al Senior che cammina per i viali alberati spiegandoci tutti i fatti di Stanford, ecco un pungolo doloroso al quadrante inferiore destro del cuore. <em>Il pungolo del “poteva esssere” </em>Una ragazza corre in bicicletta con i libri nel cestino. Altre coi calzettoni al ginocchio distribuiscono materiale da tifo per la partita della serata. Nel nostro gruppo della Visita Guidata per la maggior parte ci sono genitori con figli in età da “scelta del college” che cammino tenendogli una mano sulla spalla.  L’inglese del tipo è molto stretto, non capiamo granché e noi 3 restiamo indietro. E scopro che non è una sensazione solo mia. Non ci fatto tristezza Google, non ci hanno tristezza la Apple, sono posti di lavoro, dove si producono cose. Ma la conoscenza che è alla base di queste cose, queste cose che ci hanno cambiato la vita, nasce qui, in mezzo a questi viali alberati. Qui dove la rata costa più o meno quanto il mio stipendio annuale. E davvero non c’è alcuna reale possibilità che io me ne vada girando con la bicicletta in mezzo Stanford. E non diventerò mai quello che forse sarei potuta diventare studiando qua (anzi, alla Columbia, diciamola tutta). Ma a tutti tocca fare i conti con un “non potrà mai essere”.  A meno che non si postuli un mondo di infinite realtà parallele, voglio dire.</p>
<p>Quello che però vi voglio dire è che affinale <strong>Stanford è tale e quale all&#8217;Outlet di Valchiana</strong> e che sulle sedie della chiesa finto medievale al posto dei foglietti delle preghiere ci sono i fogli con le istruzioni su cosa fare in caso di calamità naturale. E no, non ci sta scritto &#8220;Dite un&#8217;Ave Maria&#8221;.</p>
<p>Si comprano tutti la felpa di Stanford, io anche no. Non ho nessuna intenzione di avere una felpa che mi faccia fare finta di essere qualcosa che non potrò mai essere. Dai, <strong>torniamo a San Francisco.</strong></p>
<p>Continua&#8230;</p>
<p>Nelle puntate precedenti:</p>
<p>Cap 1: <a title="Appunti americani – San Francisco" href="http://www.drinkpop.it/2012/03/appunti-americani-san-francisco/">San Francisco</a><br />
Cap 2: <a title="Appunti Americani – On the road verso il sole" href="http://www.drinkpop.it/2012/03/appunti-americani-on-the-road-verso-le-sequioe-giganti/">Le Sequoie Giganti</a><br />
Cap 3: <a title="Appunti americani – La Death Valley" href="http://www.drinkpop.it/2012/03/appunti-americani-la-death-valley/">La Death Valley</a><br />
Cap 4: <a title="Appunti Americani – Las Vegas" href="http://www.drinkpop.it/2012/04/appunti-americani-las-vegas/">Las Vegas</a><br />
Cap 5:<a title="Appunti americani – La route 66" href="http://www.drinkpop.it/2012/04/appunti-americani-la-route-66/"> La Route 66 </a><br />
Cap 6: <a title="Appunti Americani – Hollywood" href="http://www.drinkpop.it/2012/04/appunti-americani-hollywood/">Hollywood</a><br />
Cap 7: <a title="Appunti Americani – Il mare della California" href="http://www.drinkpop.it/2012/04/appunti-americani-il-mare-della-california/">Il Mare della California<br />
</a></p>

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		<item>
		<title>Appunti Americani &#8211; Il mare della California</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 17:07:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>camilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[viaggi]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[
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<p>Non è mica una cosa facile andar via da Los Angeles. Le autostrade di Los Angeles hanno tipo<strong> 5mila corsie</strong> e la nostra esperienza di guida è limitata alla due/una corsia chiusa per lavori dell’A3 Napoli-Salerno</p>
<p>Ma noi abbiamo l’Amico Navigatore Satellitare che ci guida, quindi dopo solo 2-3 “Ricalcolo” ingarriamo la strada giusta. Andando via da Los Angeles  giro la testa a destra e vedo il cartello che indica la freeway per San Diego. C’è qualcuno a San Diego e io per un attimo penso che mi piacerebbe andare a San Diego. Un attimo che vola via veloce come i camion sull’altra corsia.  Ma la nostra strada punta verso Nord, San Diego resta al Sud e saranno altri post ancora da vivere e scrivere e altri posti verso i quali puntare il navigatore.<br />
(il navigatore del cuore, direi se fossi in una canzone di Gigi D&#8217;Alessio, ma per fortuna non siamo in una canzone di Gigi D&#8217;Alessio)<br />
<span id="more-2295"></span>( per vostra cultura personale vorrei cogliere l&#8217;occasione di citarvi questo immortale verso del nostro cantautore di riferimento che dice:&#8221; Nel sito dell&#8217;amore collegato col tuoi cuore ho scritto il nome tuo&#8221;)<br />
La nostra strada scorre verso nord e ad un certo punto le corsie si riducono a due tranquille corsie circondate da ulivi. La destinazione è Morro Bay, un tranquillo paese sul mare a metà strada tra Los Angeles e San Francisco.<br />
<a href="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/morro-bay.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2296" title="morro-bay" src="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/morro-bay.jpg" alt="" width="576" height="385" /></a><br />
Ci arriviamo che il sole sta per tramontare dietro una specie di <strong>Faraglione a forma di panettone</strong> mentre i gabbiani tagliano l’aria. Accanto al Faraglione a forma di panettone 3 ciminiere a forma di sigaretta che nella luce incerta del tramonto sembrano 3 sigarette appena accese. Secondo la Lonely Planet si tratta “di un mostro ecologico che rompe la poesia di questo tranquillo paesino”. Io invece le trovo di un notevole fascino post-industriale. Io e la guida Lonely Planet siamo sempre d’accordo su questi fatti.</p>
<p>Dopo Los Angeles <strong>Morro Bay</strong> ti dà quella bella sensazione di calma e domenicalità. Ci sono due stradine, il lungomare, il ristorantino lungo il lungomare. Per capirci, sembra Capeside. Mentre i fotografi fotografano il tramonto noi che siamo femmine e quindi siamo organizzative, cerchiamo il Motel. Questi sembrano tutti un po’ meno inquietanti. Sarà il mare. Sicuro è il mare. Ne scegliamo uno bellino vista mare e il proprietario ci avverte che se dobbiamo mangiare ci dobbiamo muovere, perché qua, come in tutta la provincia americana, alle 9 inserra tutto. L’ideale per chi come noi alle 9 di sera ha appena finito di farsi la doccia e comincia a pensare a dove si potrebbe andare a cena.</p>
<p>Ci laviamo le mani e via. Il ristorante del paese è proprio di fronte al Motel del paese, tavolo vista mare e, presto,<strong> 4 Martini</strong> Un bel Martini che ha subito il potere di spostare la manovella da On a Off. Sono tipo le 8 e mezza e gli altri sono tutti già al dolce. Siamo i più giovani del locale. E il più giovane di noi sono io che tengo 32 anni. Il che abbassa l’età media del locale a 83 anni.</p>
<p>Io comunque ho deciso che da pensionata voglio fare la pensionata a Morro Bay e bere Martini prima di cena anche il lunedì sera.</p>
<p>La cosa fantastica del ristorante a Morro Bay è che ti servono pesce fresco senza condirlo con strani intingoli e, soprattutto senza accompagnarlo con le patatine fritte. E senza ketchup a tavolo. Forse è il primo tavolo americano senza ketchup a tavola al quale mi siedo. Finita la cena con la classica fetta di torta a 8 strati non è che ci sia molto da fare a Morro Bay se non mettersi a scemiare sulle panchine lungo il molo. Attività nella quale, a dire il vero, eccelliamo.</p>
<p>Quando è finito l’elenco dei pazzi di Capri ed Anacapri di cui fare l’imitazione è finito, attraversiamo la strada e ce ne andiamo a dormire.</p>
<p>Il mattino dopo decido che <strong>questo lungomare si merita troppo una corsa</strong>. Scarpette, cuffiette e via, insieme a signore che portano il labrador a passeggio e vecchietti cinesi impegnati in complicate figure di tai-chi davanti al mare. Dagli scogli i leoni marini mi fanno ciao e la lontra corre a nascondersi.</p>
<p>Tra pensionati e operai incontro il Capo, sceso all’alba per fare le foto all’alba. Il Capo aveva stilato un programma di viaggio tutto basato su punti panoramici in cui vedere le Albe e i Tramonti. Infatti, il titolo di questo viaggio, prima di essere. “Metti in moto e fermati quando esce il sole” era <strong>&#8220;Albe e Tramonti in California”</strong>.  E queste è la prima sequenza tramonto+alba degni di foto che acchiappiamo.</p>
<p>Meno male, almeno abbiamo un alba e un tramonto da inserire nel photoalbum.</p>
<p>In realtà, ci sarebbe anche un altro titolo per questo viaggio, che è quello che ha messo un altro collega rimasto a casa, ovvero “<strong>Come riempire le pause tra un pasto e l’altro”</strong>. In effetti dopo colazione la nostra prima preoccupazione è andare a procurarci il pranzo.</p>
<p>Infatti la nostra scelta di Morro Bay non è basata sul suo essere “<em>un tranquillo e pittoresco paesino sul mare in cui è piacevole passare la notte durante il viaggio tra Losa Angeles e San Francisco</em>” bensì sul fatto che “<em>a Morro Bay vale la pena fermarsi da Giovanni’s, una delle pescherie più famose d’America, specializzata nella preparazione di fantastici cesti per picnic a base di pesce</em>”.<br />
<a href="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/granchio.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2297" title="granchio" src="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/granchio.jpg" alt="" width="576" height="385" /></a><br />
Alle 10 di mattina entriamo da Giovanni’s. Alle 10.45 ne usciamo con: 2 granchi, 1 coppettiello di gamberi, 1 coppettiello di cozze, 2 tranci di salmone affummicato, 1 bottiglia di vino bianco della California, salsine varie, varie buste di ghiacchio per tenere tutto al fresco. La cosa bella di Giovanni’s è che il granchio te lo peschi tu dalla vasca dei granchi e poi lui te lo butta direttamente nel coso che te lo cuoce a vapore. Un leggerissimo moto di pietà per il granchio che ho pescato ed esibito trionfalmente davanti all’obiettivo l’ho avuto. Ma è durato il lasso di tempo in cui sono capace di scendermi un’impepata di cozze.</p>
<p>Carichiamo tutto in macchina e cominciamo la risalita verso nord per una strada che assomiglia un poco alla Costiera Amalfitana. Strada sulla quale in effetti ci sentiamo molto a nostro agio. Ci fermiamo su una spiaggia di sassi, scogli, surfisti e un cercatore d’oro. Un vero cercatore d’oro, signori. Imbandiamo il fish picnic e comincia la guerra alla mano più lesta a pigliarsi la meglio chela di granchio.</p>
<blockquote><p>I nostri pranzi “palla al centro” non hanno mai niente di rilassante. La concorrenza è spietata e davanti all’ultima cozza l’unica legge che vige è quella della pistola più veloce del West. E la memoria non è breve. Il Capo mi rinfaccia ancora, dopo un anno, l’ultimo pezzo di sushi che mi rubai dal suo piatto una volta che osò girarsi a vedere un gol della Juve. Colpa sua. Se sei un vero professionista e conosci il tuo nemico non puoi farti distrarre manco da un gol della tua squadra del cuore.</p>
<p>[La strategia migliore è quella di valutare attentamente vicino a chi ti siedi a tavola. I posti più ambiti sono quelli vicino ad Alessandro  l‘Inappetente ed Enzuccino il Vegetariano , un morso dal piatto loro ci esce sempre e non rischi invasioni di campo]</p></blockquote>
<p>Dopo il rituale set fotografico sulla spiaggia con il “pescatore d’oro alle tue spalle” riprendiamo la risalita, fermandoci al negozio di una<strong> comunità hippy a Big Sur </strong>dove vendono tappetti fatti a mano con fili tessuti dalle donna kazake a 3mila euro.  Dentro ci sono le hippy con capelli che profumano di shampoo costoso e gonne di Agata Ruiz de La Prada. &#8220;<em>A questo punto voglio fare pure io l’hippy a Big Sur</em>&#8220;, penso.<br />
Proseguiamo fino ad arrivare alla Seventy Miles che è un altro fatto strano. Praticamente è una specie di parco in riva al mare, con questa strada di diciasette miglia che corre tutto intorno. Per entrarci paghi una cosa tipo 10 dollari. Dentro ci sono delle villone esagerate.</p>
<p>C’è pure una spiaggia lunga lunga di sabbia che è proprio tale e quale alla spiaggia di Dawson’s Creek. Una spiaggia di quelle dove non puoi fare a meno di levarti scarpe e calzini e correre in riva al mare. In un attimo è subito so open up your morning light and say a little prayer for I you know that if we are to stay alive  and see the peace in every eye</p>
<p>(Do do do do do do do .. do do do do do do do)</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/ragazzifelici.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2298" title="ragazzifelici" src="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/ragazzifelici.jpg" alt="" width="576" height="385" /></a><br />
Duemila foto di ragazzi felici che corrono sulla spiaggia presto rintracciabili su I-Stock alla key “Happy Guys”.</p>
<p>Duemila foto al tramonto.</p>
<p>Forse è venuto il momento di cercarci un Motel. Cerchiamoci un Motel, giri al buio per cercare la via dei Motel, ecco la via dei Motel, oh, ma questi Motel di questo posto sono tutti costosissimi! 75 euro a notte, e va beh, che amma fa, non è che possiamo dormire in macchina, o anche sì, ci staremmo comodi.  Questa macchina è più grande del mio monolocale. Ma poi io non ce la faccio ad andare a fare pipì sulla spiaggia. Ehi, ma questo è davvero un <strong>Motel di Grand Lusso</strong>. Non ci sono manco i copriletti a fiori polverosi. Piumini bianchi e quei cuscini lunghi e tondi che fanno subito charme. Letto alto un metro che quando scendi devi mettere lo scaletto.</p>
<p>La serata finisce che ci ritroviamo dopo cena noi 3 in questo cortile di questo motel americano davanti a questo che sembrano essere ceppi di un falò spento. Mentre stiamo seduti là sotto Giove e Venere che come al solito continuano a brillare troppo luminosi, arriva un tipo che chiede se vogliamo che ci accenda il fuoco. “Ok, thank’s”. Questo va vicino al muro, ammacca un interruttore ed esce il fuoco. “Ooohhh” facciamo in coro. Praticamente questo falò era un <strong>megaccendino gigante</strong>, che fai click e quello si accende.</p>
<p>C’è il fuoco, ci sono le stelle, ci sono i pianeti. Siamo in un altro continente. Si può dire quello che si era solo evocato in isole di distanza in inverni troppo lunghi e dal mare troppo agitato. Le parole messe così una in fila all&#8217;altra son molto più piccole di quello che erano nella mente. Hanno spazio intorno, non rimbalzano tra le pareti della mente, si disperdono nell&#8217;aria fresca di una notte di primavera in California per poi bruciarsi in questo fuoco che si accende con un click.</p>
<p>Non guardiamo più il calendario da molti giorni, forse siamo all&#8217;equinozio di primavera, forse è già primavera forse siamo all&#8217;inizio di un nuovo giro. Forse. Per ora buonanotte. Giove e Venere sembrano risplendere di una luce più benigna.</p>
<p>Continua&#8230;</p>
<p>Nelle puntate precedenti:</p>
<p>Cap 1: <a title="Appunti americani – San Francisco" href="http://www.drinkpop.it/2012/03/appunti-americani-san-francisco/">San Francisco</a><br />
Cap 2: <a title="Appunti Americani – On the road verso il sole" href="http://www.drinkpop.it/2012/03/appunti-americani-on-the-road-verso-le-sequioe-giganti/">Le Sequoie Giganti</a><br />
Cap 3: <a title="Appunti americani – La Death Valley" href="http://www.drinkpop.it/2012/03/appunti-americani-la-death-valley/">La Death Valley</a><br />
Cap 4: <a title="Appunti Americani – Las Vegas" href="http://www.drinkpop.it/2012/04/appunti-americani-las-vegas/">Las Vegas</a><br />
Cap 5:<a title="Appunti americani – La route 66" href="http://www.drinkpop.it/2012/04/appunti-americani-la-route-66/"> La Route 66 </a><br />
Cap 6: <a title="Appunti Americani – Hollywood" href="http://www.drinkpop.it/2012/04/appunti-americani-hollywood/">Hollywood</a></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/hhPe3bwkfKY" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>

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		<title>Appunti Americani &#8211; Hollywood</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 13:22:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>camilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Tweet Della notte che dormimmo nel Motel Americano di un paese definito dalla Lonely Planet “Squallido e anonimo” mi ricordo che la mattina mi svegliai e vidi il mio zainetto poggiato dietro la porta d’ingresso. “Ma ieri sera ho lasciato lo zainetto là davanti?” &#8211; chiesi alla room-mate “No, ce l’ho messo io nel dormiveglia ...]]></description>
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<p>Della notte che dormimmo nel Motel Americano di un paese definito dalla Lonely Planet “Squallido e anonimo” mi ricordo che la mattina mi svegliai e vidi il mio zainetto poggiato dietro la porta d’ingresso.</p>
<p>“Ma ieri sera ho lasciato lo zainetto là davanti?” &#8211; chiesi alla room-mate<br />
“No, ce l’ho messo io nel dormiveglia perché  avevo paura che entrasse qualcuno” &#8211; rispose la room-mate</p>
<p>Certo, uno zainetto eastpack dietro la porta fermerebbe qualsiasi psycho killer armato di mitra in giro per paesi squallidi e anonimi della provincia americana.<span id="more-2286"></span></p>
<p>(Abbiamo messo un eastpack davanti alla porta, ma poi non ci siamo preoccupate di mettere un comodino davanti a una misteriosa porta che si apriva nell’antibagno. Secondo voi ci saranno state solo scope dietro quella porta? Io dico di no)</p>
<p>La notte passata nel <strong>Motel Americano del Paese Squallido e Anonimo</strong> fu molto breve, Alle sei e mezza di mattina già giravano messaggi da una stanza all’altra per l’organizzazione della giornata.</p>
<blockquote><p>[Il fatto che tenevamo tutti più di trent’anni era reso lampante dal fatto che dormivamo in 2 in una stanza dove avrebbero comodamente dormito in 4 e scomodamente tutti e 5.  Il fatto che tra di noi c’era uno che ne teneva più di 40 era reso lampante dal fatto che prendesse sempre la stanza singola. Mi chiedo se con l’età si diventa più misantropi o solo più ricchi].</p></blockquote>
<p>Essendo che il nostro era un gruppo molto democratico dove democraticamente si faceva ciò che decideva il Capo,<strong> decidiamo di andare a Hollywood</strong>. Del resto cosa sarà mai arrivare un attimo ad Hollywood per il pomeriggio?</p>
<p>Navigatore satellitare &#8211; Dove si va? Hollywood, Boulevard Street, dove stanno le stelle. Che ci andiamo a fare ad Hollywood se poi non posso pubblicare su Facebook la fotina dove sto sulle stelle di Hollywood?</p>
<p><a href="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/hollywood.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2287" title="hollywood" src="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/hollywood.jpg" alt="" width="312" height="312" /></a></p>
<p>Dopo un paio di ore parcheggiamo dietro ‘sta Boulevard Street di cui l’unica cosa che so è che è tipo la via dove acchiapparono Hugh Grant con una prostituta. O forse, quella era Sunset Street? Beh, cmq era da queste parti. Nel parcheggio dietro Boulevard Street vedo parcheggiati i pullmini scoperti che ti portano a fare il giro delle case delle star.</p>
<p>Dopo una passeggiatina sulle stelle a terra eravamo tutte e 5 sul pullmino che ti porta a fare il giro delle case delle star. Tutti e cinque. L’unica che voleva farsi il <strong>tour con il pullmino tra le case delle star</strong> ero io. Così imparano a mandarmi a fare i corsi di marketing persuasivo.</p>
<p>[Io avevo promesso che non avrei detto a nessuno che loro si erano dati a fare il giro col pullmino per le case delle star, ma poi mi sono scordata e ho messo uguale le foto su Facebook - però senza taggare a nessuno - a questo punto lo posso pure scrivere qua, no?]</p>
<p>Il tour del pullmino tra le case delle star è molto bello. C’è l’autista evidentemente cocainomane che saluta tutti e ti porta per le colline di Beverly Hills e Bel Hair facendoti passare davanti alle case della gente e dicendoti qua ci abita Megan Fox, qua ci abitano Brad Pitt e Angelina Jolie, lassù sta Steve Spielberg ecc. Io sono convinta che dicesse nomi di star a caso indicando villoni a caso, ma tanto che differenza fa?</p>
<p>A me è bastato che mi facesse vedere la casa di Brandon e Brenda. E l’hotel dove Pretty Woman scende per le scale di sicurezza per andare incontro a Richard Gere che stava col mazzo di rose là sotto.</p>
<p>La cosa più importante che ho imparato da questo tour delle case delle star è che se divento una star non mi compro certo la casa a Beverly Hills, che poi passano i pullmini con gli autisti cocainomani davanti casa.</p>
<p>Noi scattiamo foto di case a caso e siamo, sono, molto contenti/a. La cosa più triste del farsi il tour del pullmino per le case delle star sono però gli sguardi della gente in giro per Rodeo Street che ti guarda e tu pensi: “Ecco, questo mi sta guardando come io guardo le comitive delle crociere con l’auricolare nelle orecchie e l’adesivo in petto che chiedono al cameriere di sedersi per un attimo sulla sedia del bar in Piazzetta per farsi la foto sulla sedia del bar in Piazzetta senza manco prendersi un caffè”. O come quelli che si fanno la foto col piede sul gradino del Quisisana mentre fanno finta di entrare. Vabbè, ci siamo capiti, quel genere di pensieri là.</p>
<p>Poi il pullmino si ferma da una parte dove ti puoi fare la <strong>foto sotto la scritta Hollywood</strong> e noi ci facciamo tutti la foto sotto la scritta Hollywood così come i tipi con l’auricolare e l’adesivo in petto si fanno la foto con i Faraglioni sullo sfondo ai Giardini di Augusto. I miei compagni di viaggio proclamano orgogliosamente di non avere neanche una foto ai Giardini di Augusto con i Faraglioni sullo sfondo. Io ne ho circa 56. In ogni caso loro non avranno la foto con i Faraglioni, ma ora tengono la foto con la scritta Hollywood. No, quella non l’ho pubblicata su FB perché io sono una ragazza rispettosa.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/faraglioni.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2288" title="faraglioni" src="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/faraglioni.jpg" alt="" width="362" height="272" /></a></p>
<p>Scesi dal pullmino decidiamo che una volta vista la casa di Brandon e Brenda Hollywood non potrà avere niente di meglio di offrirci e decidiamo di risalire lunga la costa.</p>
<p>Motivo fondamentale di tale decisione è che ci avviamo verso la fine del viaggio e il vago sospetto che non avremmo trovato uno <strong>Squallido Motel a 40 dollari a Notte</strong> in mezzo Hollywood. O forse anche sì. Ma non lo sapremo mai.</p>
<p>Continua</p>
<p>Negli episodi precedenti:</p>
<p>Cap 1: <a title="Appunti americani – San Francisco" href="http://www.drinkpop.it/2012/03/appunti-americani-san-francisco/">San Francisco</a><br />
Cap 2: <a title="Appunti Americani – On the road verso il sole" href="http://www.drinkpop.it/2012/03/appunti-americani-on-the-road-verso-le-sequioe-giganti/">Le Sequoie Giganti</a><br />
Cap 3: <a title="Appunti americani – La Death Valley" href="http://www.drinkpop.it/2012/03/appunti-americani-la-death-valley/">La Death Valley</a><br />
Cap 4: <a title="Appunti Americani – Las Vegas" href="http://www.drinkpop.it/2012/04/appunti-americani-las-vegas/">Las Vegas</a><br />
Cap 5:<a title="Appunti americani – La route 66" href="http://www.drinkpop.it/2012/04/appunti-americani-la-route-66/"> La Route 66 </a></p>

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		<item>
		<title>Appunti americani &#8211; La route 66</title>
		<link>http://www.drinkpop.it/2012/04/appunti-americani-la-route-66/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 10:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>camilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Tweet Dove eravamo rimasti? Eravamo rimasti che eravamo a Las Vegas e la notte era scivolata via ad un centesimo al minuto tra le banconote di un dollaro infilate nelle slot machine. Si era arrivati a quel punto della serata in cui cominci a vedere annebbiato, a quel punto della serata in cui già lo ...]]></description>
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<p>Dove eravamo rimasti? Eravamo rimasti che eravamo a Las Vegas e la notte era scivolata via ad un centesimo al minuto tra le banconote di un dollaro infilate nelle slot machine. Si era arrivati a quel punto della serata in cui cominci a vedere annebbiato, a quel punto della serata in cui già lo sai,  non ti struccherai prima di andare a dormire e la mattina dopo avrai la faccia di panda e strisciate di mascara sul cuscino.</p>
<p>La mattina dopo quando scendiamo è ancora notte.  Dentro gli hotel di Las Vegas è sempre notte.  Mentre noi mangiamo muffin al cioccolato signore in pigiama fumano davanti alle macchinette. Basta, dobbiamo andare via.<span id="more-2275"></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/souvenir.negozio.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2276" title="souvenir.negozio" src="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/souvenir.negozio.jpg" alt="" width="312" height="312" /></a></p>
<p>Via,via da Las Vegas. Non prima di aver fatto tappa al “<strong>Più Grande Negozio di Souvenir del Mondo</strong>” dove ci sono i rangers a fare la guardia e dove puoi trovare ogni oggetto di uso comune del mondo con su scritto Las Vegas. Vorrei molto comprarmi una tazza rosa con su scritta “Las Vegas Princepess”, poi desisto.</p>
<p>E’ tempo di rimettersi on the road.</p>
<blockquote><p>Vi dico una cosa: io non ho mai letto On The Road. A 16 anni ho letto Coelho, Gibran, Hesse, tutta sta roba fricchettona che si legge a 16 anni, ma mai Kerouac. E ora temo che sia troppo tardi per mettersi a leggere Kerouac.</p></blockquote>
<p>Le strade di Las Vegas alle nove di una domenica mattina sono vuote e sonnacchiose, mentre usciamo dal centro passiamo davanti a quelli che sembrano essere “<strong>i peggiori casinò di Las Vegas</strong>”. Casino, strip club, negozio di tatuaggi. Quel tipo di posti che mi piacerebbe frequentare con certi miei amichetti del sabato sera e del negrosky a stomaco vuoto. Ma ricordiamocelo, sono i viaggio con i miei colleghi di lavoro, quindi niente casinò sguercio alla periferia di Las Vegas. Solo Martini prima di cena.</p>
<p>Deserto, deserto, deserto. Lago. Andiamo a vederlo. Il lago è indubbiamente un lago solo che non si chiama lago, ma Porto di Las Vegas. E’ un posto molto domenicale. Di sicuro anche il martedì là si respira quella pacifica atmosfera da domenica mattina fatta di sole, passeggiata lenta, caffè. Dentro a questo lago ci sono un sacco di carpe che evidentemente avranno una funzione decorativa. Un bambino appeso alla scaletta rischia costantemente di cadere in acqua per accarezzare le carpe. La mamma lo guardo, non gli urla “Giantommasssoooooooo, sali subitoooo qui!” come farebbe una normale mamma italica davanti al figlio che rischia costantemente di cadere in acqua. Quando percepisce la caduta imminente, lo tiene per il passante dei pantaloni.</p>
<p>Ci rimettiamo in strada che di strada c’è ne è e ce ne sarà. Dobbiamo andare a prendere la Road 66, la Mother Road come la chiamava Henry Miller che era nato da queste parti qua.</p>
<blockquote><p>Vi dico un’altra cosa. Io ho mai letto niente di Henry Miller, ma per lui sono ancora molto in tempo. O no?</p></blockquote>
<p>Arriviamo a questo specie di paese che non mi ricordo come si chiama. Quello che mi ricordo bene è che ad un certo punto viene a nevicare. Nevicare serio, a grossi fiocchi tondi. Noi non siamo abituati a guidare, figuriamoci a guidare sulla neve. “Guarda, qua c’è un dinner che sembra carino, accostiamo e fermiamoci, tanto è ora di pranzo”.</p>
<p><a href="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/MrDs.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2277" title="MrDs" src="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/MrDs.jpg" alt="" width="312" height="312" /></a><br />
Entriamo e ci ritroviamo sul <strong>set di Happy Days</strong> tra divanetti rosa, sgabelli verde menta, juboxe vintage e cameriere col pantalone a zumpafuosso (ndr corto alla caviglia). E’ quando ti ritrovi in un ambiente che hai sempre visto nei film e nei telefilm che scatta la sindrome dello shotting fotografico. E’ un attimo e tre macchine fotografiche e cinque iPhone danno il via alla proliferazione dell’immagine complici le Coca Cole in bicchieri di vetro grandi come vasi di fiori e hamburger serviti nei cestelli con tovaglioli a quadretti bianchi e rossi. Sunday Monday Happy Days, mentre fuori continua a nevicare. Tuesday Wednesday, Happy Days, mentre le immagini si prolificano sulle autostrade dei social network.  Autostrade dal nulla al nulla mentre i camion passano correndo (sicuramente vanno molto lontano…)</p>
<p>Continua a nevicare. Di fronte al pub c’è un Centro Informazioni Turistiche, andiamo a chiedere se sanno qualcosa del tempo, se possiamo proseguire o è meglio trovarci un motel prima di rischiare di rimanere bloccati in mezzo a qualche valico sulla neve e poi mangiarci tra noi come quella gente che era rimasta bloccata nella Death Valley e poi erano diventati cannibali.</p>
<p>L’Ufficio Visitators di Kingman (sì, il paese si chiama Kingman, sono andata a controllare su Google nel frattempo, sono o non sono la vostra travel blogger preferita?) è fatto così: c’è il bancone dove chiedere informazioni, il negozio di souvenir e un trenino che gira tutto intorno su un soppalco. Tutto intorno tutta la giornata. Dentro ci sono due pensionati che passeranno il 90% delle giornate d’inverno a guardare il trenino che gira. Il signore ci riempi di cartine, guarda le previsioni meteo, ci benedice e amen, andate in pace and drive careful.<br />
<a href="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/posta-per-te.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2278" title="posta-per-te" src="http://www.drinkpop.it/wp-content/uploads/2012/04/posta-per-te.jpg" alt="" width="312" height="312" /></a><br />
Ci rimettiamo on the road e man mano il tempo migliora, passiamo attraverso paesaggi desolati e attraversiamo il <strong>fiume Colorado</strong> che questo punto al confine dove passa il fiume Colorado sicuro sta in qualche libro di Henry Miller che però non vi so dire perché non sono una ragazza che si informa prima di scrivere.</p>
<p>Facciamo molte foto di camion al tramonto, <strong>tantissime foto di camion al tramonto</strong> che corrono sull’autostrada lasciandosi dietro il sogno americano.</p>
<p>(“Anche tu fotografavi sempre i camion” – mi ricordo – mentre Venere si riaccende rialleandosi crudelmente alla luna)</p>
<p>La nostra meta del giorno è Barstow, un <strong>paese definito dalla guida “squallido e anonimo”</strong>. So già che mi piacerà. Io subisco sempre il fascino dei posti definiti squallidi e anonimi. Il paese in effetti è una via di motel squallidi e anonimi a 40 dollari a notte.  Ne scegliamo uno a caso, parcheggiamo davanti alla porta e depositiamo i nostri trolley sulla moquette a fiori nella solita allegra natura morta polverosa.</p>
<p>Andiamo a cena da Denny’s che è una catena dove però fanno credere di essere molto attenti alla tua alimentazione e al tuo benessere. Ogni piatto ha le calorie scritte vicino e c’è una pagina del menù con tutti i piatti sotto le 500 calorie.  Sul tavolo c’è anche una tabella nutrizionale con su scritte tutte le indicazioni nutrizionali di tutto ciò che si serve in questo posto dove ci tengono al tuo benessere. Ed è possibile ordinare anche la mezza porzione.</p>
<p>Noi ci buttiamo tutti sulle insalate, mezza porzione che equivale a una nostra porzione abbondante. Al tavolo affianco al nostro 3 chiattone con le sembianza di native americane spazzolano pollo fritto e patatine guardano le nostre insalate con aria interrogative. “Ma sono forse malati questi?” – sembrano chiedersi. Se ne andranno via portano ognuna in mano la sua doggy bag di patatine.</p>
<p>Andiamo via anche noi, il cielo Giove e Venere continuano a brillare troppo luminosi nell’aria troppo fredda di un altro continente troppo lontano. Miglia e migliaia di chilometri difficili da superare.</p>
<p>E ora per la strada non passa neanche un caminon.</p>
<p>Negli episodi precedenti:<br />
Cap 1: <a title="Appunti americani – San Francisco" href="http://www.drinkpop.it/2012/03/appunti-americani-san-francisco/">San Francisco</a><br />
Cap 2: <a title="Appunti Americani – On the road verso il sole" href="http://www.drinkpop.it/2012/03/appunti-americani-on-the-road-verso-le-sequioe-giganti/">Le Sequoie Giganti</a><br />
Cap 3: <a title="Appunti americani – La Death Valley" href="http://www.drinkpop.it/2012/03/appunti-americani-la-death-valley/">La Death Valley</a><br />
Cap 4: <a title="Appunti Americani – Las Vegas" href="http://www.drinkpop.it/2012/04/appunti-americani-las-vegas/">Las Vegas</a></p>

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