Una mia (personale) valutazione sulla storia dei 4 euro a pezzo

Una signora delle pulizie a Napoli costa sui 7 euro all’ora. Qui a Capri 10. Tu le fai trovare i detersivi pronti, le spugnette, lo spazzolone e tutto quello che le serve per il suo lavoro. A Capri, se la signora viene dalla terraferma, come spesso succede d’estate quando la domanda supera l’offerta, le paghi anche il biglietto dell’aliscafo. Che sono 30 euro andata e ritorno. La signora viene, fa le pulizie, e se ne torna a casa.

Un cronista a Napoli parte da gratis a 7 euro a pezzo. Il redattore lo chiama e gli commissiona il pezzo. Oppure lo chiama e gli chiede come deve riempire la pagina. Il cronista piglia e comincia a chiamare alla questura, al politico, alla associazioni, ai sindacalisti ecc ecc. Tutto col suo telefono. Poi magari prende la macchina e va ad intervistare a qualcuno, seguire una conferenza stampa, ecc. Se sta a Napoli più facile che si pigli il pullman, ma il biglietto lo fa uguale perché i giornalisti hanno (in genere) questo brutto vizio della legalità. Comunque il cronista raccoglie la notizia, torna a casa, la scrive, la manda in redazione, chiama in redazione. E in tutta questa tarantella secondo voi minimo minimo 5 euro non se ne sono già andati?

E certo. Però il giorno dopo esce il giornale, che magari è capace pure che il cronista se lo deve comprare con i soldi suoi, col il tuo nome in pagina. Tua mamma è tutta contenta che tiene il figlio giornalista, il parcheggiatore ti chiama dottore e quando ti chiedono che lavoro fai e tu rispondi “giornalista” negli occhi d’altro scatta sempre un moto di ammirazione.

Ecco, questo secondo me è lo scenario che rende possibili i 4 euro a pezzo. Se fare le pulizie fosse un lavoro socialmente gratificante come fare il giornalista ci sarebbero sicuramente signore che pur di venire a lavarvi il pavimento e far carriera nel settore, accetterebbero di farlo a 2 euro a ora.

Il punto è che tra il prezzo di mercato di un articolo e il suo valore effettivo in termini di “effort” si è creato un gap valoriale che viene riempito dal valore simbolico che viene dato a questo lavoro. E al tesserino bordeaux di “giornalista” da tenere nel portafoglio. Tesserino per il quale – fin quando esisterà -  c’è e sempre ci sarà una schiera di ragazzi pronti a scrivere aggratis per due anni.

Nessuno lava i pavimenti per passione. Nessuno scrive senza passione. E tra chi scrive per passione troverai sempre persone disposte a farlo a 4 euro escluse le spese. Purtroppo.

6 Commenti su "Una mia (personale) valutazione sulla storia dei 4 euro a pezzo"

  1. Lea says:

    “esercito (industriale) di riserva”, lo chiamava Marx. E mi hanno detto che pure in penisola si prendono 10€ all’ora. Adesso capisco perché mia mamma mi ha istruito alla grande arte dell’economia domestica, non per essere una brava moglie e una brava mamma, ma per avere un piano B in caso di fallimento (il mio piano A, tra l’altro, è indirizzato verso l’economia e basta).

  2. lidia says:

    pure io ho pensato subito all’esercito di riserva. si vede che chi ti legge ha letto pure il capitale, cami’.

  3. camilla says:

    Io Il Capitale mica l’ho letto. Ma mi conforta molto sapere che chi mi legge ha letto più (e meglio) di me.

  4. holly says:

    La cosa che “non capirò mai” è la seguente: spessissimo i gggiovani inesperti che vogliono imparare un mestiere iniziano a farlo gratis. Magari in concomitanza con lo studio. Si tratta delle prime acerbe esperienze e non pretendono di essere pagati, stanno imparando. Poi imparano e allora, diventa un lavoro. Ma questo coi giornalisti non succede. Quasi come se quello di aver lavorato gratis una volta per farsi le ossa (e perché, diciamolo onestamente: siccome l’unica alternativa era non farlo affatto) fosse uno stigma. L’hai fatto una volta a 18 anni, puoi farlo ancora a 28, 38, per sempre. E pur di farlo, pur di farlo, ecco, continuano a farlo gratis.

  5. phoebe says:

    E poi ci sono i giornai che proprio non ti pagano, nemmeno quei 4 euro luridi a pezzo. Non ti pagano perchè “è un privilegio scrivere, non trova?”
    Eh, pure mangiare e pagare l’affitto no?
    Purtroppo finchè ci sarà gente disposta a lavorare gratis o per un tozzo di pane sarà semrpe così, se ci fosse il rifiuto a “lavorare per la gloria” salirebbe anche la qualità del lavoro dei giornalisti.

  6. phoebe says:

    Vieni sul mio blog, c’è un premiuccio per te!
    ^_^

    (NON MI ODIARE, NON MI ODIARE, NON MI ODIARE!)

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