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Gli auguri di Natale ai tempi di Facebook

A stamattina mi sono arrivati 0 cartoncini, 4 messaggi sul cellulare una ventina di auguri aziendali sulla mail e un centinaio di messaggi d’auguri su Faceboook.

Il trend massimo quest’anno è il cartoncino taggato, prendi une-cards qualunque e la tagghi con i nomi di tutti i tuoi amici così gli arriva il messaggio che sono stati taggati in una foto e se la vanno a vedere.
A primo sguardo mi è sembrata una cosa carina, voglio dire. Io ho scritto una nota di auguri, poi ho visto che il numero massimo di messaggi che potevo inviare contemporaneamente era 20, quindi avrei dovuto fare tipo dieci invii scaglionati in gruppi di venti per farla arrivare come posta, allora mi sono sfastiriata, l’ho pubblicata e ho aperto la prima bottiglia delle feste. Invece così subito fai.
In un secondo momento ho capito quanto possa essere spaventosa questa cosa del cartoncino taggato. Voglio dire, parte dal pressuposto “leggo solo quello che mi riguarda”. Nella sovrabbondanza di informazioni a velocità estrema un messaggio per potermi raggiungere deve contenere esplicitamente il mio nome. E allora per far arrivare nel modo più veloce possibile gli auguri e assicurarmi della loro ricezione devo “imbrogliare”, dire, “guarda, viene a vedere, in questa foto ci sei tu” e poi è solo una jpeg di natale scaricata da google immagini
Ma va bene così. E in questo post mi pare doveroso porgere una menzione d’onore speciale dell’augurio natalizio alle 3 persone che mi hanno mandato dei veri auguri scritti davvero davvero apposta per me in risposta ai miei preformattati.
Buon Natale a chi pensa ancora alle persone e non ai profili.

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Osservatorio Facebook

Mi arriva una richiesta di amicizia su FB da una mia amica. “Uhu, finalmente pure lei si è decisa”, mi dico.  Clicco sulla richiesta ma non la trovo tra i vari maniaci e pazzi psicotici che affollano quotidianamente la mia pagina  di richieste. La contatto su Msn e lei mi fa: “Ho avuto molta paura di facebook. Non lo so, aprivo pagine su pagine e trovavo gente che non vedevo da anni. E’ stato troppo innaturale.  E  soprattutto mi faceva male passare da uno stato emotivo all’altro. Cioè tipo vedevo la foto di uno con cui avevo una storia e poi una amica dell’elementari. E’ stato scioccante. Si forzano i meccanismi della vita. Se tu per strada trovi uno così, per caso, quell’evento ti riempie la giornata e forse anche la settimana. Ripensi al passato, fai due chiacchiere, vedi come siete evouti. Ma 40 contatti così, in un’ora, è impensabile. E innaturale E poi non voglio togliermi il piacere di incontrare le persone per caso”. 
E chiedersi: “Uhè ciao come stai? Da quanto tempo! Ma tu non ci sei su facebook?”-  ho aggiunto io.

( pensandoci, io mi sono iscritta a FB un anno fa e  la riscoperta delle vecchie amicizie è stata graduale. Ogni tanto rispuntava qualcuno nella colonna “persone che potresi conoscere”.Certo, ha avuto un’impennata negli ultimi mesi, quando tutti sono corsi in massa a iscriversi, ma ormai erò già avulsa al mezzo. Ora, se una persona di diciamo, una trentina d’anni, con alle spalle tre cicli scolastici, un’università, un paio di lavori e un normale giro di amicizie, nell’arco di un pomeriggio si può anche vedere piovere addosso un centinaio di contatti. Son cose che possono spaventare gli animi più sensibili, effettivamente.)

 
Dopo un’oretta: “Sappi che mi sono reiscritta. E’ stata una giornata molto faticosa”.

 

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Ancora su Facebook…

La mia migliore amica e il mio ragazzo su Facebook non ci sono. La mia migliore amica perché non vuole un’altra schiavitù e ha paura di azzeccarsi. Tempo un mese e passerà le sue giornate a taggare foto. Anche perché voglio dire, mica uno può stare a Milano senza stare su FB? Il mio ragazzo non ce l’ha perché “non mi interessa la comunicazione” e perché pensa che l’unica applicazione degna di nota del web 2.0 sia l’integrazione tra Panoramio e Google Earth.( …così, mentre negli uffici di mktg degli scienziati della com si fa a gara a chi ha più commenti su FB, là, negli oscuri meandri del dipartimento di geologia, petrografi e mineralogisti fanno a gara a chi ha più foto accettate su Google Earth…)
Tutto il resto ci sono, mio padre, mio fratello, le mie cugine, colleghi, ed ex colleghi. Poco nutrita la schiera di compagni di classe, soprattutto a livello di medie ed elementari. Un paio di ex, ma solo quelli sani di mente, e pure le ragazze attuali di tali ex con cui faccio l’amichetta felice.  Ogni tanto ci ho pure un fidanzato su FB, solo per poter scivere “fidanzata con” e link.
Una lista infinita di richieste di amicizia che stanno là in attesa perché “nun te sacc’ proprio fratè” ma allo stesso tempo mi pare brutto cliccare su ignora. E così stanno là nel limbo. Però se leggi il mio blog e mi vuoi aggiungere basti che mi scrivi un messaggio di accompagnamento in cui mi prometti eterno amore e devozione e io sarò lieta di add-arti.
Ora, se dovessi fare la tesi di laurea oggi non c’è dubbio che la farei sugli usi di facebook.
E vai con la solita tassonomia del blogger del sabato.
Il Faceworker: è quel tipo di addetto stampa che quando stavi al giornale ti mandava 3 comunicati all’ora ti faceva sempre il re-call ma mentre parlava con te contemporaneamente stava organizzando una conferenza stampa all’altro telefono. Appena entrato in contatto con te per la prima volta ti metteva nel suo schedario dove appuntava cellulare, e-mail, data di nascita, segno zodiacale e se il caffè lo prendi con lo zucchero o senza. Oggi usa Facebook per comunicare ai suoi 4.999 contatti ( limite massimo di FB) che “sta per inviare il comunicato stampa di CamCom, tra poco partirà con i recall”. Così lo sai e fai dire alla centralinistra che non ci sei. Oppure “ sta aggiornadno il blog della cattedra di comunicanzione multimediale della quale è collaboratore”. Perché è importante che lo sia sappia, nel caso non lo si sappia. Pensi che poi la sera si rilassi, e invece no, “guarda Matrix” , “guarda Ballarò” “pianifica la conferenza stampa di domani” ecc.
O’ pr o il DJ: ne abbiamo già parlato. Il pr è uno dei frequentatori più assidui di facebook, lo riconosci subito dalla foto. Ha gli occhiali da sole anche se si vede che sta al chiuso, il cappellino appuiato in equilibrio precario sulla testa e le cuffie appoggiate sul collo.  Il suo unico obiettivo è pubblicizzare le serate in cui “suona” ( ovvero mette su i dischi) o per cui distribuisce flyer.  Se è davvero un tipo buono anche per promozionare la sua esclusiva linea di abbigliamento composta da felpe bianche con il suo nome scritto in rosso, con la y finale un numero a caso vicino. Perché il suo sogno è essere Lapo Elknam. Ma anche Fabrizio Corona.  Ma anche solo un corteggiatore qualsaisi di uomini e donne.
La taggatrice folle: al femmnile perché in genere è una ragazza.  Per lei un evento non è mai esistito se non ha un album di facebook dedicato e ipertaggato. Predilige in particolare serate di discoteca in cui puoi ammirare lei e le sue amiche che sorseggiano caraffe di mojoto guancia a guancia e  le gite al mare dove posa languidamente a tre quarti trattenendo il respirto. Magari dalle informazioni legge che fa l’avvocato e tra i suoi contatti ha tutti i suoi colleghi pronti ad ammirare la sua immagine profila in diretta dall’ultima vacanza a Ibiza.  Ora però devo chiudere questo post che devo aggiungere le mie foto fatte con la web-cam, profilo destro, luce da sinistra.

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Lost in connecting

Sono su Facebook. Adesso sono amica di tutti i pr della penisola sorrentina che mi invitano a tutte le serate più trendy di questa pazza estate 2008 re-estate a Sorrento. Gente che al liceo mi buttava i cuppettielli appresso perché ero la classica nerd. Gente che per strada non si sognerebbe mai di salutarmi. Mi mandano aggiornamenti sulle loro foto tutte uguali abbracciati in discoteche tutte uguali con in mano un bicchiere e l’altra mano su una spalla su una tipa intercambiabile, come in quei software che metti la tua faccia sotto una pettinatura fatta al computer.

Sono su Twitter. Non ho ancora capito bene perchè.

Sono su Flickr. Ci metto le mie foto dopo essermi cancellata i brufoli e piallata i fianchi con fotosciòp. E questo mi piace assai. Ora però mi dice che ho raggiunto il limite dell’account free e devo passare a quello pro. In fondo costa solo venti dollari. Che sono meno di venti euro. Va buo, lo farò, facciamo il mese prossimo.
Ma poi le foto mi conviene caricarle su Facebook o su Flickr?

Sono su Anobii. Ci metto i libri che leggo così tutti possono vedere che ragazza acculturata che sono. Sto pure leggendo Infinite Jest da tipo un anno. Voglio dire. Anobii mi fa vedere la gente che legge i libri che piacciono a me così posso esserci amica e scambiare le mie impresisoni sui libri e fuffettare insieme su come siamo gente acculturata, noi gente che legge Infinite Jest (da tipo un anno).

Sono su FriendFeed che ancora non ho capito cos’è, ma si porta assasi quindi ci sono. Mi sembra di capire che aggregi blog, twitter, facebook e bookmarks, e poi puoi pubblicare direttamente là e richiamare in blog, twitter, facebook. In un clclo dell’eterno ritorno del nulla.

Ho amici del blogrol, amici di Facebook, amici di Anoobii, amici di Twitter. Forse ho anche degli amici in FriendFeed ora, ma l’home page che mi ha dato mi ha fatto paura e ho chiuso subito.
Posso pubblicare post sul blog, aggiungerli a De.li.cio.us, richiarmarli in Facebook, riassumerli in Twitter e aggregare in Friend Feed.
Nessuno potrà più fare a meno di sapere.che Camilla si sta scaccolando il naso e attacca le palline sotto la scrivania.

Leggo post di gente che tipo tiene i suoi contatti di Twitter in prova per quindici giorni prima di decidre se vale la pena tenerli o eliminarli e mi vengono le crisi di ansia. Oddio, questo mi ha appena aggiunto, ora sicuro tra quindici giorni mi boccerà perchè non lo aggiorno mai e non so che scriverci! E non ho nemmeno un Tumbir…

Bei tempi quando bastava Msn Messanger e un blog su Splinder.

Riempiamo di aggiornamenti cinque spazi a testa. C’è qualcuno che davvero ci ascolta da quell’altra parte o siamo tutti attenti a rimirarci il nostro ombelico perfettamente tondo nell’ultima foto su Flickr?
Pubblichaimo, uploadiamo, tagghiamo, linkiamo, aggreghiamo, add as friend, following, write a new post..
Come quelle supestrade enormi a tre corsie che collegano il nulla con il nulla.

Questo post è volontariamente privo di link.

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Guida a Facebook per socialmente inetti

Mi sono iscritta a Facebook tipo un anno fa perché mi sembrava brutto non essere iscritta a una cosa così web-trendy. Io sono un animo molto sensibile verso tutto ciò che è web-trendy. A parte myspace. Ora, per esempio, ho difficoltà a prendere sonno perché il mio blog non ha ancora la favicon e l’iconcina con il collegamento ad anobii.
Dicevo. Mi sono iscritta a facebook perché l’articolo di Michele Neri su Vanity Fair diceva che non eri nessuno sul web se non avevi un profilo su facebuc E facciamo il profilo su facebuc. Ma è rimasto là. Ogni tanto qualcuno mi voleva essere amica. Io io accettavo di essere sua amica. Tranne nel caso di ex ragazzi potenziali serial killer. Ma questa è un’altra storia. Cmq, stava là, con la mia solita fotina in barca dove sembro una ragazza ricca e felice ( anche se la mia massima ambizione plateale sarebbe sembrare una ragazza ricca, annoiata e lievemente anoressica).
Ogni tanto mi arrivava qualche messaggio del solito ex potenziale serial killer, ma in definitiva, proprio non riuscivo ad afferrare l’altissimo potenziale di azzeccamento. Che sapevo che c’era, ma che non riuscivo ad afferrare ( non che io non sia una ragazza facile all’azzeccamento, voglio dire). Fatto sta che ogni tanto davo un occhio ai miei amici milanesi chiachielli e vedevo che loro erano sempre pieni di amici, send a hug, who is the hottest single? Ma io proprio non afferravo. E mi sono detta. “Il social networking non fa per me”. D’altra parte io sono sempre la ragazza che non ha mai avuto una comitiva, se non strani gruppi di amici più border line di me.
Ma quale luogo migliore se non ritrovare i propri amici border-line se non internèt?
Così, in una contora che la parmigiana di melenzane pesava troppo sullo stomaco per lavorare comincio a mettere nel campo “cerca amici” tutti i miei vecchi amici punkabestia con chi mi accompagnavo nei giorni elettrici e veloci a cavallo tra il 9 e lo 0. Di quelli di cui mi ricordavo il cognome. E poi via a scendere, compagni delle medie, del liceo, dell’università, vecchi colleghi di lavoro, addetti stampa, politici che ho intervistato, rappresentanti di Confindustria di cui mi ricordo ancora il cellulare a memoria, amici di treno e parenti di secondo grado.
Capisco di esserci finita dentro. Non senza un briciolo di soddisfazione. Voglio dire, se c’è un nuovo modo trendy di perdere tempo su Internet invece che lavorare, perché io invece devo impiegare quel tempo a lavorare? ( perché il mio lavoro mi piace e presenta anche esso un elevato potenziale di azzeccamento puntiforme? Suvvia…)
Ed ecco che il giorno dopo mi arrivano tutte le risposte di chi ha accettato di essere mio amico. E comincia il dramma.
“Ciao Camillaaa! Che bello trovarti qua! Da quanto tempo non ci sentiamo! Tu che stai facendo? Io lavoro per un agenzia di pubblicità a Milano. Io frequento un dottorando a Barcellona. Io sto seguendo un corso di fotografia di nature morte in bianco e nero a Portland. Io sto frequentando un master in linguaggio non verbale tra gli inuit a Uppsala. Io vivo a Londra e faccio la road manager per un gruppo di jazz fusion latin rock che suona solo in club ricavati da grotte tufacee. Sai per l’acustica… Certo, il lavoro è tanto, ma si sta benissimo qui a Okkaido. E tu che mi racconti? Ricordo che volevi fare la giornalista. Scrivi per qualche giornale? Ora vado, che c’è un sushi happy hour che mi aspetta. Baciii! “

E capii che era meglio concentrarsi e mettere la favicon nel blog. E pure gli snap-shot.

<Re: “ Perché farti mille chilometri quando puoi fallire comodamente a casa tua?” >

( Gianfranco Marziano )

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