Appunti Americani – Las Vegas

2 April 2012

Funziona così. Tu cammini per ora in mezzo a steppe brulle costeggiate da Mc Donald e palle di fieno che rotolano e poi davanti ti compare una distesa infinita di luci. Las Vegas è uno di quei posti dove devi arrivarci la sera. E in auto. Devi passare dal deserto al buio al sogn epilettico di luci.

Se fossimo in un libro di Paulo Coelho diremmo: “Bisogna attraversare la calura del deserto per godere della frescura delle dune“. Ma per fortuna non siamo in un libro di Paulo Coelho, altrimenti questo sarebbe il cammino di Santiago, non un road trip in California.

[In realtà quantomeno 2 persone sulle 5 in macchina avremmo preferito farsi il Cammino di Santiago per intero, piuttosto che due giorni a Las Vegas. Ma se non mi portavano a Las Vegas io potevo pure buttarmi sotto al Golden Gate come la tipa di Vertigo].

Ci vuole un notevole sangue freddo per guidare una giornata intera nel deserto e poi ritrovarsi all’improvviso  in mezzo Las Vegas. Ma il navigatore satellitare nostro miglior compagno di viaggio non tradisce e ci porta diritti all’ingresso dell’hotel dove una ragazzina di 18 anni prende possesso del nostro camion per parcheggiarlo.

Varchiamo l’ingresso dell’hotel ed è subito vertigo da sovraccarico sensoriale. Musica, odore di fiori tropicali, rumore di slot-machine, luci lampeggianti. Abbiamo bisogno di consultare la cartina sul totem informativo per capire dov’è la reception. La fila per fare il check-in è lunga più o meno quanto la fila al Molo Beverello per il traghetto per Ischia a Pasquetta. Anche le persone che trovi in fila sono più o meno le stesse che puoi incontrare mentre fai la fila per il traghetto per Ischia il giorno di Pasquetta. Infradito, pantaloncini, schiamazzo. La differenza è che invece del panino salsiccia e friariell qua hanno tutti in mano un cocktail. Non ho mai visto la gente fare check-in in hotel con un cocktail in mano. Ma la receptionist non si scompone per niente. Quello che le interessa è solo che tu abbia una carta di credito valida da strisciare per ogni addebito possibile. Ci fa firmare su una specie di iPad e poi ci dà una cartina che indica dove sono le nostre stanze e un’altra cartina che ci indica dove sono gli altri hotel di Las Vegas.

Perché quello che si visita a Las Vegas sono gli hotel.

Nota sugli hotel di Las Vegas
Ogni hotel di Las Vegas è grande più o meno quanto il centro di Capri. Al piano terra c’è il casinò, intorno i buffet all you can eat, i ristoranti, i bar, la discoteca, i negozi, la spa, le cappelle per sposarsi. Fuori le giostre. Sopra le camere. Tipo 5mila camere ad hotel. Ogni hotel in genere ha un tema: Parigi, Venezia, New York, Luxor. Tipo gli outlet della Toscana che riproducono il borgo tipico toscano. Ma con molte più luci, ovvio.

Prendiamo possesso delle nostre camere. Sono le prime con la connessione wifi a pagamento. In tutti gli altri hotel, compresi i motel più squallidi, è sempre free. Qua si paga. Facile, non puoi correre il rischio di rimanere in camera a perdere tempo su Facebook. Devi scendere e spendere.  Nonostante ciò, i due che avrebbero preferito fare il cammino di Santiago anzichè venire a Las Vegas restano in camera a giocare ad Angry Birds stremati e spaventati.

Noi ovviamente si scende. La collega si trucca come Moira Orfei e si mette le infradito per la doccia sotto l’abitino nero elegante. Io mi metto un pantaloncino di jeans inguinale e stivaloni col tacco 12 come una velina anni novanta.

La cosa più bella di Las Vegas e ciò che ha reso Las Vegas uno dei miei posti preferiti di tutti, è che il senso del ridicolo ha come unico parametro il tuo sguardo.  Ti piaci vestita così? Nessuno avrò niente da dire. La mia sensazione è che potrei scendere anche vestita da Lamù e nessuno avrebbe niente da dire.

In effetti scendiamo nella hall e dalla porta dell’ascensore di fronte esce Lamù. Però chiatta. Incellophanata in questo tubino fantasia Lamù altezza inguinale. Accanto a lei la compagnella sua con tubino uguale, più o meno stesse chili, però zebrato. Chiattoncelle sbruffoncelle che si saranno fatte le foto in camera con i loro abitini animalier gemelli.

Io mi sento troppo sobria. “Domani mi compro un vestito” – penso.

Saliamo sulla torre più alta di Las Vegas che sta sopra il nostro hotel e dà là sopra restiamo a guardare la gente che si butta da sotto. Se c’è una cosa che nella vita non farò mai, e posso affermarlo con certezza, è il Bungee-Jumping. Figuriamoci  il Bungee-Jumping di notte.

Riscendiamo nel casinò, prendiamo 3 margarita al bar e ci sentiamo al tavolino come ci si siede davanti alla vasca dei pesci tropicali. Un obeso con canottiera dell’Nba ed infradito tiene per mano una bionda platinata in tacco 12 e abitino rosso. Una signora in pigiama fuma ipnotizzata davanti al rullo di una slot machine. Una mamma porta in giro tra roulette e posacenere pieni un passeggino con una bimba di due anni ancora sveglia all’una di notte.

Finiamo il Margartia e decidiamo che è arrivato anche per noi il momento di giocare. “Sì, ma come si gioca?” – ci chiediamo io e la collega. Manco il tempo di fare un’indagine esplorativa e il Capo arriva con una montagnella di fishe tra le mani che comincia a puntare sicuro sul tavolo verde mentre fa calcoli statistici sulle sequenze di numeri.  Il Capo è uno che non bevé caffè, che non fuma, che va a correre la mattina presto. Ma che ha l’indole del Giocatore d’Azzardo [#cose che puoi scoprire solo se esci il venerdì sera a Las Vegas col tuo capo].

A me la roulette mi fa paura perché devo interagire col croupier e ci sono gli altri giocatori attorno.  Io non voglio interagire con nessuno.  Scopro che ci sono slot-machine che ci puoi mettere dentro un dollaro e giocare un centesimo alla volta. Cioè puoi farti cento tiri con un dollaro. Cento tiri, un cocktail gratis di quelli che ti portano se giochi, un paio di sigarette da ciccare nel posacenere sotto la manovella. Good Night Las Vegas.

Il mattino dopo decidiamo di dedicarci quindi alla visita degli hotel di Las Vegas. Piove, ma tanto. A Las Vegas esci dalla porta dell’hotel, prendi un taxi e quello ti deposita davanti alla porta dell’altro hotel.  Hai contatto con l’aria aperta giusto due-tre metri sotto la tettoia dell’hotel. Posso finalmente mettermi le ballerine leopardate. Dentro gli hotel di Las Vegas sembra sempre notte, non ci sono punti, finestre o altro dove guardi fuori. Al massimo un cielo finto perennemente crepuscolare. Bere, mangiare, fumare, fare pipì, Puoi fare tutto a pochi metri dalle slot. Perché uscire?

Girando alle 11 di mattina in un casinò vedi tanta gente in pigiama. Mi chiedo se si siano appena alzati o abbiano fatto la notte. E’ il giorno di San Patrizio e tutti hanno collane e parrucche verdi. Secondo i colleghi io mi dovrei comprare una parrucca verde, ma non ho nessuna intenzione di comprarmi una parrucca verde. “Chi di verde si veste di sua beltà si fida”. Lo dicono sempre anche Enzo e Carla, il verde è un colore difficile. Figuriamoci quanto mi può star bene, col pallore di metà marzo, una parrucca verde prato. Procediamo. Però se trovo una parrucca rosa me la compro, giuro. Ci facciamo un giro per New York, poi ci viene fame, e quando mai, e ci fermiamo a mangiare a un buffet di quelli alla you can eat. Uno di quelli dove ti servono il cocktail Mimosa a mezzogiorno che io avevo visto solo nei film e che è l’ideale per l’acidità di stomaco post sbornia. Prosecco e succo d’arancia al posto del caffèlatte.

La mia permanenza da più di tre giorni negli States si evince dal fatto che comincio a riempiermi il piatto di verdura causa problemi di transito intestinale. Sono una ragazza molto sensibile a tali problematiche, io.

Dopo pranzo ha semsso un po’ di piovere quindi decidiamo di passeggiare sulla Strip, che è la via attorno alla quale stanno gli hotel di Las Vegas. Passeggiare per la strip è un po’ come passeggiare in mezzo al Gay Pride solo senza gay. Non mi pare che ci siano molto gay a Las Vegas.

Nota sulle squillo o presunte tali di Las Vegas
Sulla Strip di Las Vegas ci sono dei tipi che distribuiscono figurine di signorine con le stelline sui capezzoli che promettono di essere in camera tua “nude” in venti minuti. C’è anche un giornaletto catalogo, tipo Postalmarket, dove puoi scegliere. Nelle short bio di presentazione dichiarano di essere tutte studentesse all’ultimo anno di college in cerca della loro strada. Poi c’è la sezione “Mature dolls”, la sezione coppie lsebo e un solo uomo, che viene definito “guy dancer” e si chiama Ricky. I prezzi vanno da 44 a 125 dollari, credo solo per il recapito in camera. Una didascalia, sulla quarta di copertina del giornaletto, ci informa che “Prostitution is against the law in Clark County”.

C’è il negozio del merchandising M&Ms dove enormi ragazze comprano enormi felpe con le mms sopra insieme a tubi giganti di mms. Per un attimo penso di volere anche io la felpa delle mms poi rinsavisco. I ragazzi si buttano all’Hard Rock Caffè, ma io da lontano ho visto un’insegna: “Ross, dress for less”. Faccio ciao ciao con la manina a tutti e mi butto dentro.

Allora, cerchiamo di capire, ecco gli abiti da sera, fiocchi, taffettà e bustini. Quello che cercavo, perfetto. Cerchiamo di capire le taglie, ecco qua parte lo stand “Woman”, prima c’è “Junior”, devo vedere in questo woman, credo. Entra in quella sorta di alienazione che credo caratterizzi il giocatore d’azzardo. La mia concentrazione è focalizzata sull’esame di ogni singolo stand con alienazione totale da qualsiasi altro tipo di stimolo. Se riuscissi a raggiungere tali livelli di concentrazione anche al lavoro allora sì che potrei diventare una vera femmina in carriera. “Ok, prima di concentrarmi sugli abiti devo capire però che taglia devo prendere”.  Immagino che la taglia più piccola dello standino woman, la 9, sia una 38.  Afferro una 13, una 11 e una 9. Mi chiudo in camerino e nel corpetto dell’abito 9 ci vorrebbe almeno un’altra Camilla per tenerlo su.

Ok,qua c’è bisogno di un dialogo culturale e conoscitivo con gli abitanti del luogo. Esco e vado vicino a una signora magra che pare possa avere più o meno la mia taglia. “Excuse me, can you help me, i can’t undestand the size”. “You looks like me, six or seven, junior size” – Cioè, vuol dire, che io con la mia normalissima 40-42 che io mi devo comprare i vestiti del reparto bambine? Adoro l’America!

Seleziono 4 abitini pomposi tra la 6-7 size. Il problema è che non posso comprarmi un altro paio di scarpe, almeno non qua, che le scarpe sono orrende, devo trovare un vestito che stia bene con gli stivali e stivaletti che ho. Alla fine opto per un tutù blu corto che adoro per il fatto che ha il primo corpetto senza maniche che provo che sta su che una meraviglia senza bisogno dello schotch biadesivo.

Ok, ora possiamo tornare in albergo. Ah, ma qua di fronte c’è il Bellagio, dove hanno girato Ocean’s  Eleven, che non ci andiamo a fare un giro?

Il Bellagio si distingue dagli altri casinò di Las Vegas perché vuole essere una cosa chic. Non ha tante luci luccicanti. Lui vuole imitare lo stile delle ville sul Lago di Como. Fuori infatti ha anche il lago di Como. Dentro ci sono Chanel, Tiffany e tutti gli altri. La cosa bella di questi Chanel qua è che puoi entrare, guardare, provare anche e dire sorridendo alla commessa “just dreaming”. Nessuno farà una piega. Provate un po’ a dire alla commessa di Gucci a Capri che vi state specchiando con la borsa “just to dream”.

Riflessione di un mio collega sugli hotel a tema di Las Vegas.
Sono belli questi hotel. Se per esempio c’è una coppia della provincia americana che in viaggio di nozze è andata a Venezia, all’anniversario di matrimonio può tornare qua senza bisogno di andare un’altra volta fino a Venezia.
(Chissà se le gondole di Venezia a Las Vegas sono più economiche delle gondole di Venezia a Venezia).

La sera porterò in giro il mio tutù tra Parigi e l’antica Roma, ci sposeremo in una cappella deserta, mangeremo sushi col pollo fritto dentro.  Capirò perché il gioco è un vizio solitario perdendomi con tutti gli altri e  restando fino alle 3 di notte nel casinò del nostro hotel a puntare un centesimo alla volta nella slot machine.

(continua…)

Negli episodi precedenti:

Ep. 1 – San Francisco

Ep. 2 – On the road verso il sole

Ep. 3 Le Death Vally

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