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Che cos’è (per me) la BTO

4 December 2014

Per me ci sono tre riti da rispettare la prima settimana di dicembre: la BTO a Firenze, la tagliata di chianina dei 13 Gobbi, la meraviglia notturna davanti al Duomo che si staglia bianco sullo sfondo nero del cielo. Da cinque anni è così.

Per chi non lo sapesse, vi spiego che cos’è la BTO. Praticamente è l’acronimo di BuyTourism Online ed è una fiera che si fa ogni anno a Firenze. L’argomento è Internet e turismo e tutto quello che ci gira intorno (molto alla larga). Come ogni fiera ci stanno gli espositori, che però distribuiscono sempre meno gadget (per colpa della spending review?) e gli speech nelle sale ai lati che però qua si chiamano Cassette degli Attrezzi, Keynote, Visioni e cose del genere. A differenza delle altre fiere qua ci sono pochissime giacche e cravatte e moltissime magliette. Le cravatte ce le hanno solo i commerciali che stanno dietro gli stand. L’unica con i tacchi ero io. I veterani si mettono i jeans perché sanno che molto spesso si dovranno sedere per terra. Tutti si danno del tu. Girano pochissimi biglietti da visita e quando ci si presenta ognino dice il nome proprio e poi l’account twitter e allora spesso l’altro fa “Ah, sei tu!” e scatta l’abbraccio come amici che non si vedevano da anni.

E’ una fiera dove si fanno pochi affari insomma. Ma dove girano molte idee e si fanno molti incontri. Che poi portano ai progetti e poi portano agli affari. Per me ogni anno è un’occasione per uscire dall’isola e confrontarmi con quello che si dice altrove (strategie, visioni, azioni). Ma anche e soprattutto per incontrare chi incontro tutti i giorni sui social, prendermi un caffè con chi leggo sempre, ascoltare gli interventi di chi, più o meno fa, il mio stesso lavoro. Per me, come per un po’ tutti, è la chiusura dell’anno lavorativo, il tirare le somme, riflettere sui passi avanti fatti, scegliere su cosa puntare per l’anno dopo.

Per me è un po’ un Capodanno lavorativo.

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Quest’anno è stato tutto un po’ più intenso perchè per la prima volta ho fatto anche io un intervento. Di quelli col microfono in una mano e il telecomando per le slide nell’altra. Insieme a Gianluca che ho conosciuto (dal vivo) proprio alla mia prima BTO del 2010. Di quello di cui abbiamo parlato, lo potete leggere nel suo post. Lui che è un blogger serio. Io vi racconto che ero leggermente terrorizzata a vedere una sala piena di gente da prima che iniziassimo, con tutti i posti a sedere occupati e pure tutti i posti a terra e in piedi e la fila fuori dalla porta. Io che l’unica presentazione che avevo fatto in pubblico era quella della laurea. Dieci anni fa. Ma poi è stato bellissimo. E sopratutto mi sono divertita. E quando ho sentito una risata dal pubblico e capito che anche loro si stavano divertendo, è stato ancora più bello. Quando è finito mi è perfino un po’ dispiaciuto che fosse già finito.

Ma visto che ormai era fatta ho potuto dedicarmi alla mie attività preferite da BTO, bere vino a pranzo, girare per gli stand provando a capire cosa vendono, girare tra le sale, twittare di quello che mi colpisce. E poi la sera togliersi i tacchi e passeggiare lentamente per il centro di Firenze, con il selciato sempre lucido di pioggia, fermarsi a naso in su in Piazza Duomo, arrivare fino a Piazza della Signoria e guardare dalla loggia la piazza svuotata della sera e pensare ai Medici, al Risorgimento e “anche loro sono tutti morti”, fermarsi sul Ponte Vecchio a guardare l’Arno che passa, spiare le luci accese nei palazzi vista fiume e immaginare una vita qui. E poi tornare alla propria di vita ordinando il solito menù al solito ristorante con le solite persone. E ritrovarsi contenta, contentissima. Perché ogni anno è questo il bello di BTO. Farmi tornare a casa un po’ più contenta del lavoro che faccio.

  • gattosolitario

    In effetti è una delle ragioni principali per cui si fanno i congressi 🙂

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