Io al Filou non c’ero mai andata. In 28 anni vita sorrentina non avevo mai varcato la porticina di Via Della Pietà. Il che è come dire che un milanese non è mai stato al Duomo. Ovviamente ne parlava come se ci fossi stata decine di volte e ormai mi fossi scocciata di andarci. Poi ieri ho detto basta e mi ci sono fatta portare. E ho capito perché gli anni passano, le mamma imbiancano ma il Filou si porta sempre.
Il Filou è una perfetta metafora di Sorrento. Se lo crede per niente. Si spaccia come un posto raffinato ma è un puttanaio e nel suo essere un puttanaio ha un fascino al di fuori delle mode. Senza tentazioni lounge o tecno. Niente divanetti bianchi. Solo vecchi divanetti blu con i buchi delle sigarette. Niente stuzzichini trendy. Solo noccioline stantie. Niente serre fumatori. Si fuma dentro, sulle scale, nei bagni e si cicca direttamente a terra. Ci vedresti bene Bukowksy.
Sul giornale degli eventi locali il Filou da dieci anni si pubblicizza sempre con la stessa frase: “Per le tue notti intime e raffinate, ingresso rigorosamente in coppia”. In realtà il Filou ha un livello di selezione pari a quello della pizzeria “addu gigino o’ nsevato”. Abbiamo visto aspettare all’ingresso solo un gruppo di sei-sette quindicenni con la felpa a stelline. Dopodichè li hanno fatti entrare dicendo: “Mi raccomando state al piano di sopra”.
Il Filou fa finta di stare dentro una grotta. Forse vorrebbe essere una grotta tufaca. Ma sul costone tufaceo ci stiamo sopra, mica sotto. E infatti se ci metti la mano sopra ti accorgi che è un caratteristico “effetto grotta di cartongesso”. I tavolini hanno il cartellino “riservato” sopra, ma è solo per far vedere, in realtà tutti si buttano a pomiciare dove vogliono e a fumare sbracati. A volte il cameriere, rigorosamente in giacca e cravatta, ricorda che è vietato fumare, e potresti spostarti un po’ più a destra ( non ho capito perché poi più a destra fosse permesso) ma se uno gli risponde “glià ho quasi finto, mo’ la butto” quello non dice “ok”.
La musica è solo pianobar. Ci sono due tipi che fanno i pianisti di pianobar, sopra al pianoforte ci hanno messo su la pianola e fanno solo il motivetto con la mano destra. Con la mano sinistra fumano. Tanto per cantare come cantano loro non è che ci voglia tanto fiato. Per tutta la serata non li ho mai sentiti produrre una nota più acuta di un si bemolle o più bassa di un do. Cantano tutto in un perenne re maggiore senza variazioni. Dopo che hanno finito le canzoni, ricominciano daccapo, Maracaibo Mare Forza 9, fuggire, sì, ma dove, l’avrò sentita tre volte. Intorno al pianoforte ci sono dei vecchi papponi con la pancia avanti e il bicchiere di whisky. Non ho capito bene se fossero veri o facessero parte dell’arredamento, hanno passato tutta la sera fermi là, paghi di vedere le ragazze ballare intorno al pianoforte. Poi c’erano i papponi attivi. Quelli che sempre col bicchiere in mano e la panza avanti appena ti vedono un attimo sola, fanno “vuoi bere?”. Così, diretta, senza tanti fronzoli. Oppure ti mettono direttamente il bicchiere in mano chiedendoti come mai tu non lo conosca, visto che lui a Sorrento è una persona così nota.
“Ma stai qui da poco, che non ti ho mai visto?”
“No, bello, sono solo quasi trent’anni e mi hai pure aggiuntata come amica su facebook”.






Ultimi commenti